A fine 2024, gli scambi internazionali di merci registrano una risalita, con un aumento del volume del commercio globale dell’1,1% a dicembre rispetto a novembre (-0,1%). Gli Stati Uniti (+3,8%), la Cina (+3,0%) e il Giappone (+3,1%) guidano la crescita delle importazioni, mentre il Regno Unito segna un calo (-3,4%).
Sul fronte delle esportazioni, il Giappone balza a +7,6%, ma gli USA (-4,3%) e l’America Latina (-6,3%) arretrano. Tuttavia, le attese per il commercio globale restano negative, aggravate da tensioni commerciali e geopolitiche. I dazi USA del 25% su Canada e Messico e del 10% sulla Cina, già parzialmente in vigore, alimentano il rischio di un’escalation che potrebbe colpire domanda mondiale, inflazione e catene del valore. Questo il quadro descritto dall’ISTAT tramite una nota diffusa oggi, venerdì 14 marzo.
Area euro: crescita rivista al rialzo, ma meno dinamica
Nell’ultimo trimestre 2024, il PIL dell’area euro cresce dello 0,2%, un dato rivisto al rialzo che segnala un moderato miglioramento delle prospettive. Tuttavia, il dinamismo economico europeo resta inferiore rispetto a Stati Uniti e paesi asiatici. La domanda interna tiene, ma rallenta: i consumi passano da +0,6% a +0,4%, gli investimenti da +1,8% a +0,6%. Le esportazioni calano dello 0,1%, dopo il -1,4% del trimestre precedente. L’Economic Sentiment Index sale a 96,3 punti a febbraio (da 95,3), spinto da industria e consumatori, ma costruzioni e servizi mostrano segnali contrastanti.
Italia: PIL in lieve crescita, industria rimbalza
Il PIL italiano cresce dello 0,7% in volume nel 2024, ma evidenzia una decelerazione progressiva. Nel quarto trimestre, il dato congiunturale segna un +0,1%, meglio di Germania (-0,1%) e Francia (-0,2%), ma inferiore alla Spagna (+0,8%). A gennaio 2025, l’indice della produzione industriale destagionalizzato balza del 3,2%, recuperando il -2,7% di dicembre. La fiducia delle imprese peggiora in tutti i settori tranne la manifattura, mentre quella dei consumatori migliora, grazie a valutazioni positive sulla situazione economica personale.
Occupazione e retribuzioni: segnali positivi
A gennaio, l’occupazione cresce, coinvolgendo uomini, donne e tutte le età, eccetto i 35-49enni. Aumentano sia i dipendenti sia gli autonomi, con il tasso di occupazione al 62,8% (+0,4 punti). Il tasso di disoccupazione scende al 6,3% (-0,1 punti), contro il 6,2% stabile dell’area euro. Nel 2024, le retribuzioni contrattuali nominali salgono del 3,1%, con un picco del 4,0% nel settore privato, nonostante un’inflazione contenuta. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra un +1,7% a gennaio e febbraio, sotto la media eurozona (+2,4%).
Export italiano: focus sugli USA e rischi dazi
Nel 2024, oltre il 48% dell’export italiano si dirige fuori dall’UE, superando Germania (45%), Francia (45%) e Spagna (37%). Gli Stati Uniti assorbono il 10% delle vendite totali e oltre il 20% di quelle extra-UE, con un surplus commerciale trainato da meccanica, alimentare e tessile. La Cina, invece, rappresenta solo il 3% dell’export, con un deficit di -34 miliardi. L’analisi evidenzia che i dazi annunciati dall’amministrazione USA potrebbero colpire l’Italia, soprattutto su farmaceutici, autoveicoli e macchinari, che pesano per il 52,8% delle vendite negli USA.
Contesto internazionale: incertezza e volatilità
Il panorama globale resta incerto. Il PMI globale dei nuovi ordini all’export sale a 49,8 a febbraio (da 49,6), ma resta sotto i 50 punti. Il prezzo del gas naturale tocca 133,1 a febbraio (da 87,4 in media nel 2024), spinto dalla guerra in Ucraina, mentre il Brent scende a 75,2 dollari al barile. L’euro si stabilizza a 1,04 dollari, ma mostra volatilità a marzo. La BCE taglia i tassi per la sesta volta, ma l’incertezza globale frena ulteriori mosse. Negli USA, il Beige Book segnala un lieve dinamismo, con occupazione e consumi in crescita, ma la fiducia dei consumatori cala a 98,3, il minimo da giugno 2024.


