Burocrazia, il conto nascosto per le imprese: costa fino al 3% del fatturato

Burocrazia
Secondo Confesercenti gli adempimenti burocratici costano alle imprese del commercio, turismo e servizi oltre 12 miliardi di euro l’anno. Ecco quanto pesa la burocrazia sui bilanci.

Non compare nelle dichiarazioni dei redditi, non viene riscossa attraverso un bollettino e non ha una voce specifica nei bilanci pubblici. Eppure, secondo le stime diffuse da Confesercenti, la burocrazia continua a rappresentare uno dei costi più pesanti per le imprese italiane del commercio, del turismo e dei servizi.

Tra autorizzazioni, pratiche amministrative, obblighi fiscali, aggiornamenti normativi e rapporti con la pubblica amministrazione, le micro e piccole imprese si trovano a sostenere una spesa che, complessivamente, arriva a incidere per circa il 3% del fatturato annuo.

Secondo l’associazione, il conto complessivo degli adempimenti raggiunge i 12 miliardi di euro ogni anno, trasformandosi in una sorta di “burocrazia-tax” che si aggiunge alla pressione fiscale tradizionale e che, di fatto, ne amplifica il peso.

Oltre 10 mila euro l’anno per mantenere attiva un’impresa

L’analisi prende in considerazione le aziende con un numero di addetti compreso tra zero e quarantanove.

Il risultato evidenzia come ogni attività economica debba sostenere mediamente una spesa annua vicina ai 10 mila euro esclusivamente per rispettare procedure, adempimenti e obblighi amministrativi necessari al funzionamento dell’impresa.

La situazione appare ancora più onerosa per il comparto turistico e ricettivo. Le strutture alberghiere risultano infatti tra le attività maggiormente penalizzate, con costi che superano mediamente i 14 mila euro l’anno.

Un dato significativo riguarda la composizione di queste spese: circa l’80% dell’esborso viene destinato all’acquisto di servizi professionali esterni necessari per gestire pratiche, scadenze e conformità normative.

Una semplificazione promessa ma mai completata

Negli ultimi quindici anni il tema della semplificazione amministrativa è stato affrontato da governi, enti territoriali e associazioni di categoria attraverso numerosi interventi normativi.

Tra le iniziative più rilevanti viene ricordato il progetto “Impresa in un giorno”, affiancato dal modello SUAP, nato con l’obiettivo di creare un unico punto di accesso per l’avvio e la gestione delle attività economiche.

Successivamente, il tema è tornato al centro delle politiche pubbliche grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

L’Agenda per la semplificazione 2020-2026 ha previsto interventi che comprendono:

  • reingegnerizzazione delle procedure;
  • standardizzazione della modulistica;
  • digitalizzazione dei procedimenti;
  • creazione di un catalogo unico dei regimi amministrativi.

L’obiettivo dichiarato era semplificare centinaia di procedure entro il 2026.

I nodi che continuano a frenare le imprese

Nonostante gli interventi annunciati negli anni, Confesercenti evidenzia come la percezione delle imprese sia ancora quella di un sistema complesso e frammentato.

Secondo l’associazione, esistono tre criticità che continuano a impedire una riduzione concreta degli oneri amministrativi:

  • la stratificazione delle norme;
  • le differenze territoriali nell’applicazione delle regole;
  • la continua introduzione di nuovi obblighi che si aggiungono a quelli già esistenti.

Nel mondo del lavoro e della gestione aziendale, la sovrapposizione normativa viene indicata come uno degli elementi che aumentano maggiormente costi e complessità operative.

Il tempo sottratto al lavoro e alla crescita

Il problema non riguarda esclusivamente il denaro.

La gestione delle scadenze, l’aggiornamento continuo rispetto alle nuove disposizioni, il confronto con enti e uffici pubblici e la necessità di adeguarsi a procedure spesso differenti rappresentano un impegno costante che sottrae risorse all’attività produttiva.

Per molte realtà di piccole dimensioni, ogni ora dedicata agli adempimenti amministrativi è tempo sottratto allo sviluppo del business, agli investimenti e alla competitività.

Confesercenti: servono meno norme e più efficienza

Sul tema è intervenuto il presidente di Confesercenti, Nico Gronchi, che ha sottolineato come il percorso verso una reale semplificazione sia ancora lontano dal completamento.

“La strada verso una vera semplificazione degli adempimenti per le imprese è ancora lunga. Negli ultimi anni si sono susseguiti interventi e annunci, ma il risultato è che gli obblighi amministrativi continuano a crescere e a sottrarre tempo e risorse alle attività economiche. Serve un cambio di approccio: utilizzare più la gomma per cancellare norme e procedure superflue che la penna per introdurne di nuove. In questo percorso, anche l’intelligenza artificiale può diventare uno strumento prezioso per razionalizzare il quadro normativo, eliminare sovrapposizioni e rendere più semplice il rapporto tra imprese e pubblica amministrazione. Ridurre la burocrazia non significa diminuire i controlli, ma aumentare l’efficienza del sistema e la competitività delle nostre imprese”.

Le stime di mercato e l’esperienza delle imprese suggeriscono che la sfida della semplificazione resterà uno dei temi centrali per la competitività del sistema economico italiano nei prossimi anni.

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