Debiti della PA, Italia maglia nera in Europa: 58,7 miliardi di ritardi nei pagamenti

Fatture non pagate
La Pubblica Amministrazione italiana accumula debiti commerciali per 58,7 miliardi di euro, mantenendo il primato negativo in Europa. Ritardi nei pagamenti e pratiche scorrette penalizzano le piccole imprese.

Nel 2024, la Pubblica Amministrazione italiana ha accumulato debiti commerciali per 58,7 miliardi di euro, confermandosi il peggior pagatore in Europa.

Secondo l’Ufficio studi della CGIA, che ha elaborato i dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze pubblicati il 1° luglio 2025, l’anno scorso i fornitori privati hanno presentato richieste di pagamento per 198 miliardi di euro. Di questi, 189,85 miliardi risultano saldati entro marzo 2025, lasciando 8,15 miliardi in sospeso.

In rapporto al PIL, i debiti commerciali italiani raggiungono il 2,7%, un dato nettamente superiore alla media europea dell’1,6%. Paesi come la Germania (1,8%), la Francia (1,5%) e la Spagna (0,7%) mostrano performance migliori. “I ritardi nei pagamenti rappresentano un ostacolo allo sviluppo economico”, afferma la CGIA, evidenziando come tali pratiche danneggino soprattutto le piccole imprese.

Tempi di pagamento migliorati, ma non basta

Nel 2024, la Pubblica Amministrazione ha ridotto i tempi di pagamento, scendendo per la prima volta sotto i 30 giorni, come previsto dalla Direttiva UE del 2013. Questo progresso si deve ai vincoli imposti dal PNRR e all’introduzione della Piattaforma dei Crediti Commerciali (PCC), che monitora le abitudini di pagamento degli enti pubblici e prevede sanzioni per i ritardatari. Tuttavia, la CGIA segnala due pratiche scorrette che compromettono i risultati. “Nonostante i miglioramenti, i mancati pagamenti restano un malcostume diffuso”, dichiara l’associazione, sottolineando come tali anomalie penalizzino soprattutto le piccole e medie imprese.

Pagamenti selettivi a danno delle PMI

La prima anomalia riguarda la tendenza della Pubblica Amministrazione a saldare tempestivamente le fatture di importo maggiore, rispettando così l’Indice di Tempestività dei Pagamenti (ITP), ma ritardando il pagamento di quelle minori. Questa prassi, definita “diabolica” dalla Corte dei Conti, colpisce duramente le piccole imprese, che spesso forniscono beni e servizi di valore ridotto. Tale strategia consente agli enti pubblici di mantenere un ITP conforme alla legge, ma penalizza i fornitori più vulnerabili, aggravando la loro situazione finanziaria.

Fatture emesse su ordine della PA

Un’altra pratica diffusa vede i funzionari della Pubblica Amministrazione decidere unilateralmente quando i fornitori devono emettere le fatture. “Se i fornitori non si adeguano, rischiano di perdere future opportunità di lavoro”, denuncia la CGIA. Autorizzando l’emissione delle fatture solo quando gli enti dispongono dei fondi necessari, la PA riesce a rispettare formalmente i tempi di pagamento, aggirando le normative. Questo abuso di posizione dominante, definito “ripugnante” dall’associazione, compromette la trasparenza e la correttezza delle transazioni commerciali.

Compensazione fiscale come soluzione

Per affrontare il problema dei debiti commerciali, la CGIA propone la compensazione fiscale tra i crediti certi, liquidi ed esigibili delle imprese verso la PA e i loro debiti fiscali e contributivi. “Un automatismo di questo tipo risolverebbe un problema che affligge le piccole e medie imprese da decenni”, sostiene l’associazione. Questa misura garantirebbe maggiore liquidità alle imprese, rafforzando la loro tenuta finanziaria e favorendo lo sviluppo economico del Paese.

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