Gas, petrolio e bollette, l’Italia maglia nera in Europa: ecco quanto ci costa la dipendenza energetica

L'Italia importa il 95% del gas e paga l'energia più cara d'Europa: 130,5 €/MWh. Il report Legambiente 2026 confronta i dati con Spagna, Germania e Francia.

Il quadro che emerge dal nuovo report di Legambiente, intitolato “Il prezzo della dipendenza”, è impietoso: l’Italia resta uno dei Paesi europei più vulnerabili sul fronte energetico. La Penisola importa il 95% del gas fossile e il 91% del petrolio che consuma, con una dipendenza strutturale dall’estero che si trascina da decenni. Tra i principali fornitori spiccano Algeria e Azerbaigian, che insieme coprono oltre il 54% della domanda di gas nazionale, seguiti da Qatar, Russia, Libia e Stati Uniti. Una catena di approvvigionamento lunga e fragile, esposta a ogni scossone geopolitico.

Bollette alle stelle: l’Italia maglia nera in Europa

La dipendenza dal gas ha una conseguenza diretta e molto concreta per famiglie e imprese: i prezzi dell’energia tra i più alti del continente. Tra gennaio e aprile 2026, il costo medio all’ingrosso dell’elettricità in Italia ha raggiunto i 130,5 euro per MWh, un valore sensibilmente più elevato rispetto a Germania (99,8 €/MWh), Olanda (100,1 €/MWh) e Francia (70,4 €/MWh). Ma il confronto più stridente è con la Spagna, ferma a soli 42,5 euro per Mwh, cioè quasi un terzo del valore italiano.

Il divario strutturale 

Il motivo di questo divario è strutturale: nei primi 69 giorni del 2026 il gas ha determinato il prezzo dell’elettricità all’ingrosso in Italia per l’89% delle ore. In Spagna la stessa percentuale si ferma al 15%, in Germania al 40%, in Olanda al 42%. In pratica, il sistema elettrico italiano balla quasi interamente al ritmo delle quotazioni del gas.

In Italia rinnovabili in ritardo cronico

Mentre gli altri grandi Paesi europei accelerano la transizione energetica, l’Italia arranca. Negli ultimi cinque anni la produzione da fonti rinnovabili è cresciuta solo del 10%, contro il +41,9% registrato in Spagna. E non è un caso: oltre 1.700 progetti legati a fonti pulite sono attualmente fermi in attesa di valutazione presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

Il confronto con i vicini europei è impietoso. In Spagna le rinnovabili coprono già il 56% della produzione elettrica complessiva, con una crescita da 113,8 a 161,5 TWh tra il 2020 e il 2025, accompagnata da un crollo dell’83,3% del carbone. In Germania le rinnovabili hanno raggiunto il 58,8% della produzione totale a fine 2025. In Olanda il contributo delle fonti pulite è arrivato al 51,2%, con una crescita del 111% nello stesso periodo. Persino la Francia, che punta forte sul nucleare (69% della produzione), ha aumentato le rinnovabili del 17,4%.

In Italia, nel 2025, il gas fossile ha rappresentato ancora il 47,3% della produzione elettrica totale: più del doppio rispetto alla Spagna (21,5%) e sensibilmente sopra l’Olanda (34,8%).

Le 15 proposte di Legambiente al Governo

Di fronte a questo scenario, aggravato da un contesto geopolitico sempre più instabile — conflitti in corso e tensioni attorno allo Stretto di Hormuz — Legambiente ha consegnato al governo Meloni un pacchetto di 15 proposte concrete per accelerare la transizione energetica. Le priorità indicate dall’associazione sono chiare: eliminare i sussidi ambientalmente dannosi entro il 2030, bloccare subito le nuove infrastrutture legate al gas fossile, abbandonare le politiche pro-nucleare e snellire le procedure autorizzative per gli impianti rinnovabili. A queste si aggiunge una politica seria di riqualificazione energetica degli edifici, in linea con la Direttiva europea sulle case green (EPBD).

Legambiente ha anche annunciato una manifestazione il 27 aprile a Roma, in piazza Capranica, sotto lo slogan “La pace è rinnovabile, la guerra è fossile”, con l’obiettivo di fare pressione sul vertice internazionale di Santa Marta, in Colombia.

“Serve un cambio di passo deciso”

Il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani, non usa mezzi termini: “L’Italia dimostra di non aver ancora imparato la lezione, restando fortemente dipendente dalle fonti fossili con una politica energetica miope che punta su rigassificatori, nuovi fornitori di gas e un surreale ritorno al nucleare”. L’invito al governo è di prendere esempio dalla Spagna, rimuovere gli ostacoli burocratici che frenano lo sviluppo delle rinnovabili e presentare un piano di uscita dai fossili alla Conferenza di Santa Marta.

A fare eco alle parole di Ciafani è Katiuscia Eroe, responsabile energia dell’associazione, che ricorda come “solo con le rinnovabili e con l’efficienza energetica possiamo renderci indipendenti dalle fonti fossili e giocare un ruolo geopolitico importante portando pace e uguaglianza”. Un messaggio che va ben oltre la tecnica energetica: la dipendenza dal gas è, in fondo, anche una questione di sovranità e sicurezza nazionale.

Perché le bollette in Italia sono più care rispetto agli altri Paesi europei?

Perché il sistema elettrico italiano dipende dal gas fossile per quasi il 50% della produzione. Tra gennaio e aprile 2026, il gas ha determinato il prezzo dell’elettricità per l’89% delle ore, contro il 15% della Spagna, rendendo le tariffe italiane le più alte d’Europa.

Quanto gas importa l’Italia dall’estero?

L’Italia importa il 95% del gas fossile che consuma. I principali fornitori sono Algeria e Azerbaigian, che coprono oltre il 54% della domanda, seguiti da Qatar, Russia, Libia e Stati Uniti. Una dipendenza strutturale che espone il Paese a ogni instabilità geopolitica.

Qual è il costo dell’energia elettrica all’ingrosso in Italia nel 2026?

Tra gennaio e aprile 2026, l’Italia ha registrato un costo medio di 130,5 euro per MWh, il più alto tra i grandi Paesi europei analizzati. La Spagna, grazie alle rinnovabili, si ferma a soli 42,5 €/MWh, quasi un terzo del valore italiano.

Cosa chiede Legambiente al governo italiano sull’energia?

Legambiente ha presentato 15 proposte al governo Meloni: eliminare i sussidi ai fossili entro il 2030, bloccare nuove infrastrutture gas, abbandonare il nucleare e velocizzare le autorizzazioni per gli impianti rinnovabili, puntando su efficienza energetica e riqualificazione degli edifici.

Perché la Spagna ha prezzi dell’energia così più bassi dell’Italia?

Perché la Spagna ha investito massicciamente nelle rinnovabili, che oggi coprono il 56% della produzione elettrica, con una crescita del 41,9% negli ultimi cinque anni. Il gas incide solo sul 15% delle ore di prezzo, riducendo drasticamente la vulnerabilità alle fluttuazioni del mercato fossile.

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