Il diritto al conto corrente diventa legge: cosa cambia per i cittadini italiani

Conto corrente
La Camera approva all’unanimità una legge che garantisce a tutti i cittadini il diritto al conto corrente, limitando il potere delle banche di rifiutare aperture o chiudere conti con saldo attivo.

In un’Italia sempre più digitale, dove i pagamenti elettronici sono ormai indispensabili, il diritto ad avere un conto corrente si trasforma in una garanzia fondamentale per i cittadini.

Con 254 voti favorevoli e nessun contrario, la Camera dei Deputati ha dato il primo via libera a una proposta di legge che obbliga le banche ad aprire un conto corrente a chiunque ne faccia richiesta, salvo eccezioni legate a normative antiriciclaggio e antiterrorismo. Il provvedimento, che attende ora il passaggio al Senato, segna un punto di svolta nel rapporto tra cittadini e sistema bancario, ponendo le basi per una maggiore inclusione finanziaria. Ma quali sono le novità concrete, e quali impatti potrebbero esserci per i 48 milioni di conti correnti attivi in Italia?

Un diritto universale per il conto corrente

La nuova normativa stabilisce che le banche non potranno più rifiutare l’apertura di un conto corrente a nessun cittadino, indipendentemente da situazioni come protesti, insolvenze o segnalazioni alla Centrale Rischi. Il testo prevede che “fermo restando l’obbligo di osservare le disposizioni nazionali ed europee in materia di contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, la banca non può in alcun caso esimersi dalla stipula di un contratto di conto corrente con chiunque lo richieda”. Inoltre, le banche non potranno chiudere unilateralmente un conto con saldo attivo, a meno che non sussistano “gravi e documentate ragioni” legate a violazioni delle normative antiriciclaggio o antiterrorismo. In caso di rifiuto, gli istituti di credito dovranno fornire una motivazione scritta entro 10 giorni dalla richiesta.

Questa misura va oltre il concetto di conto di base, introdotto in Italia per favorire l’accesso ai servizi bancari per chi ha minori disponibilità economiche. A differenza del conto di base, che le banche possono rifiutare di aprire sulla base di propri criteri, la nuova legge elimina questa discrezionalità, rendendo il conto corrente un diritto fondamentale, paragonabile all’accesso a servizi essenziali come l’elettricità o la sanità.

L’impatto sui numeri: 48 milioni di conti correnti

Secondo i dati della Federazione Autonoma Bancari Italiani (Fabi), in Italia sono attivi 48.110.106 conti correnti, con un incremento del 13,2% rispetto al 2019, quando il totale era di 42.498.357. Milano guida la classifica delle città con 8.171.863 conti (17% del totale nazionale), seguita da Roma con 4.387.201 (9,1%) e Torino con 1.809.859 (3,8%). A livello territoriale, il Nord Ovest registra il numero più alto di conti (18,29 milioni, +19,2% dal 2019), seguito dal Nord Est (10,42 milioni, +10,9%), dal Centro (9,99 milioni, +8,4%), dal Sud (6,30 milioni, +9,5%) e dalle Isole (3,11 milioni, +11,5%). Questi numeri evidenziano l’importanza del sistema bancario nella vita quotidiana degli italiani e il potenziale impatto della nuova legge su milioni di cittadini.

Una battaglia bipartisan per l’inclusione finanziaria

Il provvedimento ha ricevuto un ampio consenso politico, con il sostegno di forze sia di maggioranza che di opposizione. Matteo Salvini, leader della Lega, ha definito l’approvazione alla Camera “una vittoria della Lega”, sottolineando che si tratta di “una nostra battaglia storica a difesa di tutti i cittadini in difficoltà”. Toni Ricciardi, vicepresidente del gruppo Pd, ha aggiunto: “Il provvedimento sui conti correnti non è una questione meramente burocratica ma l’ennesimo tassello che la politica deve aggiungere al diritto di cittadinanza completa e che non lascia indietro nessuno. Il diritto che lega cittadini e banche che stiamo discutendo è un obbligo di civiltà”.

L’iniziativa nasce in risposta alle numerose segnalazioni di cittadini che si sono visti chiudere i propri conti, anche con saldi positivi, senza motivazioni chiare. Questo fenomeno ha spinto i legislatori a intervenire per garantire maggiore trasparenza e accesso ai servizi bancari, in un’epoca in cui il denaro elettronico è sempre più centrale per partecipare alla vita economica e sociale.

Le reazioni: soddisfazione e timori sui costi

Il Codacons, associazione a tutela dei consumatori, ha accolto con favore la proposta, sottolineando che “è giusto garantire il diritto al conto corrente a tutti i cittadini, senza discriminazioni e limiti basati sul reddito o su altri criteri iniqui”. L’associazione ha evidenziato come l’attuale contesto economico, dominato da pagamenti digitali, home banking e nuove tecnologie, penalizzi fortemente chi non possiede un conto corrente, creando disparità di trattamento. Tuttavia, il Codacons ha anche espresso preoccupazione per i possibili aumenti delle spese di gestione, che oggi si attestano in media a 100,7 euro a cliente. “I nuovi obblighi in capo agli istituti di credito potrebbero portare a rincari e balzelli a danno dei cittadini”, ha ammonito l’associazione.

Anche Banca d’Italia e l’Associazione Bancaria Italiana (Abi) hanno espresso riserve nei mesi precedenti l’approvazione. L’Abi ha evidenziato che obbligare le banche ad aprire conti a chiunque “evoca una funzione ‘pubblicistica’ o ‘para-pubblicistica’ dell’attività bancaria”, in contrasto con il principio del Testo Unico Bancario che considera l’attività bancaria un’impresa privata. Banca d’Italia, invece, ha richiamato l’attenzione su possibili conflitti con il diritto europeo e i principi costituzionali, come la libertà di iniziativa economica, oltre a potenziali rischi per la stabilità finanziaria e l’interazione con le normative antiriciclaggio.

Cosa succede ora?

Dopo il via libera della Camera, il provvedimento passerà al Senato per l’approvazione definitiva. Se confermato, rappresenterà una svolta significativa, trasformando il conto corrente in un diritto di cittadinanza universale.

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