Global Minimum Tax: un’idea ambiziosa che fatica a decollare

La Global Minimum Tax, pensata per tassare equamente le multinazionali, incontra resistenze politiche, deroghe e scarsi risultati. A tre anni dall’accordo, l’efficacia della riforma è in dubbio e i Paesi in via di sviluppo rischiano di restare esclusi.

Negli ultimi anni, la Global Minimum Tax (GMT) è stata accolta come una riforma storica della fiscalità internazionale. Promossa dall’OCSE e sostenuta dai paesi del G20, la misura ha introdotto l’idea di un’aliquota minima del 15% per le grandi multinazionali. L’obiettivo? Contrastare il dumping fiscale e limitare la delocalizzazione dei profitti verso i paradisi fiscali.

Tuttavia, a tre anni dalla firma dell’accordo, crescono i dubbi sulla sua effettiva efficacia.

I due pilastri della riforma

La riforma si articola in due pilastri fondamentali:

  • Pillar One: redistribuire una quota dei profitti delle multinazionali nei Paesi in cui realizzano i ricavi, indipendentemente dalla sede fiscale.
  • Pillar Two: applicare un’aliquota minima del 15% sui profitti delle multinazionali con un fatturato superiore a 750 milioni di euro.

I limiti dell’applicazione concreta

Nonostante le intenzioni ambiziose, l’attuazione pratica della Global Minimum Tax sta incontrando numerosi ostacoli:

  • Disomogeneità tra gli Stati: Paesi come Irlanda e Ungheria hanno ritardato o ammorbidito l’applicazione per difendere la propria attrattività fiscale.
  • Deroghe e carve-out: Il sistema prevede numerose eccezioni e strumenti che permettono alle multinazionali di abbattere l’imposizione effettiva.
  • Nessuna sanzione reale: L’assenza di misure punitive per i Paesi che non applicano la riforma o che offrono alternative fiscali rappresenta un punto debole cruciale.
  • Fuga in avanti nella competizione fiscale: Molti governi stanno trovando nuovi strumenti per attrarre investimenti, come generosi crediti d’imposta e agevolazioni sugli investimenti.

Le entrate fiscali deludono le aspettative

Secondo le stime iniziali, la Global Minimum Tax avrebbe dovuto generare entrate per circa 150 miliardi di dollari l’anno a livello globale. Tuttavia, analisi più recenti indicano che gli incassi effettivi saranno sensibilmente inferiori.

Il paradosso è che i Paesi in via di sviluppo, che avrebbero dovuto trarre maggiore beneficio dalla riforma, rischiano invece di restare esclusi o di ricevere una quota marginale dei proventi.

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