Cina in frenata, la tregua con gli USA sui dazi non basta

Usa - Cina
L’economia cinese frena a maggio 2025, con il Caixin PMI manifatturiero in caduta a 48,3. La tregua commerciale USA-Cina non basta a contrastare le difficoltà interne. Romano Prodi critica i dazi di Trump, evidenziando i rischi per l’Europa.

L’indice Caixin PMI manifatturiero, barometro dell’attività delle imprese cinesi orientate all’export, segna una brusca contrazione a maggio 2025, scendendo a 48,3 da 50,4 di aprile, ben sotto le attese di 50,6.

Si tratta del primo calo in otto mesi e del livello più basso da settembre 2022. La produzione e i nuovi ordini, soprattutto dall’estero, registrano un netto peggioramento, riflettendo le difficoltà dell’economia cinese. Secondo Zichun Huang di Capital Economics, “il sorprendente calo suggerisce che l’economia abbia perso slancio il mese scorso”. Il dato si allinea con l’indice PMI ufficiale, che a maggio si attesta a 49,5, in lieve aumento rispetto al 49 di aprile, ma ancora sotto la soglia di 50 che separa crescita da contrazione.

Tregua commerciale USA-Cina: effetti limitati

La recente tregua commerciale tra Stati Uniti e Cina, annunciata questo mese, riduce temporaneamente le tensioni con tariffe abbassate al 30% sugli import cinesi negli USA e al 10% sui beni americani in Cina per 90 giorni. Tuttavia, gli analisti sottolineano che questo accordo non riesce a compensare le difficoltà interne cinesi. Wang Zhe, economista di Caixin Insight Group, osserva: “L’aggravarsi delle difficoltà interne ha ampiamente oscurato gli effetti positivi della tregua commerciale tra Stati Uniti e Cina”. La domanda estera, in calo per il secondo mese consecutivo, rappresenta un ostacolo significativo. Nonostante un lieve miglioramento del sentiment aziendale rilevato da S&P Global-Caixin, le imprese cinesi restano caute, con molte che tagliano posti di lavoro per contenere i costi.

Le difficoltà interne di Pechino

L’economia cinese affronta una combinazione di fattori negativi: una crisi immobiliare persistente, consumi interni deboli e pressioni deflazionistiche. La domanda domestica, già fragile, non riesce a sostenere la ripresa. Wang Zhe sottolinea la necessità di “misure efficaci per rafforzare i consumi interni, in particolare aumentando il reddito disponibile delle famiglie”. Il settore manifatturiero, pilastro dell’economia, subisce l’impatto delle incertezze legate alle politiche commerciali globali, in particolare le minacce di nuove tariffe USA. Nonostante gli sforzi del governo cinese per stimolare l’economia con misure di supporto, come incentivi alle imprese e politiche di urbanizzazione, gli analisti prevedono una crescita del PIL inferiore al 5% nel 2025, rispetto al 5,2% del 2023.

Trump e i dazi: una strategia controversa

Il presidente USA Donald Trump difende con forza la sua politica di dazi, sostenendo su Truth Social: “Grazie ai dazi la nostra economia sta esplodendo”. Aggiunge che, senza la possibilità di rispondere con tariffe ai paesi che ne impongono agli Stati Uniti, “il nostro Paese non ha la benché minima chance di sopravvivere economicamente”. Tuttavia, la strategia di Trump suscita critiche. L’ex premier italiano Romano Prodi, in un editoriale sul Messaggero, definisce il progetto di riequilibrare la bilancia commerciale americana attraverso i dazi “semplicemente impossibile”. Prodi evidenzia i danni causati dai dazi globali di Trump, applicati persino a partner come Messico e Canada, e critica “l’arroganza politica senza precedenti” verso l’Unione Europea, accusata di essere “uno strumento nato solo per danneggiare gli Stati Uniti”.

Impatto globale e rischi per l’Europa

Prodi avverte che i due mesi successivi al 2 aprile 2025 hanno danneggiato soprattutto gli Stati Uniti, ma potrebbero colpire anche l’Europa se non si agisce congiuntamente. La strategia di Trump, inizialmente volta a isolare gli USA con dazi indiscriminati, si è evoluta in un approccio più selettivo, ma “discontinuo e imprevedibile”, con l’obiettivo di dividere gli interessi dei vari paesi. I risultati, tuttavia, restano limitati, anche con partner commerciali come il Regno Unito. Nel frattempo, le accuse di Pechino contro gli USA, che avrebbero violato la tregua commerciale con restrizioni su chip AI e visti per studenti cinesi, alimentano ulteriori tensioni. L’Europa, già sotto pressione per le minacce di dazi al 50% annunciati da Trump, deve navigare un contesto economico globale sempre più instabile.

Prospettive per il 2025

Gli analisti restano cauti sulle prospettive dell’economia cinese per il 2025. Sebbene la tregua commerciale offra un respiro temporaneo, le incertezze legate alle politiche di Trump e la debolezza della domanda interna ed estera limitano le possibilità di ripresa. Morgan Stanley prevede un rallentamento della crescita cinese di un punto percentuale nel secondo trimestre, con Pechino che adotterà politiche di stimolo “caute e disomogenee”. Sul fronte internazionale, l’88% degli esperti intervistati da MERICS ritiene probabile un’accelerazione del disaccoppiamento economico tra USA e Cina, con ulteriori controlli sulle esportazioni di tecnologie avanzate. Per l’Europa, evitare un’escalation commerciale sarà fondamentale per proteggere la propria economia.

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