Due parchi fotovoltaici da 19 MW complessivi hanno iniziato a immettere energia in rete in Piemonte, tra le province di Vercelli e Alessandria. L’annuncio arriva l’8 settembre 2026 da GreenIT. È la joint venture partecipata al 51% da Plenitude, società del gruppo Eni, e al 49% da CDP Equity. I due impianti puntano a una produzione annua di circa 30 GWh, pari al fabbisogno elettrico di oltre undicimila famiglie italiane con consumi medi. A rendere l’operazione interessante non è la taglia, ma il suolo su cui sorgono i pannelli: aree già sfruttate dall’attività estrattiva, poi bonificate e riqualificate.
Come lavorano i due impianti piemontesi
I progetti si reggono su circa 32.000 moduli fotovoltaici bifacciali ad alta efficienza. La scelta tecnica pesa sul conto economico. I moduli bifacciali raccolgono la radiazione anche dalla faccia posteriore, sfruttando la luce riflessa dal terreno. Le strutture montano poi sistemi di inseguimento solare monoassiale, che ruotano i pannelli seguendo il percorso del sole.
Il risultato è una curva di produzione più distesa lungo la giornata. Meno energia si concentra nelle ore centrali, quando l’offerta solare abbondante spinge i prezzi verso il basso sul mercato elettrico. Per un operatore che vende a mercato o tramite contratti di lungo periodo, la differenza si misura in euro per megawattora.
Il rapporto tra i 19 MW installati e i 30 GWh stimati restituisce circa 1.580 ore equivalenti di funzionamento all’anno. È un valore alto per il Nord Italia e riflette proprio l’effetto combinato di tracker e moduli bifacciali.
Perché le cave dismesse interessano agli operatori
Il fotovoltaico italiano di grande taglia si scontra da anni con due ostacoli: i tempi delle autorizzazioni e il consenso dei territori sul consumo di suolo agricolo. Costruire su un’area estrattiva già compromessa aggira entrambi i problemi. Il terreno non sottrae superficie alle coltivazioni. La riqualificazione ambientale entra nel bilancio del progetto. E l’opposizione locale si assottiglia.
Il decreto Aree idonee e il testo unico sulle rinnovabili hanno spinto in questa direzione. Le superfici degradate e le aree industriali dismesse rientrano tra quelle a percorso agevolato. GreenIT ha applicato lo schema su due siti piemontesi e li ha trasformati in poli di generazione elettrica.
Cosa arriva dopo: 30 MW in costruzione e oltre 300 MW in sviluppo
L’avvio dei due parchi non chiude la partita. La società ha in cantiere altri impianti in Campania e in Piemonte, per una capacità complessiva di circa 30 MW. L’esercizio è atteso tra la fine del 2026 e i primi mesi del 2027. Più a monte, la pipeline solare conta oltre 300 MW in fase avanzata di sviluppo.
Paolo Bellucci, amministratore delegato di GreenIT, ha dichiarato: «L’entrata in esercizio di questi due impianti segna un momento importante nel percorso di crescita di GreenIT e rafforza la nostra ambizione di affermarci come uno dei principali operatori nel settore dell’energia da fonte solare ed eolica in Italia. Questo traguardo testimonia il nostro impegno concreto nello sviluppo della produzione delle rinnovabili e nel supporto al percorso di transizione energetica del Paese».
La joint venture nasce nel 2021 con un obiettivo dichiarato di 1 GW di capacità installata. Il piano di investimenti si aggira intorno a 1,7 miliardi di euro. I fondi vanno a impianti fotovoltaici ed eolici greenfield, al repowering di impianti a fine vita e alla valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico. Rispetto a quel traguardo, i 19 MW appena accesi valgono meno del 2%.
I numeri dell’operazione a confronto
| Voce | Dato | Lettura |
|---|---|---|
| Potenza installata | circa 19 MW | taglia media per due parchi utility scale |
| Produzione annua stimata | circa 30 GWh | circa 1.580 ore equivalenti |
| Moduli | circa 32.000 bifacciali | inseguimento solare monoassiale |
| Localizzazione | province di Vercelli e Alessandria | aree estrattive bonificate |
| Impianti in costruzione | circa 30 MW | Campania e Piemonte, esercizio 2026-2027 |
| Pipeline in sviluppo | oltre 300 MW | fase avanzata |
| Obiettivo societario | 1 GW | investimenti per circa 1,7 miliardi di euro |
Nota di lettura: le ore equivalenti sono un’elaborazione della redazione sul rapporto tra potenza dichiarata e produzione attesa. Il valore serve a confrontare impianti di taglia diversa, non a stimare i ricavi.
Il conto nazionale: 47 GW installati, 79,2 GW da raggiungere
A fine luglio 2026 l’Italia disponeva di oltre 47 GW di fotovoltaico installato, con una produzione nei primi sette mesi superiore del 19,5% rispetto al 2025. Da gennaio a luglio la generazione solare nazionale ha raggiunto 33.003 GWh, contro i 27.623 GWh dello stesso periodo del 2025. Nel solo mese di luglio il fotovoltaico ha prodotto 6.709 GWh, coprendo il 20,67% della domanda elettrica.
Il PNIEC fissa per il 2030 un traguardo di 79,2 GW di fotovoltaico dentro una capacità rinnovabile complessiva di 131 GW. Restano poco più di quattro anni per aggiungere oltre 32 GW. Nel primo semestre 2026 le nuove connessioni solari si sono fermate a poco più di 3 GW, con un ritmo che l’Osservatorio Fer di Anie Rinnovabili ha descritto il 7 settembre come una sostanziale stagnazione.
Dentro questo conteggio, i 19 MW piemontesi pesano pochissimo. Contano invece come segnale sulla composizione del mercato. Le installazioni domestiche calano. Crescono gli impianti di taglia media e grande, con il commerciale, l’industriale e l’utility scale che compensano il calo del residenziale. GreenIT, con Eni da un lato e Cassa Depositi e Prestiti dall’altro, rientra in pieno in questa categoria.
I prossimi passaggi da osservare riguardano le date di allaccio degli impianti campani e piemontesi in costruzione e la conversione della pipeline da 300 MW in cantieri effettivi.


