Applauso dai banchi dell’opposizione nell’Aula della Camera alla notizia delle dimissioni della ministra Daniela Santanchè.
“Non capivo, pensavo applaudiste me… poi ho visto le agenzie e ho capito”, ha commentato il vicepresidente di turno Giorgio Mulè, chiarendo l’origine della reazione.
La ministra ha quindi deciso di fare un passo indietro, accogliendo le indicazioni del Governo dopo la richiesta avanzata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Le opposizioni, in una giornata già segnata da forte tensione politica, avevano chiesto con insistenza le dimissioni, arrivando anche alla presentazione di una mozione di sfiducia, calendarizzata per il 30 marzo. Un passaggio che a questo punto non sarà più necessario, dopo la decisione di Santanchè di lasciare l’incarico.
La mattinata è stata scandita da uno scontro politico serrato, tra dichiarazioni alle agenzie e interventi sui social. L’opposizione ha continuato a incalzare il Governo, chiedendo le dimissioni della ministra, che nel frattempo è rimasta al lavoro al Ministero senza rilasciare dichiarazioni ai giornalisti. Fino al colpo di scena finale, con l’annuncio delle dimissioni.
“Cara Giorgia ti rassegno, come hai ufficialmente auspicato, le mie dimissioni dal ruolo di ministro che avevi voluto affidarmi e che credo di avere svolto al meglio delle mie possibilità e senza alcuna controindicazione”, scrive Daniela Santanchè nella lettera indirizzata alla premier Meloni.
Poi aggiunge: “Mi premeva e mi preme sottolineare che ad oggi il mio certificato penale è immacolato e che per la vicenda della cassa integrazione non vi è nemmeno un semplice rinvio a giudizio”.


