Alle 14:30 italiane di oggi, 9 marzo, si è conclusa la riunione in videoconferenza dei ministri delle Finanze del G7 convocata d’emergenza per rispondere alla crisi energetica provocata dalla guerra in Medio Oriente. Il petrolio Brent aveva toccato 119 dollari al barile nella notte — livelli che non si vedevano dal 2022 — e la domanda sul tavolo era una sola: liberare adesso le riserve strategiche, oppure aspettare?
La risposta è stata: aspettare. I ministri delle Finanze del G7 hanno affermato di essere pronti a intervenire con ogni misura necessaria per sostenere l’offerta energetica mondiale, inclusa la possibilità di rilasciare petrolio dalle riserve strategiche. “Continueremo a monitorare da vicino la situazione e gli sviluppi sui mercati energetici e ci riuniremo ogni volta che sarà necessario per scambiare informazioni e coordinare le nostre azioni all’interno del G7 e con i partner internazionali”, si legge nella nota del gruppo. “Siamo pronti ad adottare le misure necessarie, anche per sostenere l’approvvigionamento energetico globale, come il rilascio delle scorte”,
Ma il rilascio, per ora, non c’è stato. Un funzionario del G7 che segue le trattative ha detto a Reuters: “C’era un ampio consenso in questo senso. Non è che qualcuno fosse contrario; è solo una questione di tempistica. Serve maggiore analisi”. Lo stesso funzionario ha precisato che “a mio avviso la decisione finale spetterà ai leader”. I ministri dell’Energia del G7 terranno una teleconferenza martedì, i leader si riuniranno più avanti nel corso della settimana.
Il ministro delle Finanze francese Roland Lescure, a Bruxelles per l’Eurogruppo, aveva anticipato la posizione prima ancora della riunione: “Non siamo ancora a quel punto”, aveva detto sull’utilizzo delle scorte strategiche. “Siamo pronti ad adottare tutte le misure necessarie, anche ricorrendo alle riserve strategiche, al fine di stabilizzare i mercati. Continueremo a esaminare attentamente il modo in cui possiamo stabilizzare l’insieme dei flussi e l’intero mercato”.
Hormuz in cifre: oggi 157 navi ferme, solo 2 in transito
Mentre il G7 deliberava, le navi continuavano ad aspettare. Secondo la piattaforma che monitora in diretta lo Stretto di Hormuz, oggi sono ferme 157 imbarcazioni, di cui 98 petroliere. Nelle ultime 24 ore ne sono transitate soltanto due, contro una media giornaliera di 60. Il dato fotografa in modo concreto l’entità della paralisi: non si tratta di un rallentamento, ma di un blocco quasi totale.
È in questo contesto che va letta la decisione del G7 di non agire ancora. Gli analisti di Barclays stimano un ulteriore rialzo del Brent fino a 120 dollari al barile nel caso in cui la situazione attuale “dovesse persistere per un altro paio di settimane”. Giovanni Staunovo, analista di UBS, è stato più diretto: “Le alternative sono limitate, come attingere alle riserve strategiche di petrolio, ma in confronto alla potenziale entità dell’interruzione dell’offerta se lo Stretto restasse chiuso più a lungo, sarebbero una goccia nell’oceano”.
C’è un secondo fattore che i mercati hanno incorporato nella giornata di lunedì: la nomina di Mojtaba Khamenei, figlio di Ali Khamenei, come nuova Guida Suprema dell’Iran. Il segnale letto dagli analisti è univoco: i conservatori restano al comando a Teheran, una settimana dopo l’inizio del conflitto con Stati Uniti e Israele. Non è un segnale di apertura verso trattative a breve termine.
Le riserve strategiche G7 — quanto ha ciascun Paese
| Paese | Riserve strategiche (barili) | Note |
|---|---|---|
| Stati Uniti | ~415 milioni | Strategic Petroleum Reserve (SPR) |
| Giappone | ~260 milioni | Obbligo per 90 giorni |
| Germania | ~85,7 milioni (12,6 Mt) | Maggiore quota europea G7 |
| Francia | ~34,7 milioni (5,1 Mt) | Presidenza di turno G7 |
| Regno Unito | Equivalente 90 giorni consumo | Scorte obbligatorie private |
| Italia | ~18,4 milioni (2,7 Mt) | Dati Commissione UE, maggio 2025 |
| Canada | Non obbligato | Esportatore netto |
| Totale AIE (32 Paesi) | ~1,2 miliardi | + 600 mln privati per obbligo legge |
| Ipotesi rilascio | 300-400 milioni | 25-30% delle riserve AIE |
Fonti: ANSA, Sky TG24, Il Sole 24 Ore (9 marzo 2026); dati Commissione UE maggio 2025; Bloomberg
Le riserve strategiche mondiali ammontano complessivamente a circa 8,2 miliardi di barili secondo i dati dell’AIE, e nel 2025 si trovavano al livello più alto dal 2021. Il rilascio ipotizzato di 300-400 milioni di barili equivale a circa 20-25 giorni di flusso normale attraverso Hormuz. È un cuscinetto significativo, ma la sua efficacia dipende interamente da quanto durerà il blocco.
La stagflazione nell’agenda europea
La parola che nessuno vuole sentire è tornata in circolazione. Il commissario Ue all’Economia Valdis Dombrovskis, intervenendo prima dell’Eurogruppo, ha avvertito che se il conflitto in Medio Oriente dovesse protrarsi o allargarsi potrebbe portare a “uno shock stagflazionistico sostanziale” per l’economia globale ed europea. Ha specificato che “dipenderà dalla durata e dall’ampiezza regionale del conflitto”: se durasse oltre due settimane e portasse a interruzioni delle spedizioni su Hormuz o ad attacchi alle infrastrutture nel Golfo, potrebbe provocare “prezzi dell’energia più alti che si trasmetterebbero all’inflazione, effetti negativi sulla fiducia, interruzioni delle catene di approvvigionamento” e stretta nei finanziamenti.
Il ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil, a Bruxelles, ha alzato il tono sulla condotta delle compagnie petrolifere: “È inaccettabile che l’attuale situazione geopolitica venga sfruttata per aumentare i profitti. Vediamo che c’è una dinamica di aumento dei prezzi e che alcune grandi compagnie petrolifere stanno approfittando della situazione geopolitica per far salire i propri guadagni. La politica non può restare a guardare”. Il governo tedesco sta valutando strumenti per contrastare possibili abusi di mercato.
Tra le materie prime fuori dai riflettori principali, si segnala un dato: i futures sull’alluminio a tre mesi sono stati scambiati lunedì a 3.544 dollari la tonnellata sul London Metal Exchange, il livello intraday più alto dal marzo 2022. Il prezzo è aumentato del 9% dall’inizio del conflitto. La regione del Golfo dipende da Hormuz anche per le importazioni di allumina — la materia prima per produrre alluminio — e per le esportazioni del metallo: il Golfo rappresenta il 9% della produzione globale e il 30% delle importazioni europee.
Macron a Cipro: 8 navi, una portaerei e una missione di scorta
Mentre i ministri delle Finanze rimandavano la decisione sulle riserve, Emmanuel Macron tracciava dall’isola di Cipro la risposta militare francese alla crisi. In conferenza stampa con il presidente cipriota Nikos Christodoulides e il premier greco Kyriakos Mitsotakis, Macron ha annunciato il dispiegamento della flotta francese e la pianificazione di una missione di scorta per riaprire Hormuz.
Sul fronte immediato: la Francia dispiegherà nel Mediterraneo, nel Mar Rosso e nello Stretto di Hormuz 8 navi da guerra, una portaerei e due portaelicotteri. Sul fronte prospettico, Macron ha descritto una missione più ambiziosa. “Stiamo attualmente predisponendo una missione puramente difensiva e di supporto. Questa missione, che deve essere preparata con Stati europei ed extraeuropei, ha lo scopo di consentire, il prima possibile dopo la fase più intensa del conflitto, la scorta di navi portacontainer e petroliere per riaprire gradualmente lo Stretto di Hormuz, essenziale per il commercio internazionale, ma anche per il flusso di gas e petrolio che deve poter uscire nuovamente da questa regione”.
Macron ha anche annunciato che la Francia contribuirà “nel lungo periodo” con due fregate alla missione Aspides, l’operazione navale dell’Unione Europea nel Mar Rosso avviata all’inizio del 2024 per proteggere le navi dagli attacchi dei miliziani Houthi durante la guerra a Gaza.
L’obiettivo dichiarato della missione a Hormuz non è militare nel senso offensivo: “Il suo scopo è rigorosamente pacifico, difensivo e di supporto, ma è anche essenziale per le nostre economie e per la nostra economia globale”, ha precisato Macron, aggiungendo che ne aveva già discusso quel giorno con i propri partner. “Quando Cipro viene attaccata è l’Europa ad essere attaccata” ha detto, estendendo la solidarietà all’intera architettura di difesa europea.
FAQ
D: Perché il G7 non ha rilasciato subito le riserve strategiche di petrolio?
R: Secondo un funzionario G7 che segue le trattative, non c’è stata opposizione di principio ma una questione di tempistica: “serve maggiore analisi” prima di attivare una manovra da 300-400 milioni di barili, la più grande della storia dell’Alleanza. La decisione finale è attesa dai leader G7 entro la fine della settimana, dopo una teleconferenza dei ministri dell’Energia prevista per martedì.
D: Quanto petrolio potrebbe essere rilasciato dalle riserve strategiche e da chi?
R: L’ipotesi circolata è un rilascio coordinato di 300-400 milioni di barili, pari al 25-30% delle riserve strategiche collettive dei 32 Paesi membri dell’AIE. Gli Stati Uniti, con 415 milioni di barili nella Strategic Petroleum Reserve, detengono la quota più grande. L’Italia ne ha circa 18,4 milioni, la Francia 34,7 milioni, la Germania 85,7 milioni.
D: Cosa cambia con la nomina di Mojtaba Khamenei come nuova Guida Suprema dell’Iran?
R: La nomina è stata letta dai mercati come un segnale di continuità della linea dura a Teheran, una settimana dopo l’inizio del conflitto con USA e Israele. Mojtaba Khamenei, figlio dell’ex Guida Suprema Ali Khamenei, è considerato vicino alle Guardie della Rivoluzione. Questo ha contribuito a mantenere alta la pressione sui prezzi del petrolio anche dopo il calo parziale innescato dalle indiscrezioni sul G7.
D: In cosa consiste la missione navale di Macron per riaprire Hormuz?
R: È una missione “puramente difensiva e di scorta” che la Francia sta pianificando con partner europei ed extra-europei. Lo scopo è scortare navi portacontainer e petroliere attraverso Hormuz “il prima possibile dopo la fase più intensa del conflitto”. Non è un’operazione militare offensiva contro l’Iran. Per la fase immediata, la Francia ha già dispiegato 8 navi da guerra, una portaerei e due portaelicotteri tra Mediterraneo, Mar Rosso e potenzialmente Hormuz.
D: Cosa è la missione Aspides e che ruolo ha nella crisi attuale?
R: Aspides (in greco “scudi”) è la missione navale dell’Unione Europea nel Mar Rosso, lanciata all’inizio del 2024 per proteggere le navi commerciali dagli attacchi dei miliziani Houthi durante la guerra a Gaza. Macron ha annunciato che la Francia porterà il proprio contributo da una a due fregate in quella missione. La stessa infrastruttura operativa potrebbe essere estesa o affiancata dalla nuova missione per Hormuz.


