Il rombo dei motori Ferrari potrebbe presto scontrarsi con un ostacolo invisibile ma potente: i dazi Usa minacciati dal presidente Donald Trump. “Dazi di circa il 25% sui costruttori di auto”, ha annunciato il tycoon dallo Studio Ovale, difendendo la sua politica protezionistica come un atto di “flessibilità” e ribadendo: “Ho il diritto di apportare modifiche”.
La data chiave è il 2 aprile, quando queste tariffe entreranno in vigore, colpendo non solo l’Europa ma anche Messico, Canada e Cina. Per l’Italia, e in particolare per Ferrari, questo è un momento cruciale: un banco di prova che potrebbe ridisegnare il futuro dell’industria automobilistica nazionale in un contesto globale già fragile.
Ferrari in prima linea: le parole di Vigna
A Singapore, durante il Converge Live di CNBC, il CEO di Ferrari, Benedetto Vigna, ha rotto il silenzio sulla questione. “Siamo pronti con alcune contromisure”, ha dichiarato, mantenendo un riserbo strategico sui dettagli. “Aspettiamo che sia pubblicato il numero ufficiale”, ha aggiunto, sottolineando un approccio cauto ma determinato.
La casa di Maranello, simbolo del lusso italiano, non intende farsi cogliere impreparata. “Stiamo osservando cosa accadrà nel prossimo mese, nelle prossime settimane. Siamo sulla stessa barca in termini di dazi”, ha proseguito Vigna, evidenziando come il problema non sia isolato ma condiviso da tutto il settore automobilistico europeo. Al centro della sua visione, però, resta il cliente: “Il cliente è al centro della nostra attenzione”, una bussola che guida ogni scelta, anche di fronte alle incertezze commerciali.
Un’elettrica storica: il futuro è già qui
Mentre i dazi Usa incombono, Ferrari guarda avanti con un progetto ambizioso: il debutto della sua prima auto completamente elettrica, previsto per il 9 ottobre 2025 a Maranello. “Siamo sulla buona strada per la presentazione storica”, ha assicurato Vigna. Questo modello, che sarà prodotto interamente in Italia, è uno dei sei nuovi veicoli che l’azienda svelerà nel corso dell’anno. Non si tratta di un semplice lancio: è una dichiarazione d’intenti, un segnale che Ferrari intende cavalcare la transizione ecologica senza perdere la sua identità.
L’eccezione Ferrari: un lusso che resiste
Gli analisti concordano: Ferrari è un’eccezione nel panorama automobilistico. Grazie al suo focus sul segmento del lusso estremo, l’azienda potrebbe assorbire meglio l’impatto dei dazi rispetto ad altri produttori. “Le tariffe avranno un profondo impatto sull’industria delle quattro ruote per le catene di fornitura globalizzate e la dipendenza dal Nord America”, scrive CNBC, ma Ferrari, producendo esclusivamente in Italia e rivolgendosi a una clientela elitaria, ha margini di manovra più ampi. Un aumento dei prezzi, inevitabile con i dazi, non spaventa chi è disposto a pagare cifre a sei zeri per un’auto di Maranello. Le azioni della società, quotate a Milano, sono cresciute dello 0,5% da inizio anno, un segnale di fiducia nonostante le turbolenze globali.
Industria sotto pressione: Italia ed Europa
Non tutti, però, possono contare sulla resilienza di Ferrari. L’industria automobilistica europea, e italiana in particolare, è in allarme. Le catene di fornitura, intrecciate tra Messico, Canada e Vecchio Continente, rischiano di subire un duro colpo. Stellantis, ad esempio, dipende pesantemente dagli stabilimenti nordamericani per modelli come i Ram Trucks, e un dazio del 25% potrebbe tradursi in rincari fino a 3.000 euro a veicolo, secondo Federcarrozzieri. Per l’Italia, il mercato Usa rappresenta il 22,2% delle esportazioni extra-UE, con l’automotive, l’agroalimentare e l’acciaio tra i settori più esposti. Maria Elena Boschi, presidente dei deputati di Italia Viva, a SkyTg24, non usa mezzi termini: “I dazi annunciati da Trump hanno già fatto danni all’economia italiana. Abbiamo bruciato miliardi in Borsa”.
La risposta politica
Il dibattito politico si accende. Boschi critica il governo Meloni: “Serve una risposta europea, non possiamo fare una trattativa Paese per Paese. E Giorgia Meloni ha l’obbligo di trattare nell’interesse del paese non in quello di Trump”.
La Commissione Europea, guidata da Ursula von der Leyen, sta preparando contromisure, come dazi su prodotti americani quali bourbon e motociclette, ma la frammentazione tra i 27 membri rischia di indebolire la strategia. In Italia, il vicepremier Matteo Salvini plaude ai dazi, mentre altri, come il ministro Giancarlo Giorgetti, suggeriscono un dialogo diretto con Washington. Intanto, le imprese tremano: “Alcune stanno pensando di delocalizzare negli Stati Uniti, con perdita di posti di lavoro e investimenti in Italia,” avverte Boschi.


