L’insediamento di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti segna un momento cruciale per ridefinire le relazioni transatlantiche. La presenza di Giorgia Meloni come unica premier europea invitata alla cerimonia di insediamento, mentre la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen attende ancora di essere ricevuta alla Casa Bianca, è emblematica del nuovo corso delle relazioni internazionali e del peso specifico acquisito dall’Italia sulla scena mondiale.
L’Italia, pur essendo tra i membri fondatori dell’Unione Europea e una delle maggiori economie continentali, ha storicamente occupato una posizione non pienamente corrispondente al suo potenziale. Per decenni, il nostro Paese si è trovato a seguire le direttive di un’Europa plasmata sull’asse franco-tedesco, con una visione continentale che guardava più al Nord che al Mediterraneo. Questa subalternità politica, spesso mascherata da “europeismo responsabile”, ha impedito all’Italia di esprimere pienamente il suo potenziale di leadership.
L’asse franco-tedesco, che ha dominato la politica europea negli ultimi decenni, mostra oggi evidenti segni di cedimento. La Germania post-Merkel sta attraversando una fase di profonda crisi economica e politica, con una coalizione di governo instabile e un PIL in crescita di appena lo 0,9% nel 2024. Il suo surplus commerciale è crollato del 30% nell’ultimo anno, mentre l’inflazione continua a erodere il potere d’acquisto dei cittadini. La Francia di Macron non se la passa meglio, con un deficit pubblico al 5,5% del PIL, tensioni sociali crescenti e una sostanziale impossibilità di attuare le riforme promesse.
È giunto il momento per un’Europa più italiana: non solo nella leadership politica, ma soprattutto nella visione strategica. Un’Europa che riconosca nel Mediterraneo non solo una frontiera da presidiare e difendere, ma un centro vitale di scambi, opportunità e dialogo interculturale. Il governo Meloni ha dimostrato una notevole stabilità politica, confermata da uno spread ai minimi degli ultimi cinque anni e da una crescita degli investimenti esteri del 27% nel 2024. Non è un caso che Politico abbia recentemente nominato Giorgia Meloni come la persona più influente d’Europa, riconoscendo non solo la sua leadership nazionale ma anche il suo crescente peso specifico nelle dinamiche continentali.
Le parole pronunciate da Silvio Berlusconi al Congresso americano risuonano oggi più attuali che mai: “Non possono esistere due Occidenti, ma solo uno: quello americano insieme all’Europa“. Tuttavia, negli ultimi decenni l’Europa si è adagiata in una posizione subalterna, delegando agli Stati Uniti le questioni cruciali di difesa e politica estera. Questo ha portato a una progressiva perdita di autonomia strategica e di capacità di intervento nelle crisi internazionali, come dimostrato dalla debolezza dell’azione europea sia nel conflitto russo-ucraino che nella crisi mediorientale.
La spesa europea per la difesa, ancora ferma in media all’1,8% del PIL contro il 3,5% degli Stati Uniti, è solo uno degli indicatori di questa dipendenza strutturale. L’Europa deve recuperare un ruolo da protagonista, non in contrapposizione ma in partnership paritaria con gli Stati Uniti. In questo contesto, il rapporto privilegiato tra Meloni e Trump rappresenta un’opportunità storica per riequilibrare le relazioni transatlantiche.
La capacità dell’Italia di porsi come ponte tra Europa e Stati Uniti si basa su fondamenta solide: un PIL in crescita del 2,1% nel 2024, un export verso gli USA aumentato del 18%, e una posizione geografica strategica nel Mediterraneo che la rende cruciale per la gestione dei flussi commerciali ed energetici. La leadership italiana nella gestione del dossier mediterraneo, con accordi commerciali per oltre 20 miliardi di euro siglati con i paesi della sponda sud, dimostra la capacità del governo Meloni di tradurre il prestigio diplomatico in risultati concreti.
La tentazione che Trump potrebbe avere nel suo secondo mandato è quella di frammentare l’unità europea attraverso accordi bilaterali con i singoli stati membri. Sarebbe un errore storico cedere a questa strategia del “dividi et impera”. L’Europa deve rimanere unita, ma sotto una nuova leadership capace di dialogare alla pari con Washington. L’Italia, dopo decenni di ruolo non pienamente protagonista, ha oggi l’opportunità storica di guidare questo cambiamento, portando una visione mediterranea nel cuore dell’Europa.
Siamo di fronte ad una necessità storica: quella di un’Europa che, sotto la guida italiana, sappia recuperare il suo ruolo di protagonista sulla scena mondiale. La leadership di Meloni, con la sua capacità di dialogo tanto con gli Stati Uniti quanto con gli altri attori globali, rappresenta l’opportunità concreta per realizzare questa visione. Un’Europa più forte, più coesa e più autonoma, capace di essere partner alla pari degli Stati Uniti, è nell’interesse di tutti: europei, italiani e americani. È una sfida ambiziosa, ma le condizioni per vincerla non sono mai state così favorevoli. È proprio il caso di dirlo: Make Europe Great Again!


