La televisione italiana è in piena transizione tecnologica, ma la strada è ancora lunga.
Il passaggio ai nuovi standard di trasmissione — il DVB-T2 per il digitale terrestre e il DVB-S2 per il satellite, entrambi abbinati alla codifica video HEVC Main 10 — non è affatto completato, e molte famiglie si trovano ancora con apparecchi incapaci di ricevere i nuovi segnali. Consapevole del fatto che milioni di famiglie italiane non dispongono ancora di apparecchi compatibili, la Rai ha adottato una strategia di simulcast, trasmettendo contemporaneamente i suoi canali principali sia sul nuovo standard che su quello tradizionale, una soluzione tampone che però non potrà durare indefinitamente. Quando arriverà il definitivo switch-off, chi non si è adeguato si ritroverà con lo schermo nero.
Per evitare questa frattura, il Governo è intervenuto con un nuovo incentivo: il bonus decoder 2026.
Una platea potenzialmente molto ampia
Quante famiglie potrebbero beneficiare della misura? I dati disponibili, pur non recentissimi, danno un’idea della dimensione del fenomeno. Secondo un rapporto Censis della fine del 2023, su circa 43,4 milioni di televisori presenti nelle case italiane, quasi 20,7 milioni — il 47,6% del totale — non erano in grado di supportare il passaggio al nuovo standard. In termini di famiglie, la stima era di 8,4 milioni di nuclei con almeno un televisore incompatibile. Un rapporto Auditel aggiornato all’aprile 2023 stimava invece circa 6 milioni di famiglie — una su quattro — prive di una tv compatibile con il DVB-T2, con oltre 14 milioni di apparecchi non conformi.
Le stime variano a seconda della fonte e dell’anno di rilevazione, ma concordano su un punto: la platea è ampia, e si misura in milioni. Tutti i precedenti incentivi statali pensati per aiutare le famiglie ad adeguare i propri apparecchi erano esauriti, e non erano stati rinnovati nella Legge di Bilancio 2025. Il bonus 2026 arriva dunque a colmare un vuoto, con fondi limitati e in ordine di arrivo.
Il decreto e i fondi disponibili
Il decreto ministeriale è stato pubblicato sul sito del Ministero delle Imprese e del Made in Italy il 28 maggio 2026 e delinea le regole per accedere al voucher, messo in campo per favorire la completa transizione tecnologica verso i più recenti standard di trasmissione televisiva. L’architettura del provvedimento, registrato dalla Corte dei conti il 27 maggio 2026, poggia su una dotazione finanziaria di 30 milioni di euro, attinti dal Piano Sviluppo e Coesione del MIMIT. Di questi, 28,8 milioni saranno destinati direttamente ai cittadini, mentre il 4% coprirà i costi di gestione affidati a PagoPa e Invitalia.
Quanto vale il bonus e quali decoder sono ammessi
Il contributo viene erogato come sconto diretto in fattura, applicato dal venditore al momento dell’acquisto: non si tratta quindi di un rimborso posticipato, ma di uno sconto immediato sul prezzo pagato in negozio. Il contributo non potrà essere superiore al 70% del costo di acquisto del decoder, con un tetto di 30 euro per i decoder digitali terrestri standard e di 70 euro per i decoder satellitari.
Sul fronte tecnico, i requisiti sono precisi: per il digitale terrestre sarà necessario il supporto allo standard DVB-T2 e alla codifica HEVC Main 10, mentre per il satellite sarà richiesto il supporto a DVB-S2 e HEVC a 10 bit. L’elenco dei decoder ammessi al bonus verrà pubblicato sul sito del Ministero: solo i modelli presenti in quell’elenco daranno diritto allo sconto.
Chi può fare domanda
Il voucher è riservato a un solo componente per nucleo familiare anagrafico. Possono presentare domanda i cittadini maggiorenni il cui nucleo familiare risulti in regola con il pagamento del canone RAI. Ogni famiglia anagrafica potrà richiedere un solo voucher, a condizione che nessuno dei suoi componenti abbia già beneficiato di precedenti misure di sostegno per la medesima finalità. Non ci sono dunque limiti di reddito o fasce ISEE: il bonus è aperto a tutti, a prescindere dalla situazione economica, purché si rispettino questi requisiti.
Come funziona la procedura: piattaforma Pari e App IO
La gestione sarà interamente digitale. I cittadini interessati dovranno registrarsi sul portale per manifestare il proprio interesse e consentire la verifica dei requisiti. Per conto del MIMIT, la piattaforma eseguirà controlli automatici incrociando i dati con i registri pubblici: interrogherà l’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR) per verificare la composizione del nucleo familiare e la banca dati dell’Agenzia delle Entrate per accertare il regolare pagamento del canone RAI.
I cittadini potranno accedere alla piattaforma Pari, gestita da PagoPa, tramite App IO oppure tramite sito dedicato con SPID o Carta d’Identità Elettronica. Una volta superata la verifica, verrà rilasciato un codice alfanumerico — il voucher vero e proprio — da presentare al momento dell’acquisto presso i rivenditori aderenti. Il venditore, dopo aver verificato la validità del codice sulla piattaforma, emetterà una fattura che evidenzia il prezzo originario e la riduzione ottenuta. Successivamente, sarà Invitalia a rimborsare agli esercenti le somme anticipate, previa verifica della documentazione fiscale inserita nel sistema.
Quando aprono le domande
Non è ancora stata comunicata la data ufficiale di apertura delle domande, che sarà stabilita con un successivo provvedimento. Manca ora il provvedimento che definirà apertura delle domande e durata dei voucher. Le domande, una volta aperte, saranno accolte in ordine cronologico fino a esaurimento dei fondi: chi arriva prima, dunque, ha più chances. Considerata la platea potenziale e il budget disponibile — 28,8 milioni di euro a fronte di milioni di famiglie interessate — è probabile che i fondi si esauriscano rapidamente.


