Dark web, in vendita i dati di un milione di utenti collegati a Poste Italiane

Poste Italiane
In vendita sul dark web oltre 1 milione di credenziali legate a Poste Italiane: nessun attacco interno, ma furti via malware. Ecco come difendersi.

I dati personali di oltre un milione di utenti presunti clienti di Poste Italiane sono finiti in vendita nel dark web, con informazioni come indirizzi email, password in chiaro, nome, cognome, codice fiscale, data di nascita e numero di telefono. L’allarme è stato lanciato dall’esperto di cybersicurezza Andrea Draghetti tramite un post su LinkedIn. 

La rassicurazione di Poste Italiane 

Tuttavia, analisi approfondite indicano che quei dati non provengono da un data breach interno ai sistemi di Poste Italiane, ma da attacchi esterni mirati ai singoli utenti tramite malware, che hanno sottratto le credenziali. Il gruppo Poste Italiane ha confermato che non si sono verificate intrusioni o trasferimenti di dati dai propri sistemi e che l’operatività e sicurezza dei servizi digitali sono integre.

L’ipotesi su cosa sia accaduto 

Andrea Draghetti ha osservato che il numero di record è molto inferiore rispetto ai circa 40 milioni di clienti complessivi e che molte delle email trovate erano già comparse in altre violazioni dati passate. Questo fa ipotizzare che si tratti di un mix di dati trafugati da varie fonti esterne e non di un unico furto interno ai sistemi del gruppo. 

L’hacker che ha messo in vendita i dati, noto nel panorama underground come Disease, ha seguito la prassi di mostrare sample per dimostrare la qualità del materiale, ma secondo gli esperti il furto non riguarda direttamente i server di Poste Italiane. Questi elementi indicano che si tratta di credenziali di utenti che sono state compromesse in modo esterno e poi associate ai servizi Poste.it, rendendo così possibili truffe basate su false identità o phishing più credibili.

Non vi è alcuna prova che i sistemi di Poste Italiane siano stati violati.

Le credenziali sarebbero state sottratte tramite attacchi esterni agli utenti stessi (malware).

Quanto accaduto ‘accende’ un faro sull’importanza della cautela nell’uso delle password e dei sistemi di sicurezza personale online.

Come verificare se i propri dati sono stati divulgati nel dark web

Per verificare se i propri dati sono stati divulgati nel dark web, esistono diversi servizi gratuiti e a pagamento che analizzano database noti di violazioni di dati. 

Il metodo più semplice e affidabile è utilizzare il Report del Dark Web di Google, un servizio gratuito disponibile nelle impostazioni di sicurezza dell’account Google. Dopo aver effettuato l’accesso, si attiva il monitoraggio nel pannello dedicato e si possono monitorare email, nomi, numeri di telefono e altre informazioni personali. Google analizza database compromessi e avvisa se i dati dell’utente risultano esposti, fornendo anche indicazioni su come procedere in caso negativo.

Altri strumenti simili includono:

– Dark Web Monitor di NordVPN (servizio a pagamento)

– Dark Web Monitoring di Norton 360 (servizio a pagamento con prova gratuita)

– Scansione Dark Web di Malwarebytes (strumento gratuito online)

– Keeper Security Dark Web Scan (strumento gratuito basato sull’email inserita)

Questi strumenti, pertanto, permettono di inserire almeno la propria email e verificare se le credenziali sono state intercettate o diffuse sul dark web. Alcuni servizi offrono anche un monitoraggio continuo con notifiche immediate in caso di nuove esposizioni.

Consiglio pratico: impostare l’autenticazione a due fattori sui propri account e cambiare immediatamente le password in caso di rilevamento di dati compromessi.

Il cybercrime nel nostro Paese 

In Italia nel 2024 si sono registrati oltre 2 milioni di alert legati all’esposizione di dati sul dark web, con un aumento del 15,4% rispetto all’anno precedente. Circa il 48,4% degli utenti italiani ha ricevuto almeno un avviso di esposizione dati, di cui l’88% relativo a dati trovati proprio nel dark web. Le regioni più colpite includono Lazio, Lombardia, Sicilia e Campania.

L’Italia si posiziona al 5° posto a livello globale per furto di email e password e al 7° per indirizzi email compromessi. Uomini e persone nelle fasce d’età tra 41 e 60 anni sono le categorie più coinvolte.

Questi dati sono stati rilevati dall’Osservatorio Cyber di CRIF e confermati anche dal Rapporto Clusit 2025. L’Italia rimane uno dei Paesi più bersagliati a livello mondiale con il 10,1% degli attacchi globali di cybercrime indirizzati a organizzazioni e utenti italiani.

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