I prezzi dei carburanti non si fermano. Secondo l’ultima rilevazione dell’Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), oggi il prezzo medio della benzina in modalità “self service” sulla rete stradale nazionale è salito a 2,107 euro al litro, contro i 2,105 euro di ieri. Il gasolio è arrivato invece a 2,216 euro al litro, rispetto ai 2,214 euro della rilevazione precedente. Sono aumenti contenuti nell’ordine dei due millesimi, ma che si sommano a una serie ininterrotta di rialzi che dura ormai da settimane. Sulla rete autostradale i prezzi restano, come di consueto, più alti: la benzina self viene venduta in media a 2,198 euro al litro (stabile rispetto a ieri), mentre il gasolio raggiunge i 2,293 euro al litro, contro i 2,292 euro del giorno precedente.
Sommario
Senza lo sconto sulle accise il gasolio sfonderebbe il record storico
Il dato più significativo, però, riguarda quello che accadrebbe senza l’intervento pubblico ancora in vigore. Il taglio delle accise sul gasolio, che vale circa 17 centesimi al litro tra riduzione dell’aliquota e Iva, è infatti l’unica ragione per cui il prezzo del diesel non ha già toccato nuovi massimi storici: senza quello sconto, secondo le stime circolate oggi, il gasolio arriverebbe a 2,384 euro al litro. È un dettaglio che rende evidente quanto la misura, nata mesi fa come intervento emergenziale, sia ormai diventata strutturale nella tenuta dei prezzi alla pompa, e quanto la sua scadenza, fissata per la fine di questa settimana, rappresenti un nodo politico ed economico di primo piano per l’esecutivo.
Le proroghe si susseguono dallo scorso marzo
Quello attuale non è un taglio isolato, ma l’ultimo di una lunga serie di interventi partiti a marzo 2026. Da allora il governo ha rinnovato lo sconto sulle accise più e più volte — l’ultima proroga, approvata dal Consiglio dei ministri, ha portato la misura fino al 17 settembre — accumulando, secondo le stime dei Servizi studi di Camera e Senato, una spesa complessiva che ha superato i 2 miliardi di euro. Per finanziare l’ultimo rinnovo, datato pochi giorni fa, sono stati stanziati 102 milioni di euro, di cui 86 destinati specificamente al taglio dell’accisa. Le risorse utilizzate finora arrivano soprattutto da un meccanismo di anticipazione delle imposte sui dividendi distribuiti dai grandi gruppi energetici e dalle maggiori entrate Iva generate dall’aumento dei prezzi internazionali del petrolio, le cosiddette “accise mobili”. Un canale che, secondo quanto emerso nelle ultime settimane, si sta però assottigliando, spingendo il governo a cercare nuove coperture per proseguire con il sostegno.
Cosa succede dopo la scadenza del 18 settembre
Il nodo più urgente riguarda proprio la scadenza imminente. Al ministero dell’Economia si lavora da giorni per definire cosa accadrà dopo la mezzanotte di venerdì 18 settembre, quando l’attuale sconto sul gasolio dovrebbe cessare. Il timore, esplicitato da più fonti di governo, è che senza un nuovo intervento i circa 17 centesimi al litro di sconto tornino direttamente a gravare sul prezzo alla pompa. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, sostenuto in questo dalla Banca d’Italia, ha più volte fatto sapere di considerare non più sostenibile il ricorso a tagli generalizzati e indistinti: interventi che – ricordano da Bankitalia – finiscono per avvantaggiare anche chi ha maggiore disponibilità economica e consuma di più. Da qui la scelta annunciata dall’esecutivo di passare, dopo l’ultima proroga, a misure selettive basate sul reddito.
Le ipotesi sul tavolo: bonus, carta “Dedicata a te” e fondo per le famiglie
Le opzioni in discussione a Palazzo Chigi sono diverse e non ancora definite in un testo unico. Tra le proposte più insistenti c’è quella del ministro delle Imprese Adolfo Urso, favorevole ad accreditare un contributo — le cifre indicate oscillano tra 80 e 100 euro — sulla carta “Dedicata a te”, lo strumento già esistente riservato alle famiglie con Isee sotto una certa soglia. Il Ministero dell’Economia guarderebbe con una certa cautela a questa ipotesi, per il timore che l’importo venga poi speso per altri acquisti anziché per il carburante. Una seconda pista, circolata anche nelle ultime ore, riguarda un bonus da 100 euro destinato ai lavoratori con un reddito inferiore ai 35mila euro. Si è parlato inoltre della possibile creazione di un fondo da un miliardo di euro per il 2026, rivolto ai nuclei familiari con Isee fino a 20mila euro, a cui riconoscere un buono carburante fino a 100 euro. In questo caso l’accesso non dipenderebbe dal rapporto di lavoro, ma dalla situazione economica del nucleo familiare. Resta aperto anche il fronte delle categorie professionali: la Lega chiede di includere le partite Iva che utilizzano l’auto per lavoro — dagli agenti di commercio ad altre professioni itineranti — mentre nella maggioranza torna a farsi sentire la proposta di un contributo aggiuntivo da parte di banche e grandi gruppi energetici sugli extraprofitti, un’ipotesi che vede Lega e Forza Italia su posizioni diverse.
Il Codacons: “No a bonus e social card, servono misure per tutti”
Alle ipotesi di sostegno legate al reddito si oppone con fermezza il Codacons, che in una nota ha preso posizione netta contro l’orientamento del governo. “Contro il caro-carburanti no a bonus, social card o altri sostegni selettivi sulla base del reddito”, scrive l’associazione dei consumatori, commentando in particolare la notizia relativa al possibile bonus da 100 euro per i lavoratori sotto i 35mila euro di reddito. Secondo il Codacons, il problema non riguarda una fascia specifica della popolazione: “Il caro-carburanti non è un problema che riguarda esclusivamente le famiglie con redditi più bassi e non può essere affrontato attraverso l’Isee”, si legge nella nota. “Benzina e gasolio costano allo stesso modo per tutti e i rincari colpiscono indistintamente milioni di cittadini, lavoratori e famiglie”. L’associazione punta il dito soprattutto sul rischio che a restare scoperto sia il ceto medio, “troppo ‘ricco’ per accedere ai sostegni ma non abbastanza da poter assorbire senza conseguenze il forte aumento dei costi per gli spostamenti”. Un’obiezione che si lega a una critica più ampia sull’efficacia stessa di questo tipo di interventi: bonus, social card e agevolazioni selettive, sostiene il Codacons, “non avrebbero alcun effetto diretto sul prezzo di benzina e gasolio”, perché “i listini alla pompa continuerebbero a salire inesorabilmente a danno della intera collettività e delle imprese”. La proposta alternativa dell’associazione consumatori è quella di puntare su interventi automatici e generalizzati, capaci di agire direttamente sul costo dei carburanti, richiamando in particolare il meccanismo già esistente delle accise mobili, che consente di utilizzare il maggior gettito Iva prodotto dai rincari per abbassare la componente fiscale sul prezzo alla pompa.
Una scelta politica ancora aperta
Al netto delle diverse proposte, il punto politico resta lo stesso: il governo ha esaurito, o quasi, il margine per continuare con tagli lineari validi per tutti, ma non ha ancora trovato un accordo definitivo su come strutturare l’alternativa. Nelle prossime ore — complice la scadenza imminente della proroga in vigore — l’esecutivo dovrà sciogliere il nodo tra chi vorrebbe misure ancora una volta universali e chi, come Giorgetti, insiste per concentrare le risorse residue sulle fasce di popolazione più esposte agli aumenti.
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