Pagamenti a rate sulle app: Buy Now Pay Later +127% in Italia ma occhio ai rischi 

Il Buy Now Pay Later cresce del 127% in Italia tra 2022 e 2025. Ma il debito invisibile e le penali per ritardo nascondono rischi concreti: ecco cosa sapere.

Prende sempre più piede un nuovo fenomeno che, nel giro di pochi anni, è passato dall’essere una novità conosciuta e usata da poche persone a diventare una modalità ordinaria di acquisto per milioni di italiani. Si tratta del “Buy Now Pay Later” — letteralmente “compra adesso paga dopo”, un sistema di credito istantaneo incorporato negli acquisti online: in pratica consente di pagare il costo in poche rate, di solito senza interessi, direttamente dall’app, mentre si aggiunge al carrello un prodotto come uno smartphone o un vestito. Un metodo che — secondo un focus di Censis-Confcooperative —, del quale parla dettagliatamente un articolo di Sky Tg24.it, sta facendo registrare numeri sempre più consistenti, ma che porta con sé anche potenziali criticità.

Il debito invisibile

Censis-Confcooperative ha pubblicato un focus sul tema intitolato proprio “il debito invisibile”. Dai dati raccolti nella ricerca emerge che tra il 2022 e il 2025 questa modalità di pagamento a rate senza interessi è cresciuta del 127%. Negli ultimi sei mesi del 2025 il tasso di crescita è stato pari al 23%, a testimonianza di un trend in continua espansione. E c’è di più: nello stesso periodo i piccoli prestiti in forma tradizionale sotto i 1.500 euro si sono ridotti del 29%, a dimostrazione che il “Buy Now Pay Later” li sta progressivamente sostituendo.

Come funziona

Il meccanismo è semplice, e proprio per questo, secondo l’analisi, particolarmente penetrante. Non è richiesto recarsi in una filiale né fornire documentazione: tutto avviene direttamente sulla piattaforma di acquisto. Si tratta, come spiegato dalla Banca d’Italia, di un finanziamento per l’acquisto di prodotti e servizi — di solito di prezzo contenuto — che permette di comprare subito e pagare poi in poche rate mensili, solitamente tre o quattro.

Chi anticipa il denaro

La Banca d’Italia sottolinea che nella maggior parte dei casi le rate non prevedono interessi, il che rende l’offerta ancora più allettante. Il sistema è solitamente gestito da un operatore — ad esempio una banca — che anticipa l’intera somma dovuta e riceve in cambio una commissione dal venditore. La richiesta viene valutata in tempi rapidissimi, spesso accolta istantaneamente e senza bisogno di molte informazioni da parte dell’utente.

I numeri del fenomeno

Il risultato di questo meccanismo, stando ai dati di Censis-Confcooperative, è che il “Buy Now Pay Later” raggiunge ormai il 60,3% dei casi nella fascia di spesa fino a 1.000 euro, contro il 45,7% del credito tradizionale. Una forbice destinata ad allargarsi, considerato il calo del 29% registrato dai prestiti sotto i 1.500 euro tra il 2022 e il 2025.

Cosa si compra (e chi compra)

Gli acquisti finanziati con questo strumento appartengono per il 53,4% alle categorie elettronica e prodotti per la persona. Il 19% dei richiedenti è privo di una storia creditizia, e si affaccia quindi per la prima volta al mondo del credito proprio attraverso questa modalità. Significativa anche la quota tra i giovanissimi: il metodo raggiunge il 18,1% tra gli appartenenti alla Generazione Z.

Il rischio dell’accumulo silenzioso

Il sistema offre vantaggi evidenti: la possibilità di dilazionare il pagamento e l’assenza di interessi sulla rateizzazione. Tuttavia emergono con forza anche due rischi rilevanti. Il primo, segnalato dal focus di Censis-Confcooperative, è quello dell’accumulo silenzioso: l’utilizzo simultaneo di più contratti su piattaforme diverse genera obbligazioni di piccolo importo che sfuggono ai tradizionali indicatori di vulnerabilità finanziaria. Il debito si accumula così rata dopo rata, spesso su beni a rapido deprezzamento come elettronica, abbigliamento e prodotti per la persona, e diventa “visibile” solo quando smette di essere sostenibile.

Il rischio delle penali 

Al primo rischio si lega strettamente il secondo, segnalato dalla Banca d’Italia: quello delle penali per ritardo nei pagamenti. Chi non riesce a rispettare le scadenze può andare incontro a commissioni e interessi anche elevati. L’istituto ricorda inoltre che l’accumulo di ritardi può avere un impatto negativo sul merito creditizio del debitore — la cosiddetta “reputazione” come pagatore agli occhi di banche e società finanziarie — rendendo più difficile ottenere prestiti in futuro.

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