Mare, monti, coste che tutti invidiano, acqua cristallina, aeroporti. E, nel 2025, una crescita dell’1,1% del Pil: un valore superiore rispetto a quello registrato sia nel Mezzogiorno che nel resto del Paese. La Calabria accelera e si conferma sempre più come modello economico per il Sud Italia.
È quanto emerge dal rapporto annuale della Banca d’Italia sull’economia regionale, presentato nella filiale di Catanzaro dell’istituto. Tuttavia, avverte Bankitalia, “le prospettive per il 2026 risentono degli effetti derivanti dal conflitto in Medio Oriente, che ha già determinato un deterioramento della fiducia delle famiglie e delle imprese”.
A trainare la crescita è soprattutto il boom delle esportazioni, che hanno registrato un incremento del 10,8%, contro il -1,2% del Mezzogiorno e il +3,3% della media nazionale, superando complessivamente il miliardo di euro. Dal 2021 l’incidenza dell’export sul Pil – sottolinea Bankitalia – è salita dall’1,6% al 2,5%, restando comunque ancora contenuta nel confronto con il resto del Paese, dove si attesta al 29%, mentre nel Mezzogiorno raggiunge il 13%.
IL PRESIDENTE OCCHIUTO A “PROTAGONISTI” SU RTL 102.5
“Grazie agli imprenditori, grazie ai calabresi”, ha dichiarato in diretta sulla prima radio d’Italia Roberto Occhiuto. “Si tratta di un risultato ottenuto anche grazie agli investimenti messi in campo dalla Regione, ma senza il tessuto produttivo calabrese non sarebbe stato possibile raggiungere questi numeri. Abbiamo registrato un +1,1% di Pil: siamo la regione che cresce di più nel Sud Italia”, ha aggiunto.
Segnali molto positivi arrivano anche dal porto di Porto di Gioia Tauro, che nel 2025 ha fatto registrare un nuovo record nella movimentazione container con circa 4,5 milioni di Teu, in aumento del 14% rispetto all’anno precedente. Si tratta, evidenzia il rapporto, di circa un terzo dell’intero traffico container nazionale.
Nel comparto industriale le vendite sono aumentate in misura moderata, mentre gli investimenti si sono mantenuti sostanzialmente stabili rispetto al 2024, ancora favoriti dal forte ricorso agli incentivi fiscali, tra cui quelli legati alla Zes unica. Restano però alcune criticità strutturali, a partire da un sistema produttivo ancora fortemente polarizzato sulle micro e piccole imprese e da una capacità brevettuale che continua a rimanere tra le più basse d’Italia.


