Barilla accelera negli Stati Uniti e lo fa puntando su uno dei comfort food più identitari della cucina americana: i maccheroni al formaggio. Il gruppo di Parma ha raggiunto un accordo per l’acquisizione di Goodles, marchio californiano che negli ultimi anni ha reinventato il tradizionale mac & cheese in chiave più nutriente e premium. La notizia, anticipata dal Wall Street Journal, è stata confermata sia da Barilla sia dalla stessa Goodles, che ha annunciato l’operazione la sera di mercoledì 2 settembre.
Sommario
Un’acquisizione che non intacca l’identità del marchio
L’operazione è stata costruita attorno a un principio preciso: sostenere la crescita di Goodles senza intaccarne il Dna. L’azienda continuerà a operare dalla sede di Santa Cruz, in California, e il team di 73 persone resterà invariato, senza modifiche gerarchiche. Anche al vertice non cambierà nulla: la co-fondatrice e amministratrice delegata Jen Zeszut continuerà a guidare l’azienda, mantenendo piena autonomia decisionale su prodotto, ricette, ingredienti, fornitori e marketing.
Per Barilla si tratta di una scelta strategica precisa: preservare la cultura aziendale e la capacità innovativa che hanno reso Goodles uno dei marchi più dinamici della categoria. “Seguivamo Goodles da tempo”, ha dichiarato il presidente di Barilla, Guido Barilla, spiegando di essere rimasto colpito dalla forza del brand, dalla qualità dei prodotti e dalla velocità della sua crescita, oltre che dalla solidità e dalla coesione del management guidato da Zeszut. Dal canto suo, la fondatrice di Goodles ha raccontato di aver scelto il gruppo italiano perché in grado di sostenerne l’espansione internazionale, permettendo al tempo stesso di mantenere intatta la qualità del prodotto.
Da Gooder Foods a fenomeno del comparto: la storia di Goodles
Goodles nasce nell’ottobre 2020 in California, inizialmente con il nome Gooder Foods, dall’idea di trasformare uno dei comfort food più amati d’America in un prodotto capace di coniugare gusto, varietà di sapori audaci e un profilo nutrizionale più ricco, con più proteine e più fibre rispetto ai mac and cheese tradizionali.
Il marchio ha raggiunto il primo utile nel 2024 ed è arrivato sugli scaffali da poco più di quattro anni, ma in questo lasso di tempo ha costruito una community di consumatori molto affezionata in tutti gli Stati Uniti, pur restando ancora poco conosciuto: secondo i dati diffusi dall’azienda, oltre il 90% degli americani non lo ha mai provato, segno di un margine di crescita ancora enorme.
I numeri raccontano comunque un’ascesa rapida. Secondo i dati riportati dal Wall Street Journal e citati da PitchBook, nel 2023 Goodles era stata valutata circa 88 milioni di dollari dopo un round di finanziamento. Nello stesso periodo il marchio ha ampliato la propria quota nel mercato dei maccheroni al formaggio a lunga conservazione dallo 0,8% al 7,8% in appena tre anni, un’impennata che si è tradotta in un arretramento per lo storico leader del settore, Kraft, sceso dal 42,2% al 36,6% di quota. Circa l’80% delle vendite di Goodles, secondo quanto emerso, arriverebbe da consumatori che prima non acquistavano mac and cheese oppure che ora ne comprano di più, un dato che il gruppo interpreta come prova della capacità del marchio di allargare il mercato invece di limitarsi a spostare quote tra concorrenti già esistenti.
Un mercato da oltre 2 miliardi di dollari
L’interesse di Barilla per Goodles si inserisce in una categoria particolarmente rilevante per i consumatori statunitensi: quella dei maccheroni al formaggio a lunga conservazione, che secondo le stime riportate dalle agenzie vale tra 2,1 e 2,3 miliardi di dollari l’anno. Per il gruppo italiano, fondato nel 1877 e prossimo a celebrare il centocinquantesimo anniversario nel 2027, si tratta di un tassello che rafforza in modo diretto la presenza nel mercato Usa, affiancando al portafoglio storico della pasta un marchio nato specificamente per intercettare le abitudini alimentari americane. Secondo quanto ricostruito, i primi contatti tra le due aziende risalirebbero al mese di giugno, quando Barilla avrebbe avviato l’approccio che ha portato all’intesa siglata in queste ore.
I termini dell’accordo restano riservati
Né Barilla né Goodles hanno reso noto il valore economico dell’operazione. La cifra di 88 milioni di dollari, spesso richiamata nelle cronache di questi giorni, si riferisce esclusivamente alla valutazione ottenuta dalla società dopo il round di finanziamento del 2023 e non corrisponde al prezzo effettivamente pagato da Barilla. Il perfezionamento dell’intesa resta inoltre soggetto alle consuete autorizzazioni regolatorie, attese nei prossimi mesi. Fino ad allora, Goodles continuerà a operare con la propria struttura attuale, in attesa di entrare formalmente a far parte del gruppo Barilla con l’obiettivo dichiarato di accelerare ulteriormente la propria crescita, anche oltre i confini statunitensi.


