Eredità vacante in Italia: 8 miliardi allo Stato oggi, 88 miliardi nel 2040. Cosa succede ai patrimoni senza eredi

Testamento e patrimonio: eredità vacante in Italia
In Italia 8 miliardi di patrimoni senza eredi finiscono all'Agenzia del Demanio. Nel 2040 potrebbero diventare 88,1 miliardi. Come funziona l'eredità vacante.

Un uomo muore nel Reggiano nel marzo 2009. Non ha figli, non lascia testamento, nessun parente si presenta. I suoi beni immobili rimangono in gestione provvisoria per anni, fino a quando il giudice tutelare del Tribunale di Modena, Daniela Di Girolamo, chiude la procedura dichiarando l’eredità vacante: i beni passano definitivamente allo Stato. Sedici anni per formalizzare un vuoto. Questo caso, riportato da Fanpage.it, non è un’anomalia: è la fotografia di un fenomeno patrimoniale da miliardi di euro che in Italia cresce in silenzio, ogni anno, senza che nessuno lo monitori con precisione.

I numeri: da 8 miliardi oggi a 88 miliardi nel 2040

L’Evaluation Lab della Fondazione Giordano Dell’Amore ha elaborato per la Fondazione Cariplo una ricerca che stima la massa di patrimoni italiani senza eredi. I dati parlano chiaro: circa 8 miliardi di euro già oggi, con una curva di crescita determinata dall’invecchiamento della popolazione e dalla denatalità. La proiezione al 2030 porta la cifra a 20,8 miliardi; quella al 2040 a 88,1 miliardi.

Tre driver strutturali spiegano l’accelerazione: la riduzione delle reti familiari tradizionali, la longevità crescente di persone che sopravvivono ai propri congiunti e la scarsa abitudine degli italiani a pianificare la successione per iscritto. Secondo i dati del Ministero della Giustizia del 2018 citati nella ricerca, solo il 12% della popolazione italiana redige un testamento. Chi lo fa è prevalentemente over settanta, in maggioranza donne.

Come funziona l’eredità vacante: il quadro normativo

Il meccanismo è disciplinato dagli articoli 528 e 586 del Codice Civile. In assenza di testamento, la legge consente l’eredità ai parenti fino al sesto grado. Se nessuno di questi accetta, se gli eredi sono irreperibili o inesistenti, i beni entrano in una fase di giacenza sotto la gestione di un curatore nominato dal tribunale. Quando nessuno si presenta entro i termini, l’eredità viene dichiarata vacante e passa automaticamente allo Stato, tramite l’Agenzia del Demanio.

Vale la pena distinguere i due concetti. L’eredità giacente è una condizione temporanea: la partita è ancora aperta, un erede potrebbe presentarsi e accettare. L’eredità vacante è definitiva: nessuno ha accettato, lo Stato subentra di diritto, senza bisogno di alcuna accettazione formale e senza possibilità di rinuncia. Risponde dei debiti del defunto solo nei limiti del valore dei beni acquisiti (beneficio d’inventario).

Il patrimonio così acquisito non ha vincoli di destinazione: lo Stato può utilizzarlo come vuole. Non è destinato a scuole, ospedali o welfare: entra nel perimetro della disponibilità pubblica generica.

La procedura può durare mesi o protrarsi fino a dieci anni. Durante questo intervallo, i beni — spesso immobili o terreni — possono deteriorarsi, perdere valore, diventare inutilizzabili. Un danno economico che si aggiunge alla perdita di una potenziale destinazione virtuosa.

Il buco nei dati: nessuno sa quanti beni ci sono davvero

Uno degli aspetti più rilevanti per chi si occupa di analisi patrimoniale è questo: a oggi non esiste un censimento ufficiale del numero di immobili e beni vacanti in gestione allo Stato italiano. Nessuno conosce il numero esatto. Nel settembre 2022 è entrato in vigore il Regolamento previsto dal DM n. 128/2022, che introduce la creazione di un sistema telematico nazionale per raccogliere e monitorare i dati sui beni ereditari vacanti. Il sistema si chiama SIEG (Sistema Informatico Eredità Giacenti). Secondo l’ultimo report dell’Agenzia del Demanio, pubblicato a fine dicembre 2024, il lavoro del tavolo tecnico incaricato di progettare la piattaforma digitale è ancora in corso.

ScenarioAnnoStima patrimoni vacanti
Situazione attuale2026~8 miliardi di euro
Proiezione intermedia2030~20,8 miliardi di euro
Proiezione massima2040~88,1 miliardi di euro

Fonte: Evaluation Lab della Fondazione Giordano Dell’Amore per Fondazione Cariplo, elaborazione Fanpage.it.

Il problema culturale: il testamento è visto come un atto “da vecchi”

Secondo un’analisi pubblicata sulla rivista giuridica Familia, in Italia il testamento è associato alla fine della vita, non alla pianificazione patrimoniale. È “un atto di vecchi, da vecchi e per vecchi”, talvolta persino portatore di “cattiva sorte”. Il confronto con altri paesi è impietoso: nel Regno Unito, secondo il National Wills Report, il 53% degli adulti ha già messo per iscritto le proprie ultime volontà. In Italia si è al 12%.

Il testamento olografo – scritto a mano, datato e firmato, senza bisogno di notaio né testimoni – è la forma più semplice tra le tre previste dal Codice Civile (insieme al testamento pubblico e a quello segreto). Proprio per la sua semplicità, però, è anche la più esposta a errori: può essere perso, scritto in modo non conforme alle prescrizioni formali, o risultare illeggibile. Quando questo accade, le ultime volontà vengono dichiarate nulle, con le stesse conseguenze pratiche dell’assenza di testamento.

Il Terzo settore come alternativa: 88 miliardi che potrebbero fare altro

La ricerca commissionata dalla Fondazione Cariplo esplora uno scenario alternativo: e se tutti quei patrimoni potessero essere destinati a enti non-profit, fondazioni di comunità, realtà del Terzo settore? Gianluca Vacchini, direttore generale della Fondazione Comunità Novarese, ha spiegato a Fanpage.it le difficoltà concrete di questa strada: “I problemi principali sono due. Il primo, forse il più semplice e banale, molte persone, soprattutto le più anziane, non conoscono le fondazioni e gli enti del Terzo settore presenti sul loro territorio. Il secondo non è un vero problema, ma riguarda l’aspetto relazionale: occorre costruire un rapporto di fiducia con chi sta pensando di fare testamento, ed è un processo che, giustamente, richiede tempo”.

Vacchini descrive anche una soluzione pratica adottata sul territorio: “Qui, sul territorio novarese, cerchiamo di incontrare il più possibile la comunità e di mantenere aperto un canale con i notai della zona. A volte lasciamo le brochure nelle sale d’aspetto dei loro studi, spiegando i progetti che sosteniamo. Basta poco, ma proprio così siamo riusciti, una paio di volte, a intercettare dei testamenti”.

Il rapporto Cariplo stima che, nello scenario considerato più realistico, chi fa testamento devolverebbe il 50% del proprio patrimonio a istituzioni di beneficenza. Le implicazioni per chi lavora nel wealth management, nella pianificazione successoria o nella consulenza finanziaria sono immediate: il tema dei lasciti solidali smette di essere di nicchia e diventa uno dei fronti più rilevanti della gestione patrimoniale nei prossimi quindici anni.

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