Banche italiane boom: +15,9% utili a 15 miliardi ma -5mila posti di lavoro

Banca

I principali sette gruppi bancari italiani hanno chiuso il primo semestre del 2025 con un utile netto complessivo superiore ai 15 miliardi di euro, segnando un incremento del 15,9% rispetto allo stesso periodo del 2024.

Secondo l’analisi condotta dall’ufficio studi della Fisac Cgil, questa crescita è trainata da commissioni, risultati finanziari e assicurativi, nonostante una flessione del margine di interesse. I gruppi esaminati includono Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Mps, Bper, Popolare di Sondrio e Credem, che rappresentano una fetta significativa del sistema bancario nazionale.

Il contributo delle commissioni alla crescita dei ricavi

La redditività sostenuta dei gruppi bancari si deve in gran parte all’aumento delle commissioni nette, in crescita del 5,5% rispetto al semestre precedente, spinto dall’incremento delle masse di raccolta amministrata. Al contrario, il margine di interesse ha registrato una diminuzione del 5,1%, segnale di una normalizzazione dei tassi dopo i picchi del 2023-2024. L’ufficio studi della Fisac Cgil rileva che i ricavi complessivi beneficiano anche del contenimento dei costi operativi e della riduzione delle rettifiche su crediti, permettendo un utile netto di 15 miliardi di euro.

Riduzione degli sportelli sotto la soglia dei 10mila

Nel medesimo periodo, il numero di sportelli dei sette gruppi è sceso per la prima volta sotto la soglia psicologica delle 10.000 unità, attestandosi a 9.873 filiali, con una contrazione del 6,1% tendenziale rispetto al semestre precedente. Questo calo, che porta a una rete di 10.039 sportelli al termine del 2024 prima della ulteriore riduzione, riflette una strategia di razionalizzazione della presenza fisica sul territorio.

Calo dell’occupazione tra i dipendenti bancari

Parallelamente, l’occupazione nel settore ha subito una diminuzione di oltre 5.000 unità, pari al 3,1%, per un totale di circa 165.379 lavoratrici e lavoratori in Italia al 30 giugno 2025. La riduzione globale è di 5.344 unità, quasi interamente concentrata sul mercato domestico con un calo di 5.283 dipendenti. Le spese per il personale sono diminuite del 2%, in linea con la tendenza al contenimento dei costi. L’ufficio studi della Fisac Cgil evidenzia che questa flessione si lega a processi di ristrutturazione e al progressivo spostamento verso canali digitali, lasciando però vuoti significativi nelle regioni del Sud e delle Isole.

La posizione della segretaria generale della Fisac Cgil

La segretaria generale della Fisac Cgil, Susy Esposito, ha commentato i dati del report: “Numeri che ci restituiscono ancora una volta una pioggia enorme di utili, peraltro generati attraverso le commissioni, e quindi grazie al contributo delle lavoratrici e dei lavoratori, mentre continua a diminuire la presenza fisica nei territori e cala ulteriormente il numero degli occupati. È sempre più urgente interrompere questa flessione: non possiamo più tollerare una crescita continua degli utili mentre registriamo chiusure di sportelli e gestiamo la fuoriuscita del personale. Nella convulsa stagione del risiko bancario, in questa battaglia del risparmio, abbiamo di rado sentito parlare di lavoro. È ora che il sistema per intero se ne faccia carico per invertire questo trend una volta per tutte guardando al futuro del sistema bancario con al centro il lavoro e l’interesse del paese. Per questo ribadiamo ad Abi la necessità di arrivare a una convergenza sulle strategie del settore, l’occupazione e uno sviluppo pacifico e sostenibile”.

Il risiko bancario

Il report della Fisac Cgil si inserisce in un contesto di riorganizzazioni nel settore, con operazioni come l’incorporazione della Popolare di Sondrio in Bper prevista entro fine 2025, che ridurrà i gruppi da sette a sei. Altre manovre, inclusa l’Opa di Banco Bpm su Anima Sgr, coinvolgono oltre 100.000 lavoratori e mirano a consolidare surplus di capitale per fusioni e acquisizioni. La raccolta diretta totale delle banche italiane ammonta a circa 2.095 miliardi di euro, con i sette gruppi che ne detengono 1.506 miliardi, mentre la raccolta indiretta raggiunge 3.045 miliardi, gestiti per il 56,8% dai principali player. Questo scenario di “risiko” è influenzato da fattori come la contrazione prevista del margine di interesse e l’aumento del risparmio gestito, in un mercato che vale oltre 5.100 miliardi di euro.

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