Dazi, Trump sfida la Fed e la Cina reagisce al Canada

Donald Trump
Dazi, tensioni commerciali e crescita a rischio: Trump preme sulla Fed, Cina e Canada si sfidano a colpi di tariffe, mentre la BCE avverte sull’impatto economico globale.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump non usa mezzi termini: “Fai la cosa giusta”, ha scritto su Truth Social, rivolgendosi alla Federal Reserve dopo la decisione di mantenere stabili i tassi di interesse.

La banca centrale americana ha, infatti, appena rivisto al ribasso le previsioni di crescita, alzando invece quelle sull’inflazione. Una mossa che non è piaciuta a Trump, convinto che un taglio dei tassi sia essenziale per mitigare gli effetti economici dei suoi dazi, pilastro della sua politica commerciale.

Cina contro Canada: la guerra dei dazi si accende

Nel frattempo, la Cina non sta a guardare. Da oggi, 20 marzo 2025, Pechino ha imposto dazi al 100% su olio di colza e piselli canadesi, accompagnati da tariffe del 25% su prodotti ittici e carne di maiale. Una rappresaglia diretta alle misure adottate da Ottawa nell’agosto 2024, quando il Canada aveva introdotto dazi del 100% sui veicoli elettrici cinesi, in scia alle politiche Usa per bloccare l’avanzata delle auto sovvenzionate dal Dragone in Nord America. Ottawa non si è fermata lì: ha aggiunto tariffe su acciaio e alluminio cinesi, mosse che il Ministero del Commercio di Pechino ha definito “politiche che hanno interrotto il normale ordine degli scambi e danneggiato i legittimi diritti e interessi delle imprese cinesi”.

I leader dell’industria canadese, però, lanciano l’allarme: le conseguenze potrebbero essere devastanti. “Questi dazi mettono a rischio interi settori”, avvertono, mentre il Canada si trova stretto tra la pressione americana e la reazione cinese.

L’Europa sotto scacco: le stime della BCE

A migliaia di chilometri di distanza, l’Europa osserva con apprensione. La presidente della BCE, Christine Lagarde, ha messo in guardia sulle ricadute dei dazi americani durante un intervento al Parlamento Europeo: “L’analisi della BCE suggerisce che una tariffa statunitense del 25% sulle importazioni dall’Europa ridurrebbe la crescita dell’area dell’euro di circa 0,3 punti percentuali nel primo anno”. E il quadro peggiora se l’Europa rispondesse con contromisure: “Un aumento delle tariffe sulle importazioni statunitensi aumenterebbe ulteriormente questa percentuale a circa mezzo punto percentuale”.

Il Bollettino Economico della BCE conferma il clima di incertezza. La crescita del commercio mondiale si è già raffreddata alla fine del 2024, e le proiezioni per il 2025-2027 non lasciano spazio all’ottimismo: i flussi commerciali subiranno un duro colpo, con revisioni al ribasso delle importazioni ed esportazioni di Stati Uniti e Cina pari a 1,0-1,5 punti percentuali cumulati. Per l’area euro, la domanda estera dovrebbe calare dal 3,4% nel 2024 al 3,2% nel 2025, stabilizzandosi al 3,1% nel 2026 e 2027.

Un commercio globale in bilico: cause e prospettive

Cosa sta rallentando il commercio mondiale? La BCE individua più fattori: oltre all’impatto dei dazi, pesano l’elevata incertezza sulle politiche commerciali, una domanda globale meno dinamica e il venir meno dell’anticipazione delle importazioni vista nei mesi passati. Le proiezioni di marzo 2025, rispetto a quelle di dicembre 2024, segnano un cambio di passo: il protezionismo sta lasciando il segno, e non solo sui grandi player come Usa e Cina.

Per gli esperti, siamo di fronte a una svolta. “I dazi non sono più solo uno strumento politico, ma un’arma economica a doppio taglio“, spiegano gli analisti. Se da un lato Trump li usa per proteggere l’industria americana, dall’altro scatenano reazioni a catena che colpiscono alleati e avversari, con il Canada e l’Europa costretti a fare i conti con un gioco sempre più rischioso. La domanda ora è una sola: fino a che punto il sistema reggerà?

Immagine: Grok.

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