Il futuro delle concessioni balneari in Italia prende forma con il decreto attuativo della legge Salva-infrazioni, un testo che promette di ridisegnare le regole del settore costiero.
Presentato oggi, mercoledì 12 marzo, al tavolo consultivo organizzato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), sotto la guida del ministro Matteo Salvini, il provvedimento introduce novità significative: un indennizzo per i concessionari uscenti e una revisione dei canoni demaniali.
Il cuore del decreto: l’indennizzo ai concessionari uscenti
La novità più rilevante del decreto è il diritto all’indennizzo per chi lascia la gestione di uno stabilimento balneare al termine della concessione. Come stabilito dalla bozza composta da cinque articoli, elaborata dal MIT e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), l’indennizzo sarà calcolato sugli investimenti effettuati e non ancora ammortizzati, con un’aggiunta: un’equa remunerazione per gli interventi realizzati negli ultimi cinque anni. “Il pagamento dell’indennizzo è corrisposto al concessionario uscente in misura non inferiore al venti per cento all’atto dell’aggiudicazione della concessione demaniale e, per la restante parte, non oltre il termine di sei mesi dall’aggiudicazione medesima”, si legge nel testo.
Questo meccanismo mira a tutelare i gestori che hanno investito in strutture, attrezzature o interventi straordinari, come quelli causati da eventi calamitosi o nuove normative. Il valore sarà determinato in base al “valore nominale degli investimenti iscritti nell’ultimo bilancio disponibile”, includendo immobilizzazioni materiali (es. stabilimenti) e immateriali (es. marchi o brevetti). Una misura che, secondo il MIT, garantisce un equilibrio tra la continuità del servizio e il riconoscimento del lavoro svolto dai concessionari uscenti.
Canoni demaniali: un aumento inevitabile
Parallelamente, il decreto affronta la questione dei canoni demaniali, il cui importo complessivo riscosso nel 2024 per le concessioni turistico-ricreative è stato di circa 84,4 milioni di euro. In caso di mancata adozione del decreto entro i termini stabiliti, scatterà un aumento automatico del 10% sugli importi attuali. Una decisione che risponde alle “stringenti osservazioni” della Commissione UE, da anni critica verso un sistema ritenuto troppo favorevole ai gestori italiani e poco aperto alla concorrenza. La rideterminazione dei canoni, dunque, diventa un passaggio obbligato per allineare l’Italia agli standard europei, ma rischia di pesare sui bilanci di un settore già provato da stagioni incerte e costi crescenti.
Le pressioni dell’Unione Europea: un equilibrio difficile
La genesi di questo decreto affonda le radici nella lunga disputa tra Italia e Ue sulla direttiva Bolkestein, che dal 2006 chiede la liberalizzazione delle concessioni demaniali marittime. Bruxelles ha più volte denunciato la proroga automatica delle licenze italiane come un ostacolo alla libera concorrenza, spingendo per gare pubbliche trasparenti. Il decreto Salva-infrazioni, con la legge n. 118 del 2022 come base, cerca di mediare: da un lato tutela i concessionari storici con l’indennizzo, dall’altro apre la strada a nuovi operatori. Ma le “stringenti osservazioni” della Commissione UE, citate nella nota del Mit, suggeriscono che il compromesso potrebbe non essere sufficiente a soddisfare pienamente le richieste europee.
Un settore sotto la lente: tra tradizione e innovazione
Le spiagge italiane non sono solo un business: sono un simbolo culturale e un motore economico, con migliaia di famiglie che da generazioni gestiscono stabilimenti balneari. Il decreto, con i suoi cinque articoli, prova a bilanciare questa eredità con la necessità di modernizzazione. “Visto, in particolare, il comma 9 dell’articolo 4 della legge n. 118 del 2022, che prevede che in caso di rilascio della concessione a favore di un nuovo concessionario, il concessionario uscente ha diritto al riconoscimento di un indennizzo a carico del concessionario subentrante”, recita la bozza, sottolineando la volontà di non lasciare indietro chi ha investito nel tempo. Ma per molti gestori, l’incertezza rimane: come saranno calcolati gli indennizzi? E l’aumento dei canoni sarà sostenibile?


