“Denied” in rosso: l’odissea di Gennaro Giudetti, operatore ONU, espulso da Gaza

Gennaro Giudetti
Gennaro Giudetti, operatore umanitario dell’ONU, racconta a Capitalist.it qual è la situazione nella Striscia di Gaza.

“A Gaza non ci entri più“. Così, senza spiegazioni, è stata negata l’entrata nella Striscia a Gennaro Giudetti, operatore umanitario delle Nazioni Unite, con un semplice “Denied” segnato in rosso accanto al suo nome.

Espulso, senza appello, mentre stava svolgendo una missione ufficiale dell’ONU. Come lui, anche il capo medico, il capo della sicurezza e il responsabile ufficio: tutti esclusi da Israele.

Giudetti ha raccontato a Capitalist l’iter per entrare in quella terra martoriata: un convoglio speciale dalla Giordania, pullman scortati che non si fermano mai, controlli israeliani rigidissimi. Eppure, anche senza toccare fisicamente il suolo israeliano, è proprio Tel Aviv a decidere chi può passare.

 “Non ti dicono per quanto sei espulso, ma potrebbe essere anche per 100 anni“. Eppure, Gennaro Guidetti, 29 anni di Taranto, era lì per portare farmaci, evacuare ospedali prima dei bombardamenti, salvare vite. 

“Hanno bombardato il nostro magazzino umanitario tre volte. Hanno bombardato casa mia. Gli ospedali in cui lavoravamo. Tutto ciò che non dovrebbe mai essere toccato, l’hanno colpito”. Gaza oggi è annientata. Le parole di Gennaro sono un atto di accusa e una testimonianza necessaria. 

“Hanno distrutto scuole, università, ospedali, strade. Hanno reso la Striscia invivibile. Il 98,5% dei terreni agricoli è inutilizzabile. Perfino le reti elettriche, idriche e gli impianti per i rifiuti sono stati rasi al suolo. Ma ciò che colpisce di più è ciò che non si può vedere. L’odore del sangue, la puzza dei morti, i rumori dei bombardamenti. I bambini soli per strada, feriti, senza genitori. Alcuni li abbiamo caricati sul cofano delle auto, pieni di sangue. Non potevamo scendere, altrimenti sparavano anche a noi”.

 Accusati di essere “pagati da Hamas”. Questa, la giustificazione data da Israele per impedire l’accesso agli operatori umanitari. “Ma allora anche Amnesty, Medici Senza Frontiere, la Croce Rossa sarebbero Hamas? È una follia che serve solo a screditare”. 

Un’accusa che, nelle parole di Guidetti, “non funziona più”.

“Il dato più sconvolgente? L’80% della popolazione israeliana ritiene giusto uccidere i bambini palestinesi. Questo è un popolo che ha bisogno di essere fermato. È pericoloso. E l’Occidente? Tace. Gli Stati Uniti? Appoggiano solo fino a un certo punto, ma nessuno impone vere linee rosse”. 

Guidetti, ora, è senza lavoro. Il contratto con l’ONU è saltato con l’espulsione. Ma non intende fermarsi. “Farò un documentario, un libro. Parlerò ovunque. È troppo importante far sapere cosa succede davvero a Gaza. Anche nelle università, tra i giovani. Perché questa storia non può restare sepolta sotto le macerie”. 

I palestinesi?  “Li pieghi, ma non li spezzi. Si adattano. Producono carburante in casa, si organizzano con cucine di quartiere, ricostruiscono con nulla. Sono nati e cresciuti nell’occupazione. E sanno sopravvivere a tutto. Non se ne andranno. Non saranno sconfitti”. 

La testimonianza di Gennaro Giudetti è un racconto crudo, essenziale, necessario. Un punto di vista scomodo che non troverete nei report ufficiali. Ma che va ascoltato e ricordato.

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