Il Parlamento greco ha approvato, il 10 ottobre scorso, il controverso disegno di legge sulla giornata lavorativa di 13 ore. Non mancano le polemiche. Ecco perché.
La situazione dei lavoratori in Grecia e la retribuzione media
La retribuzione media in Grecia è tra le più basse nell’UE, dopo la Bulgaria; molti lavoratori accettano più impieghi per sopravvivere. L’orario di lavoro medio è di 39,8 ore settimanali, superiore alla media UE di 36 ore.
Il 6,6% degli occupati UE lavora almeno 49 ore a settimana, dato tuttavia diminuito rispetto al 9,8% del 2014. La Grecia ha la quota più alta di lavoratori con orari prolungati (12,4%).
I settori di lavoro più impegnativi sono agricoltura, silvicoltura, pesca.
Cosa prevede il nuovo disegno di legge
Il disegno di legge approvato dal Parlamento greco, promosso dal governo conservatore di Nea Dimokratia e firmato dalla ministra del Lavoro Niki Kerameos, permette ai lavoratori del settore privato di lavorare fino a 13 ore al giorno per un massimo di 37 giorni all’anno. Questo orario esteso include le normali 8 ore lavorative, un’ora di straordinario con maggiorazione del 20% e fino a 4 ore di straordinario con una maggiorazione del 40%. L’estensione oraria è consentita solo tramite un accordo volontario fra datore di lavoro e dipendente.
Il compenso per le ore extra prevede un aumento del 40% della retribuzione. La razionalizzazione del governo è che lavorando 5 ore in più in questi 37 giorni, i lavoratori coprirebbero circa 24 giorni standard di ferie, compensando così la perdita di produttività di quei giorni di riposo.
Sindacati e opposizione: “Schiavitù retribuita”
Questa legge ha suscitato forte opposizione da parte di sindacati e partiti politici, che parlano di una forma di “schiavitù retribuita” e di un arretramento verso condizioni lavorative medievali. Il governo difende la norma affermando che chi non vuole fare straordinari sarà tutelato e che si offre una maggiore flessibilità remunerata rispetto alla realtà attuale, dove molti lavoratori hanno più impieghi senza maggiorazioni salariali.
Qualche dato su produttività e ore lavorate in Europa
La produttività oraria in UE nel 2024 è cresciuta dello 0,4%, dopo un calo nel 2023.
Paesi con maggior aumento: Polonia (+4,8%), Bulgaria (+3,9%), Danimarca (+2,9%).
Paesi con crescita negativa: Italia (-1,4%), Croazia (-1,2%), Romania (-1,1%), Irlanda (-0,9%).
Lavorare più ore non equivale a maggiore ricchezza nazionale: la Scandinavia lavora meno ma è più produttiva, la Grecia lavora di più ma ha bassa produttività.
Modelli nordici e sperimentazioni
In Svezia molte aziende hanno adottato la giornata lavorativa di 6 ore pagata come 8.
In Islanda: esperimento (2015-2019) con 2.500 dipendenti pubblici, che hanno ridotto le ore di lavoro mantenendo lo stesso stipendio; oggi oltre l’86% dei lavoratori islandesi può fare lo stesso.
Paesi Bassi e Danimarca mantengono orari bassi con alta produttività.
La situazione in Italia
L’orario standard di lavoro è 40 ore settimanali, 8 ore giornaliere, estendibile a 10 ore in casi particolari.
Si registrano esperimenti limitati di settimana corta, soprattutto nel privato. A luglio 2025 la Camera ha bocciato una proposta di legge sulla settimana corta.
Cosa dice l’Ue sull’orario di lavoro
La Direttiva UE 2003 stabilisce un limite massimo di 48 ore settimanali calcolate su base annuale, straordinari inclusi. La riforma greca rispetta formalmente il limite grazie al conteggio annuale.
È comunque la prima iniziativa simile nell’UE, suscitando forti controversie.


