Record per l’export alimentare italiano: ma lo scenario globale preoccupa

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Export alimentare italiano a 25 miliardi nel 2025 (+9,2%). Crescita record ma pesano le tensioni globali.

Nel 2025 l’export dei settori rappresentati da Unione Italiana Food raggiunge i 25 miliardi di euro, con una crescita del +9,2% rispetto all’anno precedente. Un risultato che pesa per il 42,3% dell’intero export alimentare italiano e conferma il ruolo centrale del Made in Italy sulle tavole globali.

Il dato emerge in vista della Giornata Nazionale del Made in Italy del 15 aprile, promossa dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Dietro questi numeri c’è un sistema industriale composto da 530 aziende e oltre 900 marchi, capace di trasformare il cibo italiano in un fenomeno culturale globale.

Numeri concreti: pasta, caffè e dolci trainano il successo

I volumi raccontano meglio di qualsiasi analisi la forza del settore. Nel corso dell’ultimo anno:

  • 31 miliardi di piatti di pasta esportati
  • oltre 1 miliardo di gelati
  • 4 miliardi di tavolette di cioccolato
  • 43 miliardi di tazzine di caffè
  • prodotti di confetteria pari a 28 piscine olimpioniche

Questi dati, contenuti nel comunicato ufficiale della Unione Italiana Food, descrivono una presenza capillare del Made in Italy nei consumi globali.

I principali mercati restano Germania, Francia, Stati Uniti, Regno Unito, Spagna e Polonia.

I prodotti che crescono di più sui mercati globali

Non tutti i comparti viaggiano alla stessa velocità. Alcuni segmenti mostrano una crescita più marcata:

  • caffè: +24,6%
  • confetture: +20,2%
  • confetteria: +20,1%
  • gelati: +18,8%
  • cacao e cioccolato: +18,4%

Buone performance anche per i surgelati (+9,1%) e i prodotti da forno (+6,4%). La pasta resta stabile rispetto al 2024, ma continua a rappresentare un pilastro dell’export.

Il “Tour del Made in Italy 2026”: storie di imprese e tradizione

Per raccontare questo patrimonio industriale, Unione Italiana Food lancia il “Tour del Made in Italy 2026”. Si tratta di una serie di video-interviste a cinque imprenditori e imprenditrici che rappresentano aziende storiche del settore.

Tra i protagonisti:

  • Enrico Vergnano (Caffè Vergnano)
  • Carlotta Fabbri (Fabbri 1905)
  • Camilla Colussi (Gruppo Colussi)
  • Vittoria Mezzadri Majani (Majani 1796)
  • Dario Roncadin (Roncadin)

Le testimonianze mettono al centro la continuità aziendale, la qualità produttiva e la capacità di innovare partendo dalla tradizione.

Le tensioni globali mettono a rischio il modello italiano

Accanto ai risultati positivi emerge una preoccupazione chiara. Le tensioni geopolitiche internazionali stanno incidendo su costi e forniture.

In particolare, viene segnalato il rischio legato allo Stretto di Hormuz, snodo strategico per energia e trasporti. Le conseguenze riguardano:

  • aumento dei costi energetici
  • rincari del packaging
  • difficoltà sulle materie prime

Dal comunicato emerge una posizione netta:
“Mesi fa abbiamo affermato che il riconoscimento UNESCO della cucina italiana era un onore ma anche una responsabilità. Con questa stessa consapevolezza chiediamo che questo patrimonio vada difeso con politiche industriali all’altezza della sua grandezza”.

Un sistema industriale diffuso e radicato nei territori

Unione Italiana Food rappresenta una rete produttiva ampia e diversificata. Include grandi gruppi e piccole e medie imprese radicate localmente.

I settori coperti spaziano da:

  • caffè e pasta
  • cioccolato e gelati
  • prodotti da forno e surgelati
  • salse, condimenti e conserve
  • alimenti per l’infanzia e integratori

Un insieme che risponde a esigenze concrete: gusto, praticità, benessere e accessibilità.

Quanto vale oggi l’export alimentare italiano?

Nel 2025 i settori rappresentati da Unione Italiana Food raggiungono 25 miliardi di euro, pari al 42,3% dell’export alimentare nazionale.

Quali prodotti crescono di più?

Caffè, confetteria, gelati e cioccolato registrano le crescite più elevate, con aumenti superiori al 18%.

Quali sono i mercati principali?

Europa e Stati Uniti restano centrali, con Germania, Francia e USA tra le destinazioni principali.

Perché le tensioni globali sono un rischio?

Influiscono su costi energetici, trasporti e materie prime, mettendo sotto pressione l’intera filiera produttiva.

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