Il cosiddetto bonus Renzi, oggi tecnicamente definito trattamento integrativo IRPEF, continua a essere una componente rilevante delle buste paga nel 2026. La misura garantisce fino a 1.200 euro all’anno, equivalenti a circa 100 euro mensili, ma non è più un beneficio automatico per tutti i lavoratori dipendenti.
Negli ultimi anni le regole sono diventate più selettive. La concessione dell’importo dipende infatti da specifiche soglie di reddito, dalla capienza fiscale e dalle detrazioni disponibili. Per aziende, consulenti del lavoro e commercialisti la corretta applicazione resta una questione delicata, perché errori nel calcolo possono generare recuperi di somme nel conguaglio di fine anno.
Il contributo compare nel cedolino con la voce TIR (Trattamento Integrativo Redditi) ed è erogato direttamente insieme allo stipendio mensile. Tuttavia non tutti i dipendenti hanno diritto a riceverlo e le condizioni cambiano in base al reddito complessivo.
Le soglie di reddito che determinano il diritto al bonus
Il trattamento integrativo nel 2026 è riconosciuto seguendo tre livelli principali di reddito imponibile.
Il primo gruppo riguarda i lavoratori con reddito annuo fino a 15.000 euro. In questo caso il bonus spetta nella misura piena, cioè 1.200 euro all’anno, a condizione che l’imposta lorda calcolata sui redditi da lavoro dipendente sia superiore alle detrazioni spettanti.
Il pagamento avviene in quote distribuite durante l’anno: nelle mensilità di 31 giorni l’importo arriva a 101,92 euro, mentre nei mesi di 30 giorni è pari a 98,63 euro.
La seconda fascia riguarda i lavoratori con reddito tra 15.000 e 28.000 euro. In questa zona il bonus non è automatico e dipende da un calcolo più complesso. Il lavoratore riceve solo la differenza tra le detrazioni fiscali spettanti e l’imposta lorda dovuta, con un limite massimo sempre fissato a 1.200 euro annui.
Tra le detrazioni che possono incidere nel calcolo rientrano, ad esempio:
- spese sanitarie
- detrazioni per carichi familiari
- interessi su mutui
- spese per ristrutturazioni edilizie o interventi energetici
Se la somma delle detrazioni supera l’imposta lorda, il trattamento integrativo viene riconosciuto per la differenza.
Chi supera 28.000 euro di reddito annuo, invece, perde completamente il diritto al bonus.
Il nodo dei redditi più bassi
Un punto critico rimane la situazione dei lavoratori con redditi molto bassiChi guadagna meno di circa 8.500 euro l’anno viene definito fiscalmente “incapiente”, cioè non paga IRPEF perché le detrazioni superano l’imposta dovuta. Proprio per questo motivo non può beneficiare del trattamento integrativo.
Un’altra fascia problematica riguarda i redditi tra 8.500 e 9.000 euro. Con le modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio 2025, e confermate nel 2026, molti lavoratori in questa area hanno perso l’accesso al bonus a causa dell’interazione con il taglio del cuneo contributivo.
Nonostante il governo abbia annunciato un possibile intervento correttivo, al momento non esistono novità normative che ripristinino il beneficio per questi contribuenti.
Il ruolo del datore di lavoro nella gestione del bonus
Nel sistema fiscale italiano il datore di lavoro agisce come sostituto d’imposta. Questo significa che è l’azienda ad anticipare il bonus al lavoratore nella busta paga e successivamente recuperare l’importo tramite compensazione fiscale.
Le somme anticipate vengono recuperate utilizzando i codici tributo nel modello F24, secondo le procedure stabilite dall’Agenzia delle Entrate.
Il bonus viene riconosciuto solo per i periodi di lavoro effettivamente svolti e normalmente suddiviso nelle 12 mensilità dell’anno.
Il dipendente ha comunque la possibilità di chiedere formalmente all’azienda di non ricevere il bonus mese per mese. In questo caso potrà recuperarlo direttamente nella dichiarazione dei redditi, ad esempio tramite modello 730, se risulterà effettivamente spettante.
Errori frequenti nel conguaglio di fine anno
Uno dei momenti più delicati nella gestione del trattamento integrativo è il conguaglio fiscale di fine anno.
Durante questa fase il datore di lavoro verifica se il bonus erogato nei mesi precedenti era realmente dovuto. Se il reddito del dipendente supera a consuntivo la soglia dei 28.000 euro, ad esempio per premi di produzione o straordinari, l’intero importo percepito deve essere restituito.
Quando la somma da recuperare supera 60 euro, la normativa prevede che la trattenuta avvenga in otto rate di pari importo a partire dal primo stipendio utile.
Un’altra criticità riguarda i redditi che il datore di lavoro non conosce, come:
- affitti percepiti dal dipendente
- altre attività lavorative part-time
- redditi diversi dichiarati in autonomia
Per evitare errori, molte aziende richiedono ogni anno ai dipendenti una dichiarazione aggiornata sulle detrazioni e sui redditi complessivi.
La “zona grigia” tra 15.000 e 28.000 euro
La fascia di reddito tra 15.000 e 28.000 euro resta la più complessa da gestire.
Qui il bonus dipende dalle detrazioni fiscali effettivamente maturate durante l’anno. Se il lavoratore non sostiene spese detraibili sufficienti, il trattamento integrativo non viene riconosciuto.
Proprio per questo motivo molti consulenti fiscali suggeriscono ai lavoratori che si trovano in questa fascia e non hanno certezza sulle detrazioni di rinviare l’erogazione del bonus alla dichiarazione dei redditi. In questo modo si evita il rischio di dover restituire somme in busta paga nel mese di dicembre.
Fonti:
Cos’è il trattamento integrativo noto come bonus Renzi?
È un credito fiscale introdotto per aumentare il reddito netto dei lavoratori dipendenti. Viene pagato direttamente in busta paga e può arrivare fino a 1.200 euro all’anno.
Chi ha diritto ai 100 euro al mese nel 2026?
Il bonus pieno spetta ai lavoratori con reddito annuo fino a 15.000 euro, se l’imposta lorda supera le detrazioni per lavoro dipendente.
Perché alcuni lavoratori tra 15.000 e 28.000 euro non lo ricevono?
In questa fascia il bonus dipende dal rapporto tra detrazioni fiscali e imposta lorda. Se le detrazioni non superano l’imposta dovuta, il beneficio non scatta.
Chi perde completamente il diritto al bonus?
Il trattamento integrativo non spetta a chi supera i 28.000 euro di reddito annuo o a chi ha redditi troppo bassi e non paga IRPEF.


