L’economia della Cina è cresciuta del 5% su base annua nel primo trimestre del 2026, un risultato superiore alle attese degli analisti e registrato nei mesi iniziali del conflitto in Iran. Il dato, riferito al periodo gennaio-marzo, come riportato su The Express, indica una sostanziale tenuta del sistema economico cinese nonostante le tensioni geopolitiche e l’aumento dei prezzi energetici.
Il risultato si confronta con il 4,5% registrato nel trimestre precedente (ottobre-dicembre), segnando quindi un’accelerazione in una fase caratterizzata da forte incertezza internazionale.
Mercati asiatici in rialzo, petrolio stabile
Parallelamente ai dati macroeconomici, i mercati finanziari asiatici hanno reagito positivamente. Le borse principali hanno chiuso in crescita, sostenute dalle aspettative di una possibile estensione del cessate il fuoco in Iran e da nuovi colloqui tra Stati Uniti e Teheran.
L’indice Nikkei 225 di Tokyo ha guadagnato il 2,4%, mentre il Kospi sudcoreano è salito del 2%. Hong Kong ha registrato un incremento dell’1,2% e Shanghai dello 0,6%.
Sul fronte energetico, i prezzi del petrolio hanno mostrato segnali di stabilizzazione dopo le recenti tensioni, contribuendo a ridurre la pressione inflazionistica sui mercati globali.
Economia resiliente, ma con rischi nel medio periodo
Secondo diversi analisti, la Cina è riuscita finora a limitare gli effetti immediati della guerra in Iran. Tuttavia, emergono preoccupazioni per i prossimi mesi.
“È probabile che la Cina riesca a superare le interruzioni di breve periodo, ma una guerra prolungata e prezzi energetici elevati più a lungo potrebbero iniziare a incidere sulla crescita nella seconda metà dell’anno,” ha dichiarato Lynn Song, capo economista per la Greater China della banca ING.
Il nodo principale resta l’export, motore centrale dell’economia cinese, che potrebbe risentire di un rallentamento della crescita globale.
Il Fondo Monetario Internazionale rivede le stime
In questo contesto, il Fondo Monetario Internazionale ha aggiornato le proprie previsioni, riducendo la crescita stimata per la Cina al 4,4% nel 2026.
Il dato si colloca sotto il target fissato dal governo cinese, che lo scorso mese aveva indicato un obiettivo compreso tra il 4,5% e il 5%, già il più basso dal 1991.
Energia e geopolitica: il nodo dello Stretto di Hormuz
Le tensioni tra Stati Uniti e Iran restano un fattore determinante per l’economia globale. In settimana, la Cina ha sfidato apertamente il blocco dello Stretto di Hormuz imposto dall’amministrazione Trump, autorizzando il passaggio di una petroliera attraverso uno dei corridoi energetici più strategici al mondo.


