Dal palco del Forum Teha di Cernobbio, alla 52ª edizione organizzata da Teha Group a Villa d’Este, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha tracciato un bilancio prudente ma non privo di soddisfazione dei conti pubblici italiani, toccando i temi della crescita, della stabilità finanziaria, del calo demografico e del rapporto tra sovranismo e responsabilità di governo. Un intervento arrivato mentre l’esecutivo lavora alla nuova Legge di Bilancio, in un contesto internazionale segnato da guerre commerciali, tensioni in Medio Oriente e mercati finanziari nervosi.
Il Pil sale ma senza proclami
Sul fronte della crescita, Giorgetti ha rivendicato numeri migliori delle attese iniziali: “L’economia italiana si è dimostrata relativamente resiliente, nel senso che noi abbiamo fatto delle valutazioni molto prudenziali per quanto riguarda la crescita, tenuto conto sia dell’impatto della guerra commerciale dei dazi, sia evidentemente dell’impatto della crisi del Medio Oriente”. E ha aggiunto: “Rispetto alla crescita dello 0,6% che avevamo messo nel documento di finanza pubblica, oggi, per ora, abbiamo acquisito lo 0,8%, e se le cose vanno come da indicatori potremmo avvicinarci anche all’1%”.
Il ministro ha collegato questi risultati alla gestione del debito pubblico degli ultimi anni: “La stabilità finanziaria che abbiamo conseguito in questi anni in termini di capacità di gestione del debito pubblico sicuramente ci ha consegnato la capacità di affrontare con diverso atteggiamento la tempesta che si sta profilando sul mercato dei bond dei tassi di interesse a lungo termine”.
“La barca è rimasta in galleggiamento”
È forse la frase più citata dell’intervento di Giorgetti: “Non siamo stati dei fenomeni, ma la barca è rimasta in galleggiamento”. Un’espressione che il ministro ha voluto legare al ricordo del suo primo intervento a Cernobbio da titolare dell’Economia, sottolineando come il giudizio sull’Italia sia oggi più positivo fuori dai confini che al proprio interno: “L’Italia è molto più rispettata all’estero che in casa”.
Sul tema della fiducia dei mercati, Giorgetti ha spiegato la logica che guida la sua prudenza: l’Italia torna periodicamente a collocare titoli di Stato, e la fiducia degli investitori — ha fatto intendere — non è mai scontata quando il debito è elevato.
“Sono un sovranista pragmatico”
Giorgetti si è definito con un’espressione destinata a far discutere: “Sono un sovranista pragmatico ed è una definizione di cui vado molto fiero”. Il ministro ha precisato il senso di questa etichetta collegandola proprio alla gestione dei conti pubblici: “Riuscire a gestire il debito pubblico in questo modo” è “una dimostrazione di sovranismo pragmatico”. E ha concluso: “Si può essere sovranisti facendo i fatti, e questo mi sembra la cosa più importante”.
Una posizione che, nel clima del Forum, è apparsa anche come una presa di distanza dalle richieste di maggiore flessibilità sui conti pubblici avanzate nelle ultime settimane da Matteo Salvini, e che si è inserita in un dibattito acceso con l’ex generale Roberto Vannacci sul significato stesso di sovranismo.
Il “deserto demografico” e l’allarme sui talenti
Non solo economia: Giorgetti ha dedicato ampio spazio al tema demografico, definendolo una priorità della prossima manovra. “Il deserto demografico bussa alla porta, occorre fare investimenti e sicuramente la Legge di Bilancio dovrà dare un occhio di riguardo a questo aspetto”, ha dichiarato, spiegando che “la variabile demografica è un tema particolarmente serio e pesa sia sull’andamento del Pil, sia sulla produttività”. Per affrontarla, il ministro ha annunciato che il governo dovrà “prevedere anche regole per richiamare i talenti”, aprendo a possibili misure per attrarre competenze dall’estero o favorire il rientro di chi è emigrato.
L’appello agli imprenditori: “I salari sono un investimento”
Giorgetti ha inoltre richiamato all’ordine il mondo imprenditoriale sul tema delle retribuzioni, chiedendo un maggiore impegno diretto delle aziende per rilanciare la produttività: “Sul tema delle retribuzioni non ci può essere solo il governo, che può fare la sua parte in termini di incentivi fiscali e contributivi, ma ci devono essere anche gli imprenditori, che devono vedere i salari come una delle prime forme di investimento per far ripartire il ciclo”.
Il 22 settembre prossimo banco di prova
Un passaggio chiave per i conti pubblici italiani arriverà tra pochi giorni: il 22 settembre sarà infatti possibile verificare se il rapporto deficit/Pil resterà sopra o scenderà sotto la soglia del 3% fissata dalle regole europee, con conseguenze dirette sulla permanenza dell’Italia nella procedura d’infrazione. Un tassello che si aggiunge al quadro delineato a Cernobbio e che accompagnerà la stesura della prossima Legge di Bilancio, chiamata a coniugare — nelle parole dello stesso Giorgetti — prudenza sui conti e risposte concrete su natalità, lavoro e crescita.


