Pirelli, stop ai cinesi: il governo interviene con il Golden Power

Pirelli
Golden Power su Pirelli: il governo limita Sinochem e rafforza il controllo italiano. Ecco cosa cambia per azienda e mercato.

Il governo Meloni ha attivato i poteri speciali del “Golden Power” per limitare l’influenza di Sinochem, colosso statale cinese, su Pirelli. Tramite il veicolo Marco Polo International Italy (MPI), Sinochem detiene il 34,1% del capitale (diluito dal 37% precedente dopo conversione di obbligazioni equity-linked a gennaio 2026), rendendolo il primo azionista. 

Il decreto, approvato dal Consiglio dei Ministri il 9 aprile e comunicato l’11 aprile, mira a risolvere frizioni tra azionisti cinesi e italiani, tutelando l’operatività di Pirelli, specie sul mercato USA, e spingendo Sinochem verso una riduzione della quota sotto il 10%.

Limitazioni imposte a Marco Polo e Sinochem 

MPI potrà proporre in assemblea solo una lista con massimo tre candidati per il CdA (su 15 membri), di cui due indipendenti (contro gli attuali 8 su 15). Se eletti, i rappresentanti cinesi non potranno ricoprire ruoli chiave come presidente, vicepresidente o Ad, né presiedere comitati, né ottenere deleghe gestionali o poteri su strategie industriali e finanziarie. Sinochem deve garantire piena autonomia a Pirelli, rifiutando iniziative da SASAC (l’ente cinese che supervisiona aziende statali), inclusa condivisione di dati sensibili o trasferimenti di tecnologie.

Obblighi per Pirelli

Pirelli deve respingere qualsiasi proposta gestionale da entità legate a SASAC, come condivisione di info sensibili, trasferimento di beni ICT o dati dal Cyber Tyre: si tratta della tecnologia proprietaria che trasforma lo pneumatico in sensore per monitorare stato gomme, abitudini guida, condizioni stradali e altro. Il Golden Power conferma Pirelli tra le imprese strategiche nazionali.

L’obiettivo: limitare il potere cinese in Pirelli 

Le prescrizioni durano finché MPI supera il 9,99%. Qualsiasi vendita di azioni va comunicata al Mimit e non può favorire entità collegate a SASAC. L’operazione spinge Sinochem all’uscita, eliminando ostacoli strategici e rischi per asset sensibili.

Prossimi passi e implicazioni 

Il CdA Pirelli del 16 aprile prossimo approverà il bilancio 2025 e convocherà l’assemblea del 25 giugno per rinnovare il board, dove Sinochem limiterà i suoi consiglieri a tre. 

Il provvedimento rafforza il controllo italiano su un’azienda iconica del nostro Paese, priorizzando sicurezza nazionale e innovazione in un contesto di tensioni geopolitiche con la Cina. Palazzo Chigi segnala così fermezza su investimenti stranieri in settori critici.

Pirelli negli anni recenti 

Negli ultimi anni Pirelli ha avuto un andamento nel complesso positivo sul piano industriale e dei conti, ma con una crescente tensione sul fronte societario e geopolitico, soprattutto per la presenza di Sinochem nell’azionariato e per i vincoli legati al mercato statunitense. I numeri mostrano una società che ha tenuto bene: nel 2021 i ricavi sono stati sopra i 5,3 miliardi di euro, nel 2022 sono saliti a 6,62 miliardi, nel 2023 a 6,65 miliardi e nel 2024 a 6,773 miliardi, con utile netto 2024 pari a 501,1 milioni di euro.

Pirelli, inoltre, ha rafforzato il posizionamento sui pneumatici “high value”, cioè prodotti più premium e più redditizi, con margini in miglioramento. 

Il 2025, per quanto qui conti l’ultimo dato disponibile e non il consuntivo finale, è stato impostato su una crescita della redditività: a febbraio 2026 Pirelli ha comunicato ricavi 2025 pari a 6,776 miliardi, crescita organica del 4,2% e utile netto a 530,7 milioni. Questo segnala una continuità di performance, nonostante il contesto di dazi, cambi e pressioni sui costi. 

L’ingresso cinese nella società risale al 2015, quando ChemChina acquistò Pirelli in un’operazione da circa 7,1 miliardi di euro. La logica industriale era doppia: per i cinesi significava accedere a tecnologie avanzate, soprattutto nel segmento premium, mentre Pirelli otteneva un partner forte per crescere in Cina e in Asia. 

La nuova architettura azionaria passò attraverso Marco Polo International, il veicolo creato per l’operazione, dopo che il precedente assetto con Rosneft era saltato nel 2014. In pratica, l’ingresso cinese fu presentato come una partnership industriale e finanziaria, non solo come una semplice acquisizione di capitale. 

Per alcuni anni la presenza cinese è stata relativamente compatibile con la gestione italiana, ma il quadro si è complicato con il tempo. Le tensioni sono emerse soprattutto quando Pirelli ha cercato di proteggere la propria autonomia strategica e le proprie tecnologie, mentre Sinochem ha mantenuto una quota molto rilevante nel capitale. 

Nel 2025 si è arrivati a una fase di forte contenzioso sul tema del controllo, con letture divergenti tra gli azionisti italiani e Marco Polo International Italy. Il nodo non era solo societario, ma anche regolatorio: la presenza di un grande socio riconducibile allo Stato cinese poteva creare ostacoli in mercati sensibili, in particolare negli Stati Uniti. 

Oggi il governo italiano sta cercando di ridimensionarne la presenza cinese in Pirelli per preservare autonomia e strategia del gruppo. 

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