Era il settembre 2015 quando venne a galla il Dieselgate, noto anche come scandalo sulle emissioni, e adesso si torna a parlarne. Ripercorriamo, in breve, cosa accadde.
L’Agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente (EPA) ha scoperto che il gruppo Volkswagen aveva installato un software illegale, chiamato “defeat device”, nei motori diesel di milioni di veicoli. Questo software rilevava quando l’auto veniva sottoposta a test sulle emissioni e attivava dei sistemi di controllo per ridurre temporaneamente le emissioni di ossidi di azoto (NOx), in modo che risultassero conformi ai limiti di legge. Tuttavia, durante la normale guida su strada, il software disattivava questi controlli, causando emissioni di NOx fino a 40 volte superiori ai limiti legali.
Lo scandalo ha coinvolto circa 11 milioni di veicoli del gruppo Volkswagen in tutto il mondo, comprese marche come Audi, SEAT e Skoda.
Le conseguenze dello scandalo
La scoperta ha portato a enormi conseguenze legali, finanziarie e di immagine per Volkswagen, con l’allontanamento dell’allora CEO Martin Winterkorn, che si dimise pochi giorni dopo la rivelazione. Il Dieselgate ha scosso la fiducia nei confronti dell’industria automobilistica tedesca in generale e ha avuto impatti profondi sulle normative sulle emissioni in Europa e nel mondo, spingendo verso una maggiore regolamentazione e accelerando la transizione verso veicoli elettrici e nuove forme di mobilità più sostenibile. Le conseguenze di questo scandalo si manifestano ancora oggi, con diverse condanne penali e un danno reputazionale duraturo per l’intero settore automobilistico tedesco.
Cosa è successo adesso
La Corte Federale di Giustizia tedesca (BGH) ha annullato la delibera dell’assemblea Volkswagen del 2021 che aveva approvato un accordo transattivo con l’ex amministratore delegato Martin Winterkorn e l’ex capo di Audi Rupert Stadler riguardo al Dieselgate. La decisione della Corte ha stabilito che gli azionisti non furono messi in condizione di votare con piena consapevolezza, poiché Volkswagen non permise domande sugli asset patrimoniali degli ex manager né chiarì che l’accordo liberava altri dirigenti da ulteriori responsabilità. Questa mancanza di trasparenza ha reso invalida la decisione assembleare, annullando così l’approvazione del compromesso.
Di conseguenza, la causa viene rinviata a un tribunale inferiore per essere nuovamente esaminata e decisa. Ciò significa che il patteggiamento in cui Winterkorn avrebbe versato 11,2 milioni di euro e Stadler 4,1 milioni, con il supporto di un’assicurazione D&O da 270 milioni, non è più considerato valido e non chiude definitivamente il capitolo giudiziario legato al Dieselgate per questi ex dirigenti.
Si dovrà rivalutare l’intera vicenda
In pratica, la riapertura del caso implica che il processo sulla responsabilità degli ex manager e le relative controversie sulle coperture assicurative e sugli accordi di risarcimento devono essere rivalutate, e la vicenda resta ancora aperta dal punto di vista legale. Questo nuovo sviluppo tende a prolungare il contenzioso legato al Dieselgate, che fino ad ora è costato più di 30 miliardi di euro al gruppo Volkswagen.
Quindi, dopo questa decisione, i procedimenti giudiziari proseguiranno, e potrebbero esserci nuovi sviluppi che interessano la posizione di Winterkorn, Stadler e possibilmente altri dirigenti coinvolti nel Dieselgate.
Come può la riapertura del caso influire sui risarcimenti ai risparmiatori
La riapertura del caso Dieselgate da parte della Corte Federale di Giustizia tedesca può influire sui risarcimenti ai risparmiatori in diversi modi. Poiché la sentenza che aveva approvato l’accordo transattivo con gli ex dirigenti è stata annullata per mancanza di trasparenza, la validità del risarcimento previsto con quel patteggiamento potrebbe essere riconsiderata.
Questo comporta che:
- I risparmiatori (in particolare quelli azionisti Volkswagen) non hanno ancora una definitiva definizione dei risarcimenti legati alla responsabilità degli ex dirigenti.
- La riapertura del caso apre la possibilità di un nuovo giudizio che potrebbe modificare gli importi o le modalità di risarcimento.
- Potrebbero aumentare le opportunità per gli azionisti di ottenere risarcimenti maggiori o più completi se emergeranno nuove responsabilità o se verranno nuovamente quantificati i danni reali subiti.
Quando un caso di questo tipo viene riaperto per vizio di trasparenza o errori procedurali, i risparmiatori possono potenzialmente vedersi riconoscere un risarcimento più equo o il diritto a ulteriori indennizzi, perché vengono fatte nuove valutazioni più trasparenti e approfondite della responsabilità e dei danni.
In sintesi, la riapertura del caso potrebbe migliorare le chance per i risparmiatori di ottenere compensazioni più giuste, ma anche prolungare l’attesa per una sentenza definitiva e completa sui risarcimenti.


