L’imprenditrice digitale Chiara Ferragni ha licenziato il 78% dei dipendenti da quando è scoppiato il “Pandoro Gate”, passando da un organico composto da 27 persone alle attuali sei. La notizia è stata rivelata da Open con un articolo firmato da Franco Bechis.
Cos’è il Pandoro Gate e le conseguenze per Ferragni
Il “Pandoro Gate” è uno scandalo giudiziario e mediatico che coinvolge Chiara Ferragni, accusata di truffa aggravata per una presunta pubblicità ingannevole nella vendita del pandoro “Pink Christmas” Balocco e delle uova di Pasqua griffate con il suo marchio tra il 2021 e il 2022.
La campagna promuoveva la vendita dei prodotti a un prezzo aumentato con la promessa che il ricavato sarebbe stato devoluto in beneficenza a un ospedale pediatrico, ma secondo l’accusa gran parte del denaro è finito nelle casse delle sue società, generando un profitto illecito superiore a 2 milioni di euro.
L’Antitrust ha sanzionato le società di Ferragni e Balocco per oltre 2 milioni di euro, e lei ha già versato in totale circa 3,4 milioni tra sanzioni e accordi risarcitori, inclusi 150 euro di risarcimento per 300 acquirenti danneggiati e 200 mila euro a un’associazione contro la violenza sulle donne.
Il maxi licenziamento del 78% dei dipendenti della società dell’imprenditrice digitale è strettamente collegato alla situazione aziendale e allo scandalo, che ha colpito pesantemente l’organizzazione interna e i costi aziendali.
L’attuale situazione finanziaria
Dati finanziari aggiornati della società di Chiara Ferragni dopo i licenziamenti indicano una situazione economica difficile. La società Fenice, principale società a cui fanno capo i marchi di Chiara Ferragni, ha registrato ricavi di circa 12 milioni di euro nel 2023 ma ha chiuso l’esercizio 2024 con un fatturato inferiore a 2 milioni, accumulando perdite complessive di circa 10 milioni di euro nel biennio 2023-2024.
A seguito del “Pandoro Gate” e delle tensioni economiche derivate, è stato effettuato un aumento di capitale di 6,4 milioni di euro sottoscritto dai soci principali (Sisterhood e Alchimia), mentre Chiara Ferragni detiene il 32,5% delle quote attraverso la holding Sisterhood.
L’organico aziendale è stato ridotto drasticamente in parte per contenere i costi legati alla crisi economica e giudiziaria. L’amministratore unico attuale è Claudio Calabi, subentrato dopo le dimissioni di Ferragni e del socio Paolo Barletta avvenute nel novembre 2024.
L’azienda di Chiara Ferragni sta cercando di stabilizzarsi finanziariamente con aiuti dai soci e una ristrutturazione interna, con la speranza di superare un biennio caratterizzato da forti perdite e crisi economica.
Le strategie per il futuro
Per il rilancio dell’immagine e delle aziende, Chiara Ferragni ha avviato una trasformazione radicale del suo brand e della comunicazione. Ha cambiato agenzia di comunicazione, affidandosi a Image Building, specializzata in gestione della reputazione, e ha interrotto collaborazioni storiche, cercando nuove alleanze a livello internazionale, come una startup di prodotti vegani per capelli in Spagna.
Ha adottato una strategia di rebranding profondo, silenzio mediatico per mesi e una nuova organizzazione strutturale con studi legali impegnati nella gestione della crisi. Il rilancio punta a distanziare il brand dagli ultimi eventi negativi e a recuperare credibilità nel mercato della moda e lifestyle.


