Congedo di Paternità: Nord al top, Sud in ritardo, la situazione

Congedo di paternità
Congedo di paternità in Italia: cresce l’uso al Nord, ma il 35% dei padri rinuncia.

In vista della Festa del Papà, INPS e Save the Children pubblicano un ritratto aggiornato dei padri italiani che scelgono il congedo di paternità. Il Nord guida la classifica con il 76% di utilizzo, mentre al Sud la percentuale crolla al 44%. Il contratto stabile e un reddito tra 28.000 e 50.000 euro caratterizzano chi ne beneficia di più. Nonostante il trend positivo, il 35% dei padri eleggibili ancora non lo sfrutta.

Profilo del padre che usa il congedo

Un contratto stabile e un reddito medio-alto definiscono il padre che opta per il Congedo di paternità. I dati INPS rivelano che il 70% di chi lo utilizza ha un lavoro a tempo indeterminato, contro il 40% dei contratti a tempo determinato e il 20% degli stagionali. Il tasso più alto, pari all’83%, si registra tra i redditi annui dai 28.000 ai 50.000 euro. Sopra i 50.000 euro, la percentuale scende all’80%, mentre tra i 15.000 e i 28.000 euro si attesta al 66%. La stabilità economica influenza chiaramente la scelta.

Nord batte Sud: divario territoriale evidente

L’Italia si spacca in due sull’uso del congedo di paternità. Al Nord, il 76% dei padri eleggibili ne approfitta, con il Veneto al top (79%). Al Sud e nelle Isole, solo il 44% lo fa, con la Calabria ultima al 35,1%. Il Centro si posiziona a metà strada, con il 67%. Regioni come Umbria (73,7%) e Lombardia (76,4%) brillano, mentre Lazio (63,2%) e Sicilia (39,4%) arrancano. La disparità riflette differenze culturali e lavorative radicate nel Paese.

Aziende grandi favoriscono il congedo

La dimensione aziendale incide sull’utilizzo del Congedo di paternità. Nelle imprese con oltre 100 dipendenti, l’80% dei padri lo richiede. Nelle realtà sotto i 15 dipendenti, la percentuale crolla al 40%. Questo divario suggerisce che le grandi aziende offrono un contesto più favorevole, forse grazie a una maggiore sensibilizzazione o flessibilità organizzativa. Le piccole imprese, invece, sembrano frenare l’accesso a questa misura.

Crescita lenta ma costante

Dal 2012, anno di introduzione del Congedo di paternità, l’Italia ha visto un’evoluzione. Inizialmente di pochi giorni, oggi garantisce 10 giorni retribuiti. L’utilizzo è passato dal 19,2% del 2013 al 64,5% del 2023. La crescita, però, rallenta: tra 2022 e 2023, l’incremento è stato di appena 0,5 punti percentuali. Nonostante i progressi, oltre un terzo dei padri aventi diritto rinuncia, evidenziando resistenze culturali e pratiche.

Voci autorevoli: serve un cambio culturale

Gabriele Fava, presidente INPS, commenta i dati: “Sul congedo di paternità registriamo un trend positivo che evidenzia un cambiamento culturale in atto. Tuttavia, circa il 35% dei padri aventi diritto ancora non ne usufruisce, è una misura su cui faremo ulteriori iniziative di sensibilizzazione. Promuovere il Congedo di paternità produce effetti concreti: favorisce un legame precoce tra padre e figlio, con benefici duraturi sulla loro relazione, e contribuisce a una distribuzione più equilibrata delle responsabilità familiari e della conciliazione vita-lavoro delle donne. Un passo essenziale verso una reale parità di genere nelle famiglie italiane”.

Daniela Fatarella, Direttrice Generale di Save the Children, aggiunge: “Nonostante i segnali positivi che i dati sulla fruizione del Congedo di paternità ci mostrano, c’è ancora molto da fare per favorire un’equa condivisione della cura tra madri e padri. Eppure, la genitorialità condivisa migliora il benessere di bambini e bambine e tutela il loro diritto fondamentale a una crescita serena in un contesto affettivo ed educativo protetto. In questo senso è essenziale investire nel rafforzamento di questa misura per tutti i lavoratori, non solo quelli dipendenti. Un Congedo più lungo, inoltre, contribuirebbe al bilanciamento tra responsabilità genitoriali, promuovendo una visione più paritaria tra uomini e donne e favorendo il consolidarsi di modelli culturali liberi da stereotipi di genere”.

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