Dazi USA, Prosecco sotto attacco: cosa sta succedendo

Prosecco
A poche settimane dall’entrata in vigore dei possibili dazi annunciati da Trump, le esportazioni di vino italiano verso gli Stati Uniti sono ferme. La filiera chiede aiuto al governo: riuscirà il Made in Italy a salvarsi?

È un momento di stasi inquietante per il vino italiano: da giorni, le cantine italiane guardano con ansia oltreoceano, mentre le navi cariche di bottiglie restano ferme nei porti e gli ordini dagli Stati Uniti vengono cancellati uno dopo l’altro.

Il motivo? La minaccia di dazi al 200% annunciati dal presidente americano Donald Trump, che potrebbero colpire il cuore pulsante del Made in Italy: il settore vitivinicolo. Siamo a fine marzo 2025, e la data cerchiata in rosso è il 2 aprile, quando le nuove tariffe potrebbero diventare realtà, stravolgendo un mercato che per l’Italia vale 2 miliardi di euro solo nel 2024. La paura è palpabile: cosa accadrà se il simbolo delle bollicine italiane, il Prosecco, e altre eccellenze enologiche finiranno intrappolati in una guerra commerciale?

Il grido della filiera: “un rischio devastante”

La filiera vitivinicola italiana non è rimasta a guardare. In un comunicato congiunto, organizzazioni come Federdoc, Federvini, Confagricoltura, Copagri, Cia-Agricoltori Italiani, Alleanza delle Cooperative, Uiv e Assoenologi hanno alzato la voce, chiedendo al governo italiano una “posizione ferma in sede europea” per scongiurare il peggio. “Gli Stati Uniti rappresentano il principale mercato export per il vino europeo” scrivono, sottolineando come il dato italiano del 2024 – 2 miliardi di euro – sia un pilastro irrinunciabile. “Non possiamo rischiare che la minaccia Trump diventi effettiva” proseguono, “dato che avrebbe effetti economici devastanti su un settore strategico come il nostro che genera un fatturato di 17 miliardi di euro, pari a circa il 10% del fatturato del F&B italiano, e che rappresenta una fonte cruciale di occupazione per i nostri territori, con circa 870.000 persone tra operatori diretti ed indiretti”.

Prosecco: il re delle bollicine sotto assedio

Tra i protagonisti di questa crisi c’è il Prosecco, il vino italiano più amato dagli americani. Con oltre 130 milioni di bottiglie esportate ogni anno negli Stati Uniti e un valore stimato di 500 milioni di euro, questo simbolo del Veneto è diventato un ambasciatore globale del Made in Italy. Ma oggi, il suo futuro è incerto. I consorzi di tutela – Prosecco Doc, Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg e Asolo Prosecco Docg – hanno segnalato una sospensione degli ordini da parte degli importatori americani, spaventati dall’idea di dover affrontare dazi che potrebbero triplicare i costi. “Le bottiglie impiegano diverse settimane per attraversare l’Atlantico,” spiega un produttore veneto. “Se i dazi entrano in vigore mentre sono in viaggio, gli importatori si troveranno a pagare cifre insostenibili, e noi a perdere un mercato chiave”.

La voce del Veneto

A dare eco all’allarme è anche Roberto Bet, consigliere regionale veneto dell’Intergruppo Lega – Liga Veneta. “Il rischio di nuovi dazi minaccia non solo un’eccellenza enologica, ma un simbolo del Made in Italy e dell’identità veneta nel mondo,” ha dichiarato con fermezza. Bet non usa mezzi termini: la sospensione degli ordini dagli Stati Uniti è “un segnale gravissimo che non possiamo permetterci di ignorare”. Per lui, il Prosecco non è solo un prodotto: “È molto più di una bollicina di successo: è un patrimonio culturale e sociale, un ambasciatore dell’Italia nel mondo”. E i numeri gli danno ragione: con quel flusso di 130 milioni di bottiglie e un valore di 500 milioni di euro, il Prosecco è una colonna portante dell’export italiano. Ma ora, il consigliere chiede un intervento deciso: “Tocca al governo fare la propria parte con un’azione sinergica”.

Diplomazia del gusto

Ed è proprio da Bet che arriva un’idea originale per affrontare la crisi: la Diplomazia del Gusto. “Serve una strategia che parli direttamente ai cittadini americani” spiega, “raccontando non solo la qualità del nostro Prosecco, ma anche il suo valore simbolico come ponte tra culture e popoli”. L’iniziativa proposta è ambiziosa: un roadshow nelle città simbolo degli Stati Uniti – New York, Washington, Los Angeles, Chicago e Miami – che coinvolga imprese, consorzi, istituzioni italiane e testimonial del Made in Italy. “Il Prosecco è un simbolo di pace e di dialogo”, insiste Bet, “non può diventare vittima di una guerra commerciale”. n progetto che punta a conquistare i cuori degli americani, ma che solleva una domanda: basterà a fermare i dazi?

Un patrimonio da salvare

Il vino italiano non è solo un prodotto: è storia, tradizione, identità. Dal Prosecco delle colline venete ai rossi toscani, dai bianchi del Trentino ai rosati del Sud, rappresenta un’eccellenza che il mondo ci invidia. Ma ora, quel patrimonio è in pericolo. Se i dazi diventassero realtà, non si tratterebbe solo di perdite economiche: a rischio c’è la competitività di un settore che ha fatto del Made in Italy un marchio globale. La sfida è aperta e il countdown è iniziato. Riuscirà l’Italia a difendere le sue bollicine e il suo futuro?

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