Francesco Aquila: “La cucina è un mondo che non smette mai di stupirti e insegnarti”

Il viaggio culinario di Francesco Aquila: ambizione, passione e il sogno di una catena di ristoranti per innovare il panorama gastronomico. Intervista esclusiva a Capitalist.

Francesco Aquila, vincitore della decima edizione di MasterChef Italia, incarna la passione e la determinazione che trasformano i sogni in realtà. Originario di Altamura, in Puglia, e trasferitosi in Romagna, Aquila ha saputo fondere le sue radici culinarie con l’innovazione, creando un percorso unico nel mondo della ristorazione.

Dopo il trionfo a MasterChef nel 2021, la sua carriera ha preso il volo, portandolo a collaborare con prestigiose realtà, come quella con Armani, che lo ha voluto come chef.

In un’intervista esclusiva a Capitalist.it, Aquila condivide il suo sogno più grande: lasciare un’impronta indelebile nel settore della ristorazione, trasmettendo la sua passione e determinazione. Il suo desiderio di avviare una catena di ristoranti, sia in Italia che all’estero, testimonia la sua ambizione e la volontà di innovare, pur mantenendo viva la tradizione culinaria italiana.

La sua storia è un inno alla perseveranza e all’amore per la cucina, un esempio per tutti coloro che aspirano a trasformare le proprie passioni in professione.

Come ha trasformato la sua vittoria a MasterChef Italia 2021 in una piattaforma per la sua carriera e il suo lavoro di insegnamento?

“Non mi sono fermato alla vittoria: ho continuato a studiare, ad applicarmi e a cercare di migliorarmi costantemente, senza mai trascurare la docenza, gli alunni e ciò che mi apparteneva prima. L’unica cosa che ho dovuto lasciare è stata la stagione, ma solo per ragioni di tempo. Probabilmente non avrei rinunciato neanche a quella, se fosse stato possibile. Ho cercato di seminare sempre di più, perché MasterChef rappresentava solo un punto di partenza. Oltre quel traguardo, si apriva un nuovo ramo, pronto a fiorire con nuove opportunità”.

Come definisce la leadership in cucina e quali qualità ritiene fondamentali per un leader nel settore della ristorazione?

“Per me, la leadership è indispensabile in qualsiasi ambito lavorativo: senza di essa, non si va da nessuna parte. La leadership non si può imparare, è qualcosa che gli altri ti riconoscono. Significa avere carisma, tanta empatia, una solida esperienza professionale e, soprattutto, sapere esattamente ciò che si sta facendo, rispettando ogni persona del team che ti circonda”.

Qual è il consiglio più importante che darebbe ai giovani chef che desiderano emergere in un mercato competitivo come quello della ristorazione?

“Il consiglio che mi sento di dare, e che ripeto spesso ai ragazzi delle scuole alberghiere o durante show cooking ed eventi, è di studiare, applicarsi e fare tanta gavetta. Bisogna impegnarsi al massimo, girare il più possibile tra diverse cucine, conoscere realtà diverse, perché più esperienze si accumulano, più si impara e si può sviluppare il proprio stile di lavoro, sia al bar, in sala, che in cucina. È fondamentale mantenere la testa bassa, lavorare sodo e rispettare sempre le gerarchie, oltre a se stessi e agli altri”.

In che modo un giovane aspirante chef può trovare la propria identità culinaria senza imitare altri?

“I giovani, per creare una cucina autenticamente personale, devono viaggiare, scoprire e studiare il più possibile. Più ampliano le loro esperienze, più la loro cucina diventa unica e riconoscibile. La bellezza della cucina sta proprio nella sua dimensione personale: è il riflesso delle esperienze di vita. Più una persona vive e impara, più riesce a trasmettere questa ricchezza all’interno dei propri piatti”.

Quali competenze ritiene essenziali per chi vuole lavorare nella ristorazione, oltre alle abilità tecniche in cucina?

“Io credo che ogni chef sia come una vite, capace di creare attorno a sé un microclima, un ecosistema unico. Ogni ‘vitigno’ è irripetibile. Per questo è fondamentale esplorare, scoprire e applicarsi costantemente, ponendosi sempre la domanda: ‘Perché?'”.

In un’epoca di cambiamenti digitali, come pensa che i giovani chef possano sfruttare i social media, che lei usa benissimo e con un grande seguito, con il supporto prezioso di Capital Innova, agenzia esperta di food talent, per costruire il proprio brand?

“Non credo sia indispensabile avere un profilo social per costruire il proprio brand personale, ma se si vuole promuoversi e farsi conoscere, è importante utilizzarli in modo strategico. Bisogna studiare, condividere tecniche e ricette uniche e corrette, evitando di diffondere cattiva informazione. È fondamentale offrire contenuti di qualità e fare una comunicazione sana e professionale.

Essere presenti sui social richiede anche molta generosità, perché si condividono ricette inedite e si regalano idee a chi segue e interagisce con il proprio lavoro. Tuttavia, questo approccio non è per tutti: oggi esistono molti influencer nel mondo del food che trasmettono competenze malsane, utilizzando tecniche scorrette e proponendo ricette sbilanciate, spesso registrate solo per il proprio tornaconto”.

Qual è l’errore più comune che i giovani chef commettono quando si avvicinano al mondo della ristorazione?

“L’errore più grande è non considerare l’importanza della gavetta. Molti non capiscono che, prima di arrivare a cucinare e dirigere una cucina, bisogna passare attraverso tutte le gerarchie. Si parte dal ruolo di commis, svolgendo i lavori più umili: pelare patate, pulire e sviscerare pesci, sistemare l’attrezzatura per lo chef e preparare la linea.

Non tutti accettano questa realtà, convinti che si possa subito assumere il comando di una cucina. Tuttavia, la sfida più grande non è cucinare, ma saper gestire le persone“.

Come vede il futuro della ristorazione in Italia e quali sono le sfide principali che il settore deve affrontare?

“La cucina italiana è senza dubbio la numero uno al mondo, e su questo credo non ci siano dubbi. In Italia abbiamo le migliori materie prime, ma la ristorazione sta attraversando un periodo di grande trasformazione.

La difficoltà principale, oggi, riguarda sicuramente il peso delle tasse. Questi costi gravano sui ristoratori, limitando la possibilità di assumere più personale. Di conseguenza, i turni di lavoro diventano più pesanti e la carenza di personale si fa sempre più sentire. Questo rappresenta una sfida importante per tutto il settore.

Per risollevare la situazione, è fondamentale agevolare i datori di lavoro. Una possibile soluzione potrebbe essere un sistema in cui più personale viene assunto, meno tasse l’azienda deve pagare. Sarebbe un incentivo concreto per migliorare le condizioni lavorative e sostenere il settore. Attualmente, questi due fattori stanno frenando lo sviluppo della ristorazione”.

Qual è il suo sogno più grande nel mondo della ristorazione e cosa sta facendo per realizzarlo?

“Qual è il mio sogno più grande nella ristorazione? Beh, sicuramente lasciare il segno. Vorrei trasmettere la passione e la determinazione che ho avuto e che continuo ad avere in questo settore. La ristorazione, vista attraverso i miei occhi e quelli di tanti professionisti, è un mondo affascinante, straordinario e ricco di sorprese. È un universo che non smette mai di stupirti e insegnarti qualcosa di nuovo. Inoltre, mi piacerebbe avviare una catena di ristoranti, magari anche un franchising in Italia e all’estero. Sarebbe un progetto davvero stimolante e affascinante. Ci sto già lavorando, cercando di definire l’idea e capire cosa realmente manca nel panorama attuale. Tuttavia, prima di concretizzare questo sogno, è importante superare questo periodo difficile che sta colpendo duramente l’intero settore della ristorazione”.

Condividi il post:

Sei su Whatsapp? Ti piacciono le nostre notizie? Segui il canale di Capitalist!

Sei su Telegram? Ti piacciono le nostre notizie? Segui il canale di Capitalist!

Leggi anche