Il mercato del gas europeo registra un’impennata dopo la cessazione delle forniture dalla Russia attraverso l’Ucraina. Alla borsa di Amsterdam, il prezzo del gas ha superato la soglia dei 50 euro al megawattora, raggiungendo i livelli più alti da novembre 2023, poi stabilizzandosi a 49,90 euro. Il mancato rinnovo del contratto di transito tra Gazprom e Naftogaz ha contribuito a intensificare le tensioni in un mercato già sotto pressione a causa dell’inverno rigido e delle instabilità geopolitiche.
Infatti, secondo quanto riportato da Bloomberg, le condizioni climatiche rigide avranno un impatto diretto sui livelli degli stoccaggi. Attualmente, gli stoccaggi europei si attestano al 71,80%, corrispondenti a 824,019 TWh, secondo i dati di Gas Infrastructure Europe.
In Germania, nel dettaglio, le scorte raggiungono il 79,47%, equivalenti a 199,87 TWh, mentre in Italia si attestano al 78,41%, pari a 156,88 TWh. Tali livelli risultano leggermente superiori alla media stagionale del 69%.
Le accuse della Russia e la posizione dell’Ucraina
La Russia attribuisce la responsabilità della situazione agli Stati Uniti e all’Ucraina. Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri russo, ha affermato: “La cessazione delle forniture di energia russa competitiva e rispettosa dell’ambiente non solo indebolisce il potenziale economico dell’Europa, ma ha anche un impatto molto negativo sul tenore di vita dei cittadini europei”. Secondo Zakharova, Kiev avrebbe bloccato il transito del gas nonostante Gazprom avesse rispettato gli obblighi contrattuali, aggiungendo che il principale beneficiario della crisi sarebbe l’economia statunitense.
L’impatto sulle forniture europee e il ruolo dell’Italia
L’Italia, che già da tempo ha ridotto le forniture di gas russo, sembra preparata a fronteggiare la situazione. Il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto, ha dichiarato che il Paese dispone di scorte sufficienti grazie al riempimento degli stoccaggi effettuato prima di novembre. Pichetto ha confermato che si stanno valutando ulteriori misure per affrontare con tranquillità il resto dell’inverno.
Secondo Stefano Besseghini, presidente di Arera, l’Italia potrebbe esportare più gas verso i Paesi dell’Europa orientale maggiormente colpiti dallo stop. “Non ci saranno impatti diretti sulle nostre forniture”, ha spiegato Besseghini, sottolineando che il sistema europeo si era già preparato all’interruzione.
La strategia energetica di Mosca e la risposta ucraina
Con la chiusura del transito del gas attraverso l’Ucraina, la Russia guarda a mercati alternativi e al potenziamento del TurkStream, unico gasdotto ancora operativo verso l’Europa. Tuttavia, secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, la cessazione del transito rappresenta “una delle più grandi sconfitte di Mosca”. Il danno economico per la Russia è stimato tra 5 e 6,5 miliardi di dollari l’anno, mentre Kiev celebra questa decisione come un colpo strategico per indebolire l’economia russa e i suoi legami con l’Europa.
Mikhaylo Podolyak, consigliere di Zelensky, inoltre, ha definito il blocco del gas “la fine del ricatto del gas”, aggiungendo che la nuova politica energetica europea dovrà basarsi su principi di sicurezza e indipendenza.
La crisi energetica nella Transnistria moldava
La Transnistria, regione separatista della Moldavia, si trova a fare i conti con una grave crisi energetica. Dopo lo stop alle forniture di gas russo, la principale centrale elettrica della regione è stata convertita all’uso del carbone. Vadim Krasnoselsky, leader della regione, ha dichiarato che le riserve di gas disponibili potrebbero durare al massimo dieci giorni. Nel frattempo, sono state adottate misure straordinarie per fornire calore e cibo alla popolazione, trasformando le scuole in punti di isolamento termico.
Prospettive per il mercato europeo del gas
L’Unione Europea, attraverso il Gas Coordination Group, ha rassicurato sulla disponibilità di rotte alternative e sull’importazione di gas naturale liquefatto (GNL). “Non vi sono problemi di sicurezza nell’approvvigionamento”, ha affermato la Direzione generale per l’Energia della Commissione europea. Tuttavia, il nuovo stop potrebbe esercitare una pressione sui prezzi, soprattutto nei Paesi dell’Europa orientale ancora fortemente dipendenti dal gas russo.


