La Cina ha presentato oggi, giovedì 5 marzo, un nuovo piano economico per la decarbonizzazione con l’obiettivo di ridurre l’intensità di carbonio del 17% tra il 2026 e il 2030.
Il documento – diffuso dalla National Development and Reform Commission (NDRC), l’organo centrale che pianifica lo sviluppo economico del Paese – punta soprattutto sull’espansione massiccia delle energie rinnovabili per limitare il consumo di carbone e contenere la crescita delle emissioni.
L’intensità di carbonio misura la quantità di emissioni di CO₂ prodotte per ogni unità di prodotto interno lordo. Ridurla significa rendere l’economia meno dipendente dai combustibili fossili pur continuando a crescere.
Il piano quinquennale presentato dal governo indica una traiettoria che dovrebbe riportare la strategia climatica cinese su un percorso più vicino agli impegni internazionali, dopo che il precedente ciclo di pianificazione non ha centrato i risultati previsti.
Perché la Cina non ha centrato l’obiettivo climatico precedente
Durante il piano quinquennale concluso nel 2025, la Cina ha ridotto l’intensità di carbonio del 12%, mancando il target ufficiale del 18% fissato all’inizio del periodo.
Il nuovo documento programmatico stabilisce una traiettoria più graduale. Nel 2026 il governo prevede una riduzione dell’intensità di carbonio di circa il 3,8%, secondo le stime contenute nel rapporto della NDRC.
Il piano introduce inoltre altri obiettivi operativi:
- raggiungere il picco di consumo di carbone;
- sostituire 30 milioni di tonnellate di carbone all’anno con fonti rinnovabili;
- aumentare il peso delle energie pulite nel sistema energetico nazionale.
Il documento non prevede tuttavia nuovi limiti assoluti al consumo totale di carbone, una scelta che riflette la centralità del combustibile fossile nel sistema industriale cinese.
Le critiche degli analisti: obiettivo “troppo debole”
Alcuni analisti ritengono che il nuovo target non sia abbastanza ambizioso per garantire una reale inversione della traiettoria delle emissioni.
Secondo Lauri Myllyvirta, co-fondatore del Centre for Research on Energy and Clean Air (CREA) con sede a Helsinki, l’obiettivo del 17% resta “allarmantemente permissivo”.
L’analista spiega che, considerando gli attuali obiettivi di crescita economica della Cina, il piano potrebbe comunque permettere alle emissioni complessive di aumentare tra il 3% e il 6% nei prossimi cinque anni.
Myllyvirta osserva inoltre che se la Cina mantenesse stabile o in calo il livello delle emissioni – come avvenuto per quasi due anni consecutivi – la riduzione dell’intensità di carbonio potrebbe superare il 20% entro il 2030.
Uno studio precedente del CREA aveva stimato che il Paese dovrebbe puntare a una riduzione di circa il 23% nel prossimo quinquennio per rispettare l’impegno assunto con l’Accordo di Parigi, che prevede un taglio dell’intensità di carbonio superiore al 65% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005.
Obiettivi climatici della Cina a confronto
| Indicatore | Piano precedente | Nuovo piano 2026-2030 |
|---|---|---|
| Riduzione intensità carbonica prevista | 18% | 17% |
| Riduzione effettiva ottenuta | 12% | da raggiungere |
| Riduzione prevista nel 2026 | — | circa 3,8% |
| Carbone sostituito con rinnovabili | — | 30 milioni tonnellate annue |
L’espansione delle rinnovabili resta il pilastro della strategia
Secondo Yao Zhe, consulente politico di Greenpeace East Asia con sede a Pechino, il raggiungimento degli obiettivi dipenderà in gran parte dalla velocità con cui la Cina riuscirà ad ampliare la produzione di energia pulita.
“Man mano che l’economia cinese continua a crescere e l’efficienza energetica ristagna, la rapidità con cui l’intensità di carbonio verrà ridotta dipenderà in gran parte dalla quantità di energia rinnovabile disponibile”.
Il governo cinese ha già avviato un’espansione massiccia delle fonti pulite. Nel nuovo piano quinquennale verrà introdotto anche un sistema di quote minime obbligatorie per il consumo di energia rinnovabile, destinato a garantire che province e imprese aumentino l’uso di elettricità prodotta da fonti non fossili.
L’obiettivo strategico: 3.600 gigawatt di rinnovabili entro il 2035
La strategia energetica cinese punta soprattutto su eolico e solare, due settori nei quali il Paese detiene già la maggiore capacità installata al mondo.
In un discorso alle Nazioni Unite dello scorso anno, il presidente Xi Jinping ha annunciato che la Cina intende portare la capacità combinata di energia eolica e solare a 3.600 gigawatt entro il 2035, un livello pari a sei volte la capacità del 2020.
Secondo diversi analisti del settore energetico, il ritmo attuale di costruzione di nuovi impianti suggerisce che la Cina potrebbe superare questo obiettivo prima della scadenza prevista.
Le sfide tecniche della transizione energetica cinese
L’aumento della quota di rinnovabili comporta tuttavia problemi complessi per la rete elettrica nazionale.
Muyi Yang, analista energetico senior del think tank Ember, evidenzia che la fase attuale della transizione climatica cinese si sta spostando verso ambiti più difficili.
“L’attenzione si sposta sempre più verso aree più complesse: decarbonizzare i settori industriali difficili da elettrificare, integrare una quota molto più ampia di rinnovabili nel sistema elettrico e costruire una rete energetica più flessibile e resiliente”.
Tra i settori più difficili da decarbonizzare figurano:
- acciaio;
- cemento;
- industria chimica;
- produzione manifatturiera ad alta intensità energetica.
Questi comparti rappresentano una parte significativa dell’economia cinese e richiedono enormi quantità di energia.
Il nodo delle emissioni totali entro il 2030
La Cina non ha ancora annunciato un obiettivo numerico definitivo per la riduzione assoluta delle emissioni entro il 2030.
Il governo continua però a ribadire che il Paese raggiungerà il picco delle emissioni prima del 2030, per poi avviare una fase di riduzione progressiva.
Nel discorso alle Nazioni Unite dello scorso anno, Xi Jinping ha dichiarato che la Cina punta a ridurre le emissioni tra il 7% e il 10% entro il 2035 rispetto ai livelli successivi al picco.
Questo calendario resta uno degli elementi chiave del contributo cinese alla strategia climatica globale.
Fonte: Reuters.
FAQ
Cos’è l’intensità di carbonio?
È il rapporto tra emissioni di CO₂ e prodotto interno lordo. Indica quanto un’economia produce emissioni per ogni unità di ricchezza generata.
Qual è il nuovo obiettivo climatico della Cina?
Ridurre l’intensità di carbonio del 17% tra il 2026 e il 2030.
Perché il carbone resta centrale nella strategia energetica cinese?
L’industria manifatturiera del Paese richiede grandi quantità di energia stabile e a basso costo, che il carbone continua a garantire.
Quando la Cina prevede di raggiungere il picco delle emissioni?
Il governo ha ribadito che il picco arriverà prima del 2030.


