I CEO da record: ecco chi guadagna oltre 200 milioni di dollari all’anno

Dalla classifica del Wall Street Journal emerge un club esclusivo: 12 CEO con compensi sopra i 200 milioni. Chi sono e perché vengono pagati così tanto.

Per trovare un amministratore delegato pagato più di 800 milioni di dollari in un solo anno non serve più sfogliare i libri di storia della Silicon Valley. Quel mondo, che sembrava appartenere a una stagione irripetibile della corporate America — quella delle grandi stock option degli anni Novanta e dei primi Duemila — è tornato in scena con una potenza inaspettata. 

E questa volta non serve nemmeno scomodare Elon Musk, il cui compenso da 158 miliardi di dollari appartiene ormai a una categoria tutta sua, impermeabile a qualsiasi paragone.

Dietro il fondatore di Tesla si sta ricostituendo un club che sembrava scomparso: quello dei manager da centinaia di milioni di dollari, premiati con scommesse sempre più audaci sul futuro dell’intelligenza artificiale, dei semiconduttori, dei data center e della cybersicurezza.

La classifica del Wall Street Journal: i numeri che stupiscono

A fotografare il fenomeno è la tradizionale graduatoria annuale del Wall Street Journal, elaborata sui dati della società specializzata MyLogIQ, e della quale parla un dettagliato articolo pubblicato sulle pagine economiche del Corriere della Sera.

Il quadro che emerge racconta una corporate America sempre più disposta a legare la remunerazione dei propri vertici a obiettivi di crescita ambiziosi, in particolare nei settori che stanno beneficiando in misura maggiore della corsa globale all’AI.

Tolto Musk — irraggiungibile con i suoi 158,4 miliardi di dollari interamente in azioni, una cifra senza precedenti nella storia del capitalismo moderno — la classifica riserva diverse sorprese. 

Al secondo posto compare Shankh Mitra, amministratore delegato di Welltower, gruppo immobiliare specializzato in residenze per anziani e strutture sanitarie: il suo compenso ammonta a 821 milioni di dollari, quasi interamente in azioni. Una cifra che, nel panorama dei manager “comuni”, non ha precedenti recenti.

Chi c’è nella top twelve

Scorrendo la graduatoria, il podio si completa con George Kurtz di CrowdStrike (248 milioni di dollari) e Hock Tan di Broadcom (205 milioni). Seguono David Zaslav di Warner Bros. Discovery con 165 milioni, e poi una serie di nomi che sono pilastri della finanza e della tech americana: Stephen Schwarzman di Blackstone, David Solomon di Goldman Sachs, Nikesh Arora di Palo Alto Networks, Jane Fraser di Citigroup e Charles Scharf di Wells Fargo.

Si tratta di livelli che sembravano appartenere al passato. Secondo l’analisi del WSJ, il numero di CEO che nel 2025 ha superato la soglia dei 100 milioni di dollari è tornato ai massimi degli ultimi anni, mentre quasi una dozzina ha oltrepassato il traguardo dei 200 milioni.

I «moonshot package»: scommesse sul futuro a dieci anni

Dietro questa impennata c’è una formula precisa: i cosiddetti moonshot packages, letteralmente i compensi «da missione sulla Luna». Si tratta di piani azionari giganteschi che promettono premi multimilionari soltanto al raggiungimento di obiettivi molto impegnativi, distribuiti su un orizzonte di cinque o dieci anni. In molti casi il manager non incassa subito il premio: può farlo soltanto se la società aumenta in modo significativo il proprio valore di mercato e supera gli indici di riferimento.

Il caso Welltower è emblematico. Quasi l’intero compenso riconosciuto a Mitra deriva da azioni assegnate nel corso dell’anno, ma una parte consistente potrà essere effettivamente riscossa soltanto se il gruppo continuerà a crescere e a sovraperformare il mercato nei prossimi anni. La società ha spiegato che il piano sostituisce bonus e incentivi di breve periodo, con l’obiettivo dichiarato di allineare gli interessi del management a quelli degli azionisti sul lungo termine.

Il paradosso: compensi stellari non sempre legati alle performance

Non sempre, però, compensi e risultati di Borsa procedono di pari passo. Lo stesso studio evidenzia come il legame tra remunerazione e rendimento per gli investitori sia spesso meno diretto di quanto si potrebbe immaginare. Alcuni CEO hanno ottenuto pacchetti straordinari senza registrare le migliori performance azionarie, mentre aziende che hanno brillato in Borsa hanno riconosciuto ai propri vertici retribuzioni più contenute.

Un esempio virtuoso — almeno sulla carta — viene da Broadcom. Una delle società al centro della corsa globale ai chip e alle infrastrutture per l’intelligenza artificiale ha riconosciuto al proprio CEO Hock Tan un pacchetto da oltre 200 milioni di dollari, con incentivi futuri legati esplicitamente alla capacità dell’azienda di far crescere i ricavi generati dalle attività connesse all’AI. Un meccanismo che, almeno in teoria, lega la fortuna del manager a quella dell’azienda e degli azionisti.

La mediana sale ai massimi storici: 18 milioni di dollari nel 2025

I casi estremi non devono però oscurare il quadro generale, che è di per sé già significativo. Nel complesso, la retribuzione mediana degli amministratori delegati delle società dello S&P 500 ha raggiunto quasi 18 milioni di dollari nel 2025, il livello più elevato mai registrato dall’indagine. La metà dei manager ha ottenuto aumenti vicini o superiori al 10% rispetto all’anno precedente.

Numeri che raccontano una convinzione sempre più diffusa nei consigli di amministrazione americani: la trasformazione tecnologica in corso — guidata dall’intelligenza artificiale — potrebbe generare vincitori e sconfitti con una velocità senza precedenti. E per trattenere chi è ritenuto in grado di guidare questa fase, le grandi imprese sono tornate a mettere sul tavolo compensi che fino a pochi anni fa sembravano appartenere a un’altra epoca.

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