La crisi di Stellantis continua senza soluzione di continuità, con un nuovo ricorso agli ammortizzatori sociali che coinvolge 2.300 lavoratori dello stabilimento di Mirafiori. Dal 1° settembre al 31 gennaio 2026 sarà in vigore un contratto di solidarietà che potrebbe ridurre le ore di lavoro anche fino al 90%, con una diminuzione della busta paga che può arrivare fino a 400-500 euro mensili. La situazione è critica anche per altri stabilimenti italiani, con Melfi, Pomigliano e Termoli che registrano anch’essi forti riduzioni di produzione e ampie tranche di ammortizzatori sociali.
La preoccupazione per la situazione di precarietà
A Mirafiori la produzione nel primo semestre 2025 è calata del 21,5%, e si attende il lancio della 500 ibrida per novembre come possibile segnale di rilancio. Tuttavia, gli operai e i sindacati denunciano una situazione di precarietà ormai ventennale, con ripetuti periodi di cassa integrazione e un grave impatto economico sulle famiglie. I sindacati chiedono un intervento politico urgente e un piano industriale vero per fermare il declino e rilanciare la produzione in Italia, ma la situazione resta complessa e incerta.
Lo scenario attuale
– Ammortizzatori sociali per 2.300 lavoratori a Mirafiori da settembre a fine gennaio 2026.
– Riduzione delle ore lavorative fino al 90%, con calo di stipendio di circa 400-500 euro mensili.
– Produzione in calo del 21,5% nel primo semestre 2025 a Mirafiori.
– Situazione simile negli stabilimenti di Melfi, Pomigliano e Termoli.
– Appelli dei sindacati al governo per un intervento strutturale e un piano industriale nazionale.
– Arrivo della 500 ibrida a novembre come possibile segnale di speranza, ma la crisi continua da molti anni.
Le condizioni dei lavoratori a Mirafiori
Lo stabilimento Stellantis di Mirafiori conta circa 12.000 dipendenti attualmente. Tuttavia, è in corso un processo di riduzione del personale con circa 610 lavoratori in esubero che dovranno uscire entro ottobre 2025 tramite uscite volontarie incentivati. Nei mesi recenti si è inoltre fatto ampio uso del contratto di solidarietà per oltre 3.000 lavoratori, a causa della diminuzione dei volumi di produzione.
Le motivazioni della crisi di Stellantis
La crisi di Stellantis è dovuta a una combinazione di fattori economici, industriali, geopolitici e gestionali. I motivi principali includono:
– Perdite finanziarie significative, con una perdita netta di 2,3 miliardi di euro nel primo semestre 2025 e flussi di cassa operativi negativi, causate da cancellazioni di programmi, svalutazioni di piattaforme, costi di ristrutturazione e impatti normativi come l’abolizione della sanzione CAFE negli USA. Inoltre, l’azienda ha subito costi elevati da dazi doganali imposti dagli USA, per oltre 1,5 miliardi di euro nel 2025, che hanno ulteriormente ridotto i margini e i ricavi (-12,6%).
– Produzione in forte calo, soprattutto in Italia, con una riduzione del 27% nei volumi prodotti nel primo semestre 2025. La crisi produttiva ha colpito gravemente gli stabilimenti italiani storici, provocando ricorso massiccio a ammortizzatori sociali e licenziamenti. La produzione italiana rischia di scendere sotto 400.000 unità annue, con un arretramento rispetto al 2024.
– Problemi gestionali e strategici, tra cui la difficoltà di gestire la transizione verso la mobilità elettrica e digitale, con ritardi su nuovi modelli e dipendenza eccessiva da marchi meno performanti che drenano risorse. Rapporti tesi con governi, sindacati, fornitori e concessionari hanno aggravato la situazione operativa, con rallentamenti nelle forniture e nei processi produttivi.
– Dimissioni del CEO Carlos Tavares nel dicembre 2024, evento che ha evidenziato tensioni interne e difficoltà nel rapporto tra proprietà e management, con critiche sulla mancanza di responsabilità sociale e trasparenza da parte della dirigenza.
Dunque, la crisi di Stellantis è il risultato di uno scenario complesso che lega perdite economiche, dazi protezionistici, crisi produttiva soprattutto in Italia, scelte strategiche inefficaci nella trasformazione industriale e difficoltà di governance.
Cosa dicono i sindacati
I sindacati esprimono grande preoccupazione per la crisi di Stellantis, definendo la situazione grave e in continuo peggioramento, soprattutto in Italia. La Fiom-Cgil sottolinea che la riduzione della produzione e l’aumento degli ammortizzatori sociali non possono essere pagati dai lavoratori e chiede investimenti urgenti e un piano industriale di garanzia per l’Italia, coinvolgendo anche il Governo per evitare la chiusura degli stabilimenti e salvaguardare l’occupazione e l’indotto.
La situazione della componentistica è anch’essa in emergenza.
Il ricorso agli ammortizzatori sociali è ampio: oltre 20.400 lavoratori sono in cassa integrazione o contratti di solidarietà, con una riduzione dell’orario di lavoro fino all’80% per molti addetti. I sindacati definiscono questi contratti come strumenti difensivi, auspicando però la possibilità di distacchi e trasferimenti interni per limitare gli impatti occupazionali. Viene inoltre riconosciuto che la crisi colpisce anche l’indotto, con migliaia di aziende e lavoratori coinvolti. L’azienda ha accettato di anticipare l’integrazione salariale ai lavoratori e garantire i diritti economici maturati.


