La Corte Ue mette fine ai passaporti d’oro di Malta: la cittadinanza non si compra

Malta
La Corte di Giustizia dell’Unione europea ha dichiarato illegale il programma di Malta che concede la cittadinanza europea in cambio di investimenti, definendolo una “commercializzazione” incompatibile con i principi Ue.

La Corte di Giustizia dell’Unione europea, con una decisione destinata a fare giurisprudenza, ha dichiarato illegale il programma di cittadinanza tramite investimento di Malta, noto come “passaporti d’oro”.

La sentenza, emessa oggi, 29 aprile, stabilisce che l’acquisizione della cittadinanza europea non può essere il risultato di una “transazione commerciale”. Questo verdetto pone fine a una pratica controversa che consentiva a cittadini facoltosi, spesso provenienti da Russia e Medio Oriente, di ottenere la cittadinanza maltese – e di conseguenza quella europea – in cambio di investimenti significativi, con un minimo di 600.000 euro.

La Corte ha sottolineato che il vincolo di cittadinanza con uno Stato membro si basa su un rapporto di “solidarietà, lealtà e reciprocità” tra lo Stato e i suoi cittadini. Concedere la cittadinanza come contropartita di pagamenti predeterminati viola i principi fondamentali dei Trattati Ue, minando la fiducia reciproca tra gli Stati membri e il concetto stesso di cittadinanza europea.

Il programma di Malta: come funzionava

Nel luglio 2020, Malta ha introdotto una modifica alla sua legge sulla cittadinanza, adottando il cosiddetto “Programma di cittadinanza tramite investimento”. Questo regime consentiva agli investitori stranieri di ottenere la cittadinanza maltese per “servizi eccezionali tramite investimenti diretti”, a patto di soddisfare una serie di requisiti, principalmente di natura finanziaria. Gli investitori dovevano versare somme considerevoli, spesso nell’ordine di centinaia di migliaia di euro, senza la necessità di dimostrare un legame effettivo con il Paese.

Secondo la Commissione europea, questo sistema rappresentava una chiara violazione delle norme Ue sulla cittadinanza e del principio di leale cooperazione. La Commissione ha quindi avviato un ricorso presso la Corte di Giustizia, sostenendo che il programma di Malta commercializzava lo status di cittadino europeo, concedendo privilegi a individui senza un reale vincolo con lo Stato.

La decisione della Corte

La Corte di Giustizia ha ribadito che ogni Stato membro è libero di definire i requisiti per la concessione della propria cittadinanza, ma tale libertà deve essere esercitata nel rispetto del diritto dell’Unione europea. “Né dal testo dei Trattati né dal loro impianto sistematico è possibile dedurre la volontà di prevedere un’eccezione all’obbligo di rispettare il diritto dell’Unione”, si legge nella sentenza.

La cittadinanza europea, che garantisce diritti come la libera circolazione in uno spazio comune di libertà, sicurezza e giustizia, si fonda su due pilastri: la fiducia reciproca tra gli Stati membri e il mutuo riconoscimento delle decisioni nazionali. Concedere la cittadinanza in cambio di investimenti equivale a trasformare un legame di solidarietà in una mera transazione commerciale, minando questi principi fondamentali.

“Quando uno Stato membro concede la cittadinanza, e quindi automaticamente la cittadinanza dell’Unione, come contropartita diretta di investimenti o di pagamenti predeterminati mediante una procedura avente natura di transazione, esso viola manifestamente tali principi”, ha dichiarato la Corte. Una tale “commercializzazione” dello status di cittadino è incompatibile con la concezione della cittadinanza dell’Unione definita dai Trattati.

Le Implicazioni per Malta e l’Unione Europea

La sentenza rappresenta una svolta significativa non solo per Malta, ma per tutti gli Stati membri che adottano o potrebbero considerare programmi simili. La Corte ha chiarito che pratiche come i passaporti d’oro mettono a repentaglio la fiducia reciproca tra gli Stati. Inoltre, tali programmi rischiano di compromettere gli obiettivi comuni dell’Ue, violando il principio di leale cooperazione.

Malta, che ha beneficiato economicamente dal programma di cittadinanza tramite investimento, dovrà ora rivedere la propria legislazione per allinearsi alla sentenza. La decisione potrebbe avere ripercussioni anche su altri Paesi, come Cipro, che in passato hanno adottato schemi simili, spingendo l’Ue verso una maggiore uniformità nelle politiche di concessione della cittadinanza.

Il principio di leale cooperazione

Un aspetto centrale della sentenza è il richiamo al principio di leale cooperazione, che obbliga gli Stati membri a evitare misure che possano compromettere gli obiettivi dell’Unione. La Corte ha sottolineato che la cittadinanza europea non è un semplice privilegio amministrativo, ma un’istituzione che incarna una “solidarietà fondamentale” tra gli Stati membri, basata su impegni reciproci.

Concedere la cittadinanza in cambio di denaro, senza verificare un legame autentico con il Paese, non solo mina questa solidarietà, ma crea un precedente pericoloso per la credibilità dell’Ue. La sentenza rafforza l’idea che la cittadinanza non può essere ridotta a una merce, ma deve riflettere un impegno reale verso i valori e gli obiettivi dell’Unione.

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