Federal Reserve: tassi invariati, ma l’inflazione preoccupa, Trump non ci sta

Federal Reserve
La Federal Reserve mantiene i tassi invariati per il quarto incontro consecutivo, prevede un aumento dell’inflazione al 3% entro fine anno, ma conferma due tagli dei tassi nel 2025. Le incertezze legate ai dazi doganali di Trump influenzano le decisioni.

La Federal Reserve ha deciso di lasciare i tassi di interesse invariati per il quarto incontro consecutivo. La banca centrale statunitense, in una nota ufficiale, ha descritto l’economia come in crescita a un “ritmo solido”. Tuttavia, i funzionari prevedono un aumento dell’inflazione nei prossimi mesi, con il tasso che potrebbe raggiungere il 3% entro la fine dell’anno, rispetto al 2.1% registrato ad aprile. Nonostante questo scenario, la Fed conferma la sua previsione di due tagli dei tassi entro il 2025, in linea con le proiezioni di marzo.

Un outlook economico più cauto

Le ultime proiezioni trimestrali della Federal Reserve indicano un rallentamento della crescita economica, con un PIL atteso all’1.4% per il 2025, rispetto al 2.5% dell’anno precedente. Il tasso di disoccupazione dovrebbe salire al 4.5%, contro l’attuale 4.2%. L’inflazione core, che esclude le categorie volatili di cibo ed energia, si attesta al 2.5%, segnalando una pressione persistente sui prezzi. Questi dati riflettono un’aspettativa di condizioni economiche più complesse rispetto alle previsioni di marzo, prima che il presidente Donald Trump annunciasse nuovi dazi doganali il 2 aprile, poi rinviati al 9 aprile.

L’impatto dei dazi doganali

I dazi doganali introdotti da Trump rappresentano un fattore di incertezza per la Federal Reserve. I funzionari della banca centrale temono che queste misure possano innescare un nuovo aumento dei prezzi, generando una ondata inflazionistica simile a quella registrata due anni fa, la peggiore degli ultimi quattro decenni. “Siamo in attesa di capire l’impatto dei dazi sull’economia”, ha dichiarato il presidente della Fed, Jerome Powell, sottolineando la prudenza nella gestione dei tassi. Senza i dazi, molti economisti ritengono che la Fed avrebbe già ridotto i tassi ulteriormente, data l’inflazione relativamente contenuta al 2.1% ad aprile, vicina all’obiettivo del 2%.

Le critiche di Trump alla Fed

Il presidente Donald Trump ha intensificato le critiche nei confronti della Federal Reserve e del suo presidente Jerome Powell. Trump ha, infatti, definito Powell “stupido” e lo ha accusato di agire in modo “politico” per non aver tagliato i tassi. Trump sostiene che una riduzione dei tassi stimolerebbe l’economia e allevierebbe il peso degli interessi sul debito pubblico, che attualmente supera i 1000 miliardi di dollari annui. Tuttavia, gli economisti avvertono che abbassare i tassi solo per ridurre i costi del governo violerebbe il mandato della Fed, che si concentra su stabilità dei prezzi e massima occupazione.

Un confronto con le banche centrali globali

Mentre la Federal Reserve mantiene i tassi invariati, altre banche centrali hanno già avviato una politica di riduzione. La Banca Centrale Europea, la Banca del Canada e la Banca d’Inghilterra hanno abbassato i loro tassi nel 2025, in parte a causa dell’impatto dei dazi statunitensi sulle loro economie. La Banca d’Inghilterra, che ha già tagliato i tassi due volte quest’anno, dovrebbe mantenerli al 4.25% nella riunione del 19 giugno. La Banca del Giappone, invece, ha confermato il suo tasso a breve termine allo 0.5% il 17 giugno, dopo un recente aumento.

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