Gli italiani giocano di più e nonostante questo lo Stato perde miliardi favorendo con regole assurde e inique alcuni giochi rispetto ad altri.
In un momento storico in cui lo Stato fatica a trovare risorse per sanità, scuola, sicurezza e servizi essenziali, è paradossale – se non scandaloso – che venga scelta consapevolmente una strada che comporta una perdita secca di gettito fiscale.
È il caso delle slot machine e delle videolottery (VLT), sempre più penalizzate da norme restrittive e una tassazione sproporzionata rispetto ad altre forme di gioco. Una scelta che, di fatto, avvantaggia in modo diretto alcuni segmenti – come il gioco online e i gratta e vinci – a discapito di quelli più tracciabili e storicamente più redditizi per le casse pubbliche.
Mentre il mercato del gioco cresce (+6,7% di raccolta nel 2024), le entrate fiscali diminuiscono. Solo lo scorso anno, lo Stato ha perso circa 200 milioni di euro nonostante un aumento delle giocate e della spesa complessiva dei cittadini. Il perché è semplice: le persone continuano a giocare, ma vengono spinte – proprio da queste scelte normative – verso prodotti meno tassati o addirittura verso canali illegali.
Il risultato? Una riduzione del 23% nel volume di giocate su slot e VLT negli ultimi anni, e un crollo del gettito fiscale del 16%, con oltre un miliardo di euro evaporato. Il tutto mentre si mantengono in vigore limiti come il distanziometro e le chiusure orarie imposte da molti Comuni, applicati quasi esclusivamente a bar e sale con slot, lasciando invece completamente liberi gli altri giochi, soprattutto quelli online, che non solo sono meno regolamentati, ma anche molto meno redditizi per l’Erario.
È come se lo Stato, anziché cercare di regolare in modo equilibrato l’intero comparto del gioco, avesse deciso di sacrificare un settore controllato, tecnologicamente avanzato e storicamente fonte primaria di entrate, senza una reale strategia alternativa. Un autogol che fa male a tutti: ai lavoratori del settore, ai piccoli esercenti, ai territori, ma soprattutto ai cittadini, che vedono lo Stato rinunciare a miliardi in nome di una presunta moralizzazione che non riduce il gioco, ma lo sposta altrove.
E allora viene da chiedersi: com’è possibile che nessuno sollevi la questione? Perché non si parla apertamente di una politica che, nel migliore dei casi, è miope e, nel peggiore, favorisce consapevolmente alcuni modelli di gioco rispetto ad altri? In un Paese dove si fatica a trovare risorse per tutto, ignorare queste scelte è una responsabilità che non può più essere taciuta.
Una riforma del settore è attesa da anni, ma finché non si metterà al centro il principio di equità – fiscale e normativa – lo Stato continuerà a perdere entrate, i cittadini continueranno a essere mal protetti e il gioco illegale continuerà a prosperare. La domanda non è più se intervenire, ma quanto ancora possiamo permetterci di non farlo.
Ezio Stellato

Dopo una laurea in Economia e Commercio conseguita presso l’Università Federico II di Napoli, Ezio consegue una laurea magistrale in Scienze Economiche e una laurea magistrale in Giurisprudenza. Ha conseguito un Master di I Livello in Gestione delle Imprese e Società che si aggiunge al Master in Politica, Comunicazione, Public Affairs e Lobbying e ai due master in Diritto Tributario della Scuola di Formazione IPSOA di Napoli. Inizia la carriera professionale come contabile, e presto passa al ramo della consulenza aziendale e tributaria (specialista in tax&tax litigation). Dopo due esperienze presso lo Studio Professionale Fiorentini ed Alenia, diviene Advisor Tributario, con un focus sulle PMI con fatturati tra i 10 ed i 100 milioni di euro. E’ altresì curatore fallimentare ed esperto iscritto all’albo della Crisi d’Impresa e consigliere di OdV sul territorio nazionale di aziende con fatturato da grandi contribuenti. Oggi ricopre cariche di Amministrazione in società private e ruoli strategici nella PA. È in carica come Presidente del c.d.a della Factory Tax società di consulenza con sedi sul territorio nazionale e Presidente Centro Studi Fiscalità Internazionale di Milano. È Advisor e Responsabile del dipartimento Giustizia dell’Istituto Milton Friedman. Ha al suo attivo incarichi accademici presso UniCampania e UniPegaso , professore aggiunto di diritto tributario , autore di pubblicazioni scientifiche, di stampa nazionale e partecipazione in manuali concernenti il diritto tributario, oltre che in numerosi convegni.


