Crisi dell’automotive: Bosch taglierà 13.000 posti di lavoro entro il 2030

Bosch
Bosch licenzierà 13.000 lavoratori entro i prossimi 5 anni per colmare un gap da 2,5 miliardi e affrontare la concorrenza asiatica. La preoccupazione dei sindacati.

Nel mese che sta per concludersi Bosch ha annunciato ufficialmente il piano di licenziamenti di 13.000 dipendenti nei prossimi 5 anni (fino al 2030). L’annuncio è stato fatto da Stefan Hartung, CEO di Bosch, e successivamente confermato da Markus Heyn (capo della divisione Automotive) e Stefan Grosch (responsabile delle relazioni sindacali) in interviste e comunicazioni ufficiali.

Il piano di ridimensionamento è stato presentato internamente all’azienda e comunicato anche ai sindacati, con un focus particolare sugli stabilimenti in Germania, soprattutto nella regione di Stoccarda. Le decisioni concrete sulle azioni di riduzione dei costi, inclusi i tagli al personale, sono attese entro la fine del 2025 e saranno discusse con i rappresentanti dei lavoratori.

Le cause della crisi profonda

La notizia è confermata da molte fonti e si inserisce in un contesto di crisi profonda per il settore automotive. Le cause principali di questa drastica decisione sono:

  • Un gap di costi annuali di 2,5 miliardi di euro che Bosch deve colmare.
  • La debole domanda nel mercato automobilistico europeo, con i consumatori che rimandano l’acquisto di auto nuove.
  • Il rallentamento della crescita dell’elettromobilità e della guida autonoma.
  • La crescente concorrenza di nuovi player asiatici, che erodono quote di mercato con prezzi più aggressivi.
  • Le barriere commerciali dovute a tensioni geopolitiche che hanno paralizzato un mercato già saturo.
  • La necessità di Bosch di aumentare la redditività dall’attuale margine del 3,8% al 7%, riducendo costi per 2,5 miliardi all’anno entro il 2030.

I licenziamenti annunciati rappresentano circa il 3% della forza lavoro globale Bosch che conta circa 418.000 dipendenti. Stefan Grosch ha definito la situazione molto dolorosa ma necessaria per garantire la competitività dell’azienda.

Bosch ha già effettuato tagli nel 2024 (circa 11.500 posti), quindi questo nuovo piano entra in una più ampia strategia di ristrutturazione, con un ridimensionamento significativo degli investimenti e una razionalizzazione della logistica e delle catene di fornitura. 

Pertanto, le cause della crisi e dei licenziamenti Bosch sono il forte squilibrio economico dovuto alla domanda debole, la pressione competitiva globale, le difficoltà nella transizione verso l’elettrico, e gli effetti delle tensioni geopolitiche. 

La reazione dei sindacati 

I sindacati e i rappresentanti dei lavoratori hanno reagito con preoccupazione e decisione alle notizie dei licenziamenti Bosch. Hanno espresso critiche verso i piani di taglio del personale, sottolineando in particolare il danno sociale e l’impatto sulle famiglie dei lavoratori coinvolti.

Le organizzazioni sindacali stanno chiedendo un dialogo serrato con Bosch per ridurre al minimo i licenziamenti e promuovere alternative come contratti di solidarietà, riduzioni d’orario e riqualificazioni professionali. I sindacati puntano anche a utilizzare la contrattazione collettiva per mitigare gli effetti sociali e garantire tutele e sostegni ai dipendenti.

La richiesta prevalente è un piano che contempli riduzioni di personale solo come ultima ratio, proponendo soluzioni alternative e la massima tutela possibile dei lavoratori.

L’impatto dei tagli Bosch sulle forniture ai produttori auto europei

I tagli di personale previsti da Bosch e da altri grandi fornitori del settore automotive europeo hanno un impatto pesante sulle forniture ai produttori di auto in Europa. La crisi del settore si traduce in una diminuzione della produzione delle componenti e in un rallentamento degli investimenti in tecnologie chiave per l’elettrificazione e il futuro della mobilità.

Secondo dati recenti, nel solo 2024 sono stati annunciati oltre 54.000 tagli nei fornitori automobilistici europei, più di quanti ne siano stati fatti nei due anni della pandemia combinati. La produzione di automobili in Europa è ancora inferiore del 20% rispetto ai livelli pre-pandemia, con una conseguente forte pressione sui margini di profitto e sulla sostenibilità economica delle aziende del comparto.

Il calo della domanda da parte dei produttori di auto, unito ai costi energetici elevati e alle difficoltà geopolitiche, porta a una sotto-utilizzazione degli impianti e a un accumulo di giacenze di magazzino, con conseguente riduzione dei volumi di componenti ordinati a fornitori come Bosch.

Inoltre, molti progetti di innovazione tecnologica e di veicoli elettrici sono stati rallentati, posticipati o cancellati a causa delle difficoltà finanziarie e delle incertezze sul mercato. Ciò riduce ulteriormente le opportunità di crescita per i fornitori europei, aumentando il rischio di perdita di competitività a favore di concorrenti asiatici.

Condividi il post:

Sei su Whatsapp? Ti piacciono le nostre notizie? Segui il canale di Capitalist!

Sei su Telegram? Ti piacciono le nostre notizie? Segui il canale di Capitalist!

Leggi anche