Dazi Stati Uniti – Cina, il vertice di Stoccolma si chiude senza accordo

Dazi Cina - USA
In assenza di un accordo rapido, si teme una riacutizzazione della guerra commerciale, che aveva già visto la reciproca imposizione di dazi a tripla cifra nella primavera 2025.

Gli Stati Uniti e la Cina hanno concluso due giorni di negoziati a Stoccolma senza raggiungere un accordo per estendere la sospensione dei dazi, che scade il prossimo 12 agosto.

L’estensione della tregua tariffaria di 90 giorni, concordata a maggio e attualmente in vigore sulla maggior parte dei dazi reciproci, resta quindi in bilico: la decisione finale spetta al Presidente statunitense Donald Trump, che ha dichiarato di voler essere aggiornato dai suoi negoziatori prima di prendere una decisione formale.

Distanze su temi chiave 

Il clima delle trattative è teso: entrambi i Paesi hanno ribadito la volontà di evitare una nuova escalation, ma restano distanze su temi chiave come le restrizioni alle esportazioni e gli acquisti di petrolio russo da parte della Cina. I negoziatori USA hanno segnalato “progressi costruttivi” ma anche che, assente un’estensione, i dazi torneranno automaticamente ai livelli massimi precedenti, vicini all’80–145% su centinaia di miliardi di dollari di merci coinvolte.

Gli scenari

Senza un accordo entro il 12 agosto, i dazi reciproci verranno “ripristinati”, con possibili ripercussioni sul commercio globale e sulle catene di approvvigionamento.

Nel 2025 le tensioni tariffarie hanno già prodotto effetti economici rilevanti: secondo alcune stime, i dazi hanno aumentato l’inflazione USA di oltre due punti, riducendo il PIL di circa lo 0,5–0,9% annuo e generando un forte impatto sui costi per le famiglie e sui settori agricoli e dei servizi.

L’elevato rischio economico interessa non solo Stati Uniti e Cina: la crisi tariffaria rischia di spingere l’export cinese verso altri mercati (come l’area euro), riducendo ulteriormente l’inflazione europea e influenzando la crescita mondiale.

In assenza di un accordo rapido, si teme una riacutizzazione della guerra commerciale, che aveva già visto la reciproca imposizione di dazi a tripla cifra nella primavera 2025: se prolungata, potrebbe trattarsi della più grande guerra commerciale della storia contemporanea.

Le delegazioni tuttavia confermano la volontà di continuare a lavorare per una soluzione, con possibili nuovi incontri e la prospettiva di un vertice tra Trump e Xi Jinping in autunno.

Le ragioni del clima teso tra Usa e Cina

I negoziati tesi tra Stati Uniti e Cina derivano principalmente da divergenze strutturali e strategiche in ambito commerciale, tecnologico e geopolitico. Ecco le più rilevanti. 

  • Deficit commerciale: gli Stati Uniti lamentano uno squilibrio nel commercio bilaterale a favore della Cina, con un deficit di centinaia di miliardi di dollari l’anno. Questo deficit è visto come una minaccia per l’occupazione e la sicurezza economica USA.
  • Concorrenza tecnologica: gli USA accusano la Cina di puntare al primato mondiale nelle tecnologie avanzate attraverso politiche statali aggressive, incluso il trasferimento forzato di tecnologie dalle imprese straniere che operano in Cina, le violazioni della proprietà intellettuale e ingenti sussidi alle aziende nazionali.
  • Barriere e pratiche commerciali “sleali”: secondo Washington, la Cina ostacola le importazioni americane attraverso regolamentazioni, sussidi, svalutazione della moneta e limitato accesso al proprio mercato interno, mentre le sue esportazioni beneficiano di bassi costi di produzione e altri vantaggi competitivi.
  • Limitazioni all’accesso al mercato e ai servizi: gli Stati Uniti denunciano le difficoltà di accesso al mercato cinese, soprattutto nei settori dei servizi, digitale ed e-commerce, insieme all’obbligo di joint venture che implica il trasferimento di tecnologia.
  • Geopolitica e leadership globale: oltre all’economia, le tensioni riflettono lo scontro più ampio per la leadership globale tra una potenza consolidata (USA) e una emergente (Cina), con implicazioni sulle alleanze internazionali, le catene di approvvigionamento e la sicurezza tecnologica.

Questi fattori rendono i negoziati complessi e il clima teso, con il rischio che l’assenza di compromessi porti a una nuova escalation dei dazi e a pesanti conseguenze sull’economia mondiale.

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