Giada Tong Chen: “La Cina non è una minaccia ma un possibile alleato commerciale”

Giada Tong Chen
Intervista di Capitalist a Giada Tong Chen, imprenditrice italo-cinese tra moda, finanza e consulenza internazionale.

A soli trent’anni, Giada Tong Chen rappresenta una nuova generazione di imprenditrici capaci di muoversi con naturalezza tra mondi solo apparentemente lontani. Moda, finanza e consulenza internazionali si incontrano nel suo percorso personale e professionale, costruito con metodo, studio e visione globale.

Imprenditrice e modella italo-cinese, inserita nella classifica “30 Under 30” di Entrepreneur tra i talenti femminili più promettenti, Giada Tong Chen ha trasformato un background in Business & Administration e un MBA conseguito a Milano alla Business School, Il Sole 24 Ore. Nata a Bologna nel 1995, oggi guida un gruppo di società attive nella consulenza strategica e nelle acquisizioni cross-border per fondi internazionali, con un focus crescente su Asia ed Europa.

In questa intervista racconta il suo percorso, le sfide di una giovane donna nel mondo degli affari globali e la sua idea di leadership, dove eleganza e rigore non sono opposti, ma alleati.

Ci racconta le sue origini e il suo percorso personale? In che modo il contesto in cui è cresciuta e le sue radici culturali hanno influenzato la sua formazione, sia sul piano umano sia su quello professionale?

Nata a Bologna e cresciuta in Cina fino all’età di sei anni, ho conosciuto i miei genitori per la prima volta proprio a sei anni, dopo un lungo periodo in cui li sentivo solo tramite chiamate. I miei genitori erano la tipica famiglia che lavorava sette giorni su sette e non aveva il tempo di seguirmi da vicino: sono cresciuta con i miei nonni e con una tata. Ho frequentato il liceo seguendo le lezioni di giorno e lavorando la sera.

La mia formazione è stata fortemente influenzata da un ambiente familiare caratterizzato da aspettative molto elevate e da una costante competizione con i miei coetanei. Questo, probabilmente, ha instillato in me l’idea di dover eccellere in ogni ambito per essere considerata all’altezza.

A diciassette anni sono uscita di casa. A 16 anni ho lavorato come cameriera in un ristorante e, a diciotto anni, ho iniziato a pagarmi gli studi universitari, in quanto la mia famiglia era indirizzata nel proseguimento dei business di famiglia. Io, però, lo sentivo limitante e desideravo costruire qualcosa di mio. Così, appena trasferita, ho trovato lavoro al Casinò di Venezia e da lì ho iniziato davvero a mantenermi in autonomia.

Come ha iniziato la sua carriera nel mondo della moda e in che modo ha trasformato questa passione, in un solido percorso imprenditoriale?

All’età di sedici anni lavoravo già con alcune agenzie di moda ed ero affiancata da un agente. A diciassette anni ho fatto la mia prima apparizione su Vogue. In quel periodo mi dedicavo alla moda per una scelta principalmente funzionale: mi serviva per guadagnare e finanziare la mia formazione. Non perché i miei genitori non potessero permetterselo, ma perché sono sempre stati molto rigidi, con una mentalità probabilmente molto cinese, improntata al doversi guadagnare tutto, essendo stat anche perché loro stessi self-made.

Ho sempre vissuto con la sensazione di dover correre, come se fossi in una costante gara con me stessa. Mi sono spesso detta che il mio peggior nemico ero proprio io, capace talvolta di autosabotarmi.

Allo stesso tempo, credo che la rigidità dei miei genitori mi abbia aiutata ad uscire dalla mia comfort zone e a fare esperienze anche all’estero. Questo ha rappresentato una vera svolta nella mia carriera, perché mi ha permesso di entrare in contatto con realtà molto diverse tra loro e di sedermi a tavoli di negoziazione importanti.

La sua vita professionale è divisa tra Europa e Asia. Se Milano rappresenta la capitale dell’imprenditoria e del Made in Italy, Shanghai è il motore dell’innovazione e dell’espansione internazionale?

No, assolutamente. Esistono molte altre città che oggi rappresentano il vero motore dell’innovazione e dell’espansione globale. In ogni caso, la Cina è estremamente preparata: ha già una visione chiara delle mosse future, che si tratti dell’Africa, di Taiwan o delle nuove rotte commerciali globali. È una macchina che non può essere sottovalutata, capace di ragionare sul lungo periodo.

Il momento storico che stiamo vivendo obbliga ad alzare lo sguardo e a pensare per scenari, sempre più spesso su scala internazionale, tenendo conto anche della complessità della situazione geopolitica.

Quali sono le principali opportunità e criticità nei rapporti economici e imprenditoriali tra Italia e Cina? E quanto conta il dialogo interculturale nell’ambito del business?

La principale criticità che vedo riguarda il dialogo, che richiede una profonda comprensione reciproca. L’Italia probabilmente nell’ultimo periodo percepisce la Cina quasi come una minaccia, un Paese che potrebbe “comprare” il nostro territorio e le nostre eccellenze. Ma io non la vedo cosi; resta comunque la più grande realtà manifatturiera al mondo per peso demografico e capacità industriale, elementi che la rendono difficilmente sostituibile in uno scenario di commercio e politica internazionale.

Per questo ritengo credo in un dialogo solido e costruttivo, orientato allo sviluppo di politiche industriali strutturate e ad una sinergia sempre più automatizzata, nella quale la qualità del Made in Italy e la sostenibilità italiana continuino a rappresentare un esempio virtuoso e un modello da seguire.

Lei è sempre in giro per il mondo, c’è uno Stato in cui preferisce vivere e operare professionalmente? E cosa lo rende speciale? 

Al momento non so indicare un Paese in cui preferirei vivere. So che l’Italia è senza dubbio un Paese straordinario per ciò che offre, anche se può presentare pecche sul lato burocratico. Detto ciò, oggi non sento di avere un luogo preciso che considero “casa” in senso esclusivo.

Amo viaggiare in Asia per lavoro, perché ritengo che lì si respiri un’energia profonda, dinamica e orientata al futuro.

Di cosa si occupa oggi e quali sono i suoi progetti da imprenditrice?

Attualmente opero in diversi ambiti. Mi occupo di attività finanziarie legate ad acquisizioni da parte di fondi, di operazioni di finanza strutturata e di consulenza aziendale, in particolare nel settore dei tax credit.

Parallelamente, sto lavorando ad una start-up che di mi auguro di lanciare quest’anno.

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