Il Gabibbo non si tocca. Una maschera. Un personaggio amato da tutti. Una grande e geniale invenzione di Antonio Ricci (il papà di Striscia la notizia). Rappresenta non solo il Tg satirico di Canale 5, ma anche tutto il mondo che c’è dietro: l’universo genovese da cui ha origine, la voce inconfondibile, il modo di ballare e muoversi.
Ora il portale Treccani.it dedica un approfondimento al personaggio del programma di Mediaset. Lo definisce “una sorta di Arlecchino postindustriale che non ride più del padrone ma di sé stesso: una figura che non deride più il potere ma finisce per incorporarne i meccanismi, restituendo l’immagine di un pubblico indignato, moralista e impotente“.
La storia del Gabibbo
“Habibi”, nome di battesimo eritreo molto diffuso nel porto di Massaua. Il Gabibbo è un personaggio creato da Antonio Ricci, prendendo spunto dall’adattamento dialettale dei marinai genovesi – Gabibbu. Il portale Treccani.it lo descrive come “un briccone disimpegnato”, “un sabotatore di superficie”, un buffone ormai del tutto inserito nelle logiche del palinsesto, dentro il quale Striscia la notizia occupa una posizione liminale, sospesa tra informazione e intrattenimento, giornalismo e spettacolo.
Come ricostruisce Giovanni Padua nel suo articolo, il termine assunse una valenza spregiativa, evocando una “catena concettuale deformata, razzista, paternalista e classista” da cui nasce appunto il personaggio di Ricci: la sua voce, il lessico deformato, il “grammelot barbaro” e la sua fisicità grottesca diventano gli strumenti di una televisione che mette in scena il moralismo nazionale e insieme lo svuota, riducendolo a gesto automatico.
Le parole di Antonio Ricci
“Il Gabibbo – come ha dichiarato lo stesso Ricci – è un essere abietto, è il populista più schifoso, un pupazzo ignobile”: un Pulcinella diventato amato dal pubblico. Amatissimo. Insostituibile.


