DL Bollette, la denuncia di Confesercenti: “Escluse le piccole imprese del terziario”

Il DL Bollette lascia fuori le imprese sotto i 16,5 kW, esponendo commercio, turismo e servizi a un aggravio di 2,8 miliardi di euro. Confesercenti chiede interventi urgenti.

Il Decreto Legge Bollette, pensato per mitigare l’impatto dei rincari energetici, rischia di rivelarsi un’arma a doppio taglio per le piccole imprese italiane. Lo sostiene Confesercenti che lancia l’allarme: escludere dal sostegno le attività con potenza inferiore ai 16,5 kW potrebbe costare caro a commercio, turismo e servizi. Se il trend di aumento dei costi dell’energia non si arresta, queste realtà potrebbero affrontare un aggravio complessivo di 2,8 miliardi di euro nel 2025.

Lo ha evidenziato l’associazione in occasione dell’audizione presso la X Commissione della Camera dei Deputati.

I numeri di una crisi annunciata

Quasi 1,2 milioni di imprese del terziario restano fuori dai benefici del decreto. Si tratta di attività meno strutturate, spesso prive delle risorse per affrontare i rincari senza supporto. Confesercenti calcola che ciascuna di queste realtà sosterrà in media un aumento di costi energetici pari a 2.400 euro quest’anno. Il totale? Una cifra che si scompone così:

  • Commercio al dettaglio e all’ingrosso: 1.320 milioni di euro.
  • Ristorazione: 192 milioni di euro.
  • Informazione e comunicazione: 120 milioni di euro.
  • Attività professionali: 960 milioni di euro.
  • Noleggio, agenzie di viaggio e servizi alle imprese: 240 milioni di euro.
    Questi numeri disegnano una mappa della vulnerabilità, con il commercio e le professioni in prima linea tra i settori più colpiti.

Le criticità di un intervento a metà

Il governo accoglie con favore ogni tentativo di contenere i costi dell’energia, ma le misure attuali, sempre secondo Confesercenti, mostrano evidenti lacune. Concentrare i benefici sulle attività più energivore lascia indietro le micro e piccole imprese, che rappresentano una fetta cruciale dell’economia italiana. Queste realtà, meno attrezzate per resistere alle fluttuazioni del mercato, si trovano ora in una posizione di svantaggio. “Un intervento governativo è ben accolto, ma non basta se non tutela chi è più fragile”, sottolinea Confesercenti. La decisione di fissare la soglia a 16,5 kW esclude di fatto un’ampia porzione del terziario, un settore che da solo muove milioni di posti di lavoro.

La proposta: abbassare la soglia a 4,5 kW

Confesercenti avanza una richiesta chiara: ridurre la soglia di accesso ai benefici a 4,5 kW, come già fatto in passato. Questo cambiamento consentirebbe di includere una percentuale maggiore di piccole attività, offrendo un sostegno più equo. L’associazione insiste: serve un intervento rapido per evitare che il peso dei rincari schiacci le imprese meno strutturate. Inoltre, giudica insufficienti misure come l’azzeramento temporaneo della componente ASOS per sei mesi. “Queste soluzioni tamponano il problema, ma non lo risolvono”, avverte Confesercenti, che chiede un piano più strutturato e duraturo per affrontare la crisi energetica.

Trasparenza e monitoraggio: un passo avanti

Un elemento positivo emerge dall’introduzione di misure per monitorare i costi energetici. Il trasferimento dei dati legati ai codici ATECO al sistema informativo integrato rappresenta un progresso. Tuttavia, Confesercenti sottolinea un punto cruciale: le informazioni devono risultare trasparenti e accessibili a tutte le imprese. Solo così il monitoraggio potrà tradursi in un vantaggio concreto, permettendo alle attività di pianificare strategie contro i rincari. L’associazione invita il governo a garantire che questo strumento non resti un’occasione mancata.

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