Basile, sindaco di Messina: “Il Ponte è per tutto il Mezzogiorno, non solo per la città”

Federico Basile, sindaco di Messina
Intervista di Capitalist al sindaco di Messina Federico Basile: Ponte sullo Stretto, cantieri PNRR, infrastrutture, ZES, porto di Tremestieri, turismo, innovazione e futuro del Mezzogiorno.

Messina e il Mezzogiorno tornano al centro del confronto su infrastrutture e sviluppo, tra grandi opere, PNRR e nuove strategie di crescita. Ne parliamo con Federico Basile, sindaco della città peloritana dal 2022, già dirigente amministrativo e oggi alla guida di una fase cruciale per il rilancio urbano. In questa intervista affrontiamo temi come il Ponte sullo Stretto, le priorità per il Sud e le prospettive economiche e turistiche di Messina nei prossimi anni.

Sindaco Basile, qual è la posizione ufficiale del Comune di Messina sul progetto del Ponte sullo Stretto?

La nostra posizione è sempre stata favorevole al Ponte, ma con una precisazione importante: non è un’infrastruttura pensata solo per la città di Messina, bensì per l’intero Mezzogiorno, in un’ottica di sviluppo del sistema dei trasporti. Detto ciò, negli ultimi anni abbiamo assistito a un’accelerazione molto forte del progetto, per via della volontà politica nazionale di realizzarlo, concretizzatasi in una legge dello Stato. Come sindaco, al di là della campagna elettorale, oggi amministro: e quando esiste una legge che impone un’opera, il mio ruolo è quello di gestirla, non subirla. Il Ponte va quindi amministrato, non subito. È necessario un dialogo diverso con il territorio, perché in due anni si è riattivato un iter che era fermo da 15 anni: le condizioni sono cambiate. Abbiamo molti cantieri aperti grazie al PNRR: immaginiamo cosa significhi avere anche dieci anni di cantierizzazione per un’opera di tale portata.

È d’accordo con chi sostiene che prima bisognerebbe completare le infrastrutture esistenti, come autostrade e ferrovie?

Capisco la polemica, ma va guardata in prospettiva. La Messina-Palermo, ad esempio, non è ancora completa; la Messina-Catania presenta deviazioni quotidiane. C’è un problema generale di infrastrutturazione, non da oggi. Dire che il Ponte porterà investimenti è corretto, ma dire che prima si doveva fare altro, ora è sterile. Il Ponte può diventare un catalizzatore di investimenti, anche ferroviari: parliamo di raddoppi ferroviari tra Messina, Catania e Palermo in corso proprio adesso, nel 2025, non vent’anni fa.

A livello locale, quali sono le opere infrastrutturali su cui state lavorando, al di là del Ponte?

Messina non è una città industriale: ha vissuto storicamente di pubblico impiego. La nostra sfida è costruire nuove economie a partire dai settori compatibili con il territorio: in primis il turismo, che stiamo potenziando con l’apertura di siti culturali, eventi e una migliore accoglienza. Abbiamo 600.000 crocieristi l’anno: trasformarli da visitatori “mordi e fuggi” in ambasciatori della città è un obiettivo strategico.

State lavorando anche sul fronte della tecnologia?

Assolutamente sì. Da sei anni portiamo a Messina un grande evento dedicato all’innovazione, con realtà internazionali come Microsoft, Google e Acer. Abbiamo attivato un investimento di oltre 30 milioni di euro in un hub tecnologico, che guarda anche all’intelligenza artificiale. È una grande opportunità per attrarre e trattenere giovani talenti. Inoltre, stiamo lavorando su progetti legati ai nomadi digitali e al “turismo delle radici”, per valorizzare le connessioni con le comunità italiane all’estero.

E la ZES (Zona Economica Speciale)?

La ZES è stata riformata: da aree localizzate si è passati a una visione più diffusa. È uno strumento importante, ma le risorse non sono ancora sufficienti. Stiamo cercando di creare le condizioni perché chi vuole investire trovi un ecosistema favorevole. Una delle priorità è la realizzazione del porto di Tremestieri. È un progetto atteso da oltre 20 anni, pensato per spostare l’approdo fuori dal centro città, decongestionando il traffico urbano e collegandosi direttamente all’autostrada. Abbiamo sbloccato la situazione dopo anni di stallo: oggi siamo al 37% dell’opera. Una volta completato, sarà un grande passo avanti per la mobilità urbana.
C’è poi il tema ferroviario: il Ponte non serve per migliorare gli sbarchi, ma per potenziare l’efficienza della rete ferroviaria e autostradale. A Messina è prevista anche la delocalizzazione della stazione ferroviaria, per migliorare i tempi di transito dei treni.

Messina, come molte città del Sud, soffre l’emigrazione dei giovani. Come affrontate questo problema?

È un problema profondo, che riguarda non solo Messina ma tanti territori del Sud, e in parte anche del Centro-Nord. Il nodo non sono le competenze, che i nostri giovani hanno e spesso portano altrove, ma le condizioni lavorative e le opportunità. Il nostro obiettivo non è industrializzare forzatamente la città, ma accelerare sui settori strategici per creare lavoro e trattenere competenze.

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