Il gruppo Ferrero, uno dei principali player globali dell’industria dolciaria, è in trattativa per acquisire CPK (Compagnie Pâtissière Kermadec), storica azienda francese del settore bakery e dolciario. L’operazione, secondo fonti vicine alle parti, rientra in una più ampia strategia di consolidamento della presenza europea nel segmento dei prodotti da forno e potrebbe concludersi entro la fine del 2025.
Ferrero continua a diversificare il proprio portafoglio con acquisizioni ad alto potenziale sinergico. Dopo aver già completato operazioni nel Regno Unito, in Germania e negli Stati Uniti, il gruppo punta ora a rafforzare l’area euro, integrando una realtà con margini solidi ma in difficoltà di competitività.
Il vantaggio per Ferrero è duplice: da un lato acquisisce quote di mercato in Francia, secondo mercato europeo per il comparto bakery confezionato; dall’altro potrà ottimizzare la produzione, ridurre i costi operativi grazie a economie di scala e migliorare la redditività del segmento.
L’operazione, che si aggirerebbe intorno ai 450 milioni di euro, sarà verosimilmente autofinanziata o sostenuta da una leva moderata, considerando il cash flow positivo del gruppo. I margini di CPK, oggi intorno al 10%, potrebbero salire fino al 14-15% una volta integrata nel modello Ferrero, grazie a tagli ai costi indiretti e razionalizzazione logistica.
Resta tuttavia l’incognita occupazionale: la governance francese potrebbe porre vincoli su eventuali esuberi o razionalizzazioni. Ferrero, però, è nota per una gestione industriale rispettosa e di lungo periodo, il che potrebbe rassicurare sia le istituzioni francesi che i sindacati.
Questa acquisizione rafforza Ferrero come attore economico non solo italiano, ma europeo. Il gruppo, pur essendo privato, si muove con logiche da multinazionale quotata: obiettivi chiari, sostenibilità finanziaria, crescita per linee esterne. La mossa verso CPK conferma una tendenza nel food: la concentrazione delle quote di mercato tra pochi grandi attori, capaci di resistere alle pressioni inflazionistiche e ai cambiamenti nei consumi.


