La decisione del gruppo torinese BasicNet di trasferire 139 lavoratori Woolrich dalle sedi di Bologna e Milano a Torino riaccende i riflettori su uno dei nodi strutturali dell’economia italiana: il rapporto tra strategie industriali e tutela dell’occupazione.
L’acquisizione e la strategia industriale
L’acquisizione di Woolrich Europe per circa 90 milioni di euro da parte di BasicNet, proprietaria di marchi storici come Kappa, Superga e K-Way, rappresenta un’operazione di consolidamento e integrazione dal forte valore strategico.
Per il mercato è una manovra di rafforzamento e rilancio. Per i lavoratori, però, rischia di trasformarsi in un problema occupazionale concreto.
Il trasferimento dei dipendenti e la protesta sindacale
Il piano della nuova proprietà prevede il trasferimento collettivo dei dipendenti e la chiusura della sede di Bologna. Una decisione che ha innescato la reazione immediata dei sindacati.
Filcams CGIL, Fisascat CISL e Uiltucs parlano apertamente di scelta unilaterale, annunciando mobilitazioni e chiedendo un confronto reale, non limitato alla comunicazione di decisioni già assunte.
Il ruolo delle istituzioni locali
Le istituzioni territoriali, dalla Regione Emilia-Romagna alla Città Metropolitana di Bologna, hanno espresso sostegno ai lavoratori e chiesto l’apertura di un tavolo di crisi.
L’obiettivo dichiarato è individuare soluzioni equilibrate che non scarichino esclusivamente sul lavoro il prezzo dell’efficienza industriale e delle riorganizzazioni aziendali.
Un caso simbolo del modello industriale italiano
La vertenza Woolrich–BasicNet è emblematica di un modello produttivo sempre più orientato a centralizzazione, accorpamenti e razionalizzazioni, spesso accompagnati da una crescente distanza tra le decisioni delle imprese e i territori coinvolti.
È un passaggio che interroga non solo l’azienda, ma l’intero sistema industriale del Paese.
Competitività, sostenibilità e dignità del lavoro
BasicNet ha promesso il rilancio del brand americano. Tuttavia, in un’economia che ambisce a essere sostenibile e responsabile, il rafforzamento di un marchio non può prescindere dal rispetto della dignità del lavoro.
Oggi la competitività non si misura soltanto sui bilanci, ma sulla capacità di costruire valore condiviso e duraturo. Il dossier Woolrich non è solo una vertenza aziendale: è una cartina di tornasole per la politica industriale italiana.
La domanda resta aperta: può l’Italia crescere disgregando il lavoro? La risposta dovrà arrivare presto. E con coraggio.
BasicNet e il caso Woolrich: rilancio del brand o sacrificio dell’occupazione?


