La global minimum tax: un freno alla libertà economica, alla concorrenza e all’innovazione

global minimum tax
Il ritiro di Donald Trump dall’accordo OCSE sulla tassa minima globale segna un ritorno ai principi del libero mercato, sostenuti da Milton Friedman, per favorire crescita e innovazione.

La decisione di Donald Trump di ritirarsi dall’accordo OCSE sulla tassa minima globale rappresenta un passo importante verso il ripristino dei principi fondamentali del libero mercato e della concorrenza fiscale, come insegnato dal Premio Nobel Milton Friedman.

L’accordo OCSE prevede un’aliquota minima del 15% sulle multinazionali e una tassa sui servizi digitali, ma una tale misura non solo limita la sovranità fiscale dei singoli Stati, ma agisce anche come un freno alla crescita economica e all’innovazione. Friedman sosteneva che la libertà economica è il pilastro su cui si fonda il progresso. Forzare i Paesi ad applicare un’aliquota minima significa di fatto soffocare quella competizione fiscale che consente agli Stati di attrarre investimenti e di offrire un ambiente favorevole alle imprese.

La concorrenza è essenziale per migliorare l’efficienza e favorire l’innovazione. La global minimum tax elimina questa competizione, livellando verso l’alto il carico fiscale per le imprese. Questo porta a un effetto distorsivo: anziché competere offrendo migliori infrastrutture, incentivi e condizioni di mercato, i Paesi sono costretti a uniformarsi, penalizzando quelli che cercano di crescere tramite politiche fiscali flessibili.

La competizione fiscale, al contrario, consente ai Paesi meno sviluppati di attrarre capitali internazionali e accelerare la loro crescita economica. Un modello che potremo o dovremmo sfruttare anche noi. La tassa minima globale rischia di creare una barriera artificiale che protegge i grandi Stati a discapito delle economie emergenti.

Un altro punto critico riguarda l’aumento della burocrazia. Gli interventi governativi invasivi nell’economia, e la tassa globale rappresentano un esempio lampante di come la politica possa creare ostacoli inutili. Per gestire una tassa di questo tipo, le aziende sono obbligate a rispettare una rete intricata di regolamentazioni internazionali, aumentando i costi operativi e limitando la loro capacità di innovare e crescere.

Friedman ci ricordava che ogni tassa, alla fine, ricade sui consumatori. Le multinazionali, per compensare l’aumento della pressione fiscale, aumenteranno i prezzi dei loro prodotti o ridurranno gli investimenti in ricerca e sviluppo. Questo non solo penalizza i consumatori, ma rischia anche di rallentare il progresso tecnologico e l’innovazione, specialmente in settori come quello digitale, dove la concorrenza è il motore del progresso.

Infine, la tassa globale ignora una realtà fondamentale: i capitali sono mobili. Le imprese possono facilmente spostare le loro attività in giurisdizioni più favorevoli o diversificare le loro operazioni per ridurre il carico fiscale. Questo rende la misura non solo inefficace, ma anche dannosa per le economie che la implementano.

La decisione di Trump di abbandonare l’accordo OCSE sulla global minimum tax rappresenta un ritorno ai principi di libero mercato e alla fiducia nella capacità delle economie di autoregolarsi. Seguendo il pensiero di Milton Friedman, è chiaro che un’economia libera e competitiva è la migliore strada per garantire crescita, innovazione e prosperità per tutti.

I governi, anche il nostro, dovrebbero concentrarsi sul creare condizioni di mercato favorevoli, riducendo la burocrazia e incentivando la concorrenza, piuttosto che imporre restrizioni globali che rischiano di soffocare il dinamismo economico. Il rifiuto della global minimum tax non è solo una scelta pragmatica a cui l’Italia dovrebbe aderire, ma anche un’affermazione dei valori fondamentali della libertà economica.

Ezio Stellato

Dopo una laurea in Economia e Commercio conseguita presso l’Università Federico II di Napoli, Ezio consegue una laurea magistrale in Scienze Economiche e una laurea magistrale in Giurisprudenza. Ha conseguito un Master di I Livello in Gestione delle Imprese e Società che si aggiunge al Master in Politica, Comunicazione, Public Affairs e Lobbying e ai due master in Diritto Tributario della Scuola di Formazione IPSOA di Napoli. Inizia la carriera professionale come contabile, e presto passa al ramo della consulenza aziendale e tributaria (specialista in tax&tax litigation). Dopo due esperienze presso lo Studio Professionale Fiorentini ed Alenia, diviene Advisor Tributario, con un focus sulle PMI con fatturati tra i 10 ed i 100 milioni di euro. E’ altresì curatore fallimentare ed esperto iscritto all’albo della Crisi d’Impresa e consigliere di OdV sul territorio nazionale di aziende con fatturato da grandi contribuenti. Oggi ricopre cariche di Amministrazione in società private e ruoli strategici nella PA. È in carica come Presidente del c.d.a della Factory Tax società di consulenza con sedi sul territorio nazionale e Presidente Centro Studi Fiscalità Internazionale di Milano. È Advisor e Responsabile del dipartimento Giustizia dell’Istituto Milton Friedman. Ha al suo attivo incarichi accademici presso UniCampania e UniPegaso , professore aggiunto di diritto tributario , autore di pubblicazioni scientifiche, di stampa nazionale e partecipazione in manuali concernenti il diritto tributario, oltre che in numerosi convegni.

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